venerdì 26 gennaio 2024

Tu leggi? Io scelgo…Heartsong Il canto del cuore-TJ Klune (Green creek #3)

Eccomi tornata a partecipare a questa bella rubrica dopo una pausa in un periodo in cui ho fatto tanta fatica, che non è ancora completamente passato. Ma mi mancava ed eccoci qui!

Questo mese ho scelto la mia lettura da Ludovica Ponzo  e con grande gioia devo dire perché ho finalmente avuto la spinta a proseguire nella lettura di una serie che ho tanto amato e che non mi ha delusa nemmeno questa volta!



Heartsong. Il canto del cuore - TJ Klune

(Green creek #3)

Triskell edizioni, aprile 2021 - 528 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Terzo capitolo di questa saga che mi ha rubato il cuore.


Il lupacchiotto al centro della storia stavolta è Robbie, e nonostante non fosse uno dei miei preferiti e nemmeno uno dei personaggi principali, la sua storia diventa fondamentale per l’importanza che ha in relazione alla storia di Green Creek e di tutto il branco Bennett.


E in realtà, in questa che è la sua storia personale, ho anche imparato ad amarlo.

E poi c’è Kelly che è quello tra i fratelli che mi piace di più e che qui viene fuori in tutto il suo splendore.


Come sempre il mix tra lacrime e risate e tenerezza infinita è vincente e mi fa venir voglia di restare in queste atmosfere per sempre.

In effetti invidio tanto le sensazioni che riesce a trasmettere di condivisione, vicinanza e di appartenenza e mi piacciono da morire le atmosfere di rilassatezza e umorismo che riescono a creare i membri del branco nonostante stiano attraversando un momento non esattamente facile come quello in cui affrontare uno stregone e la Alfa Hughes.


In generale i due grandi temi qui diventano proprio questi: da un lato, la sofferenza dell’essere allontanato da casa e dalla propria famiglia e privato dei propri ricordi di Robbie, e quanto questo possa recidere i legami o quanto invece questi sorgano comunque spontaneamente e si affermino di nuovo, ma anche, indirettamente, quanto il passato possa influire sul presente e se sia determinante per ciò che abbiamo e che siamo oggi.

Dall’altro lato sta invece la lotta per la libertà e l’uguaglianza di questi lupi che non accettano più discriminazioni e che hanno fatto di tutto, fin dall’inizio, perché non ci fossero limiti di sorta, accettando gli umani fra di loro ma anche trovando un modo per tenere a bada e quindi permettere agli Omega di vivere, per la prima volta.

Ecco in entrambe gli aspetti Klune riesce magicamente a soddisfarmi, soprattutto in quei momenti che riguardano la relazione con il dolcissimo Kelly e il loro rapporto. 


Questo è un mondo da cui non vorrei mai separarmi una volta che ci entro e, pensare che mi manchi solo un ultimo capitolo, adesso fa un po’ male.


“E siamo rimasti seduti per quasi due ore senza dire una parola.

Alla fine, ha spezzato il silenzio.

Sai che cosa ha detto?

“Penso che qualunque posto possa essere speciale se ci impegniamo”

E tutto lì.”

lunedì 13 novembre 2023

Nannina - Stefania Spanó

https://drive.google.com/uc?export=view&id=1IaguCOmnqkzs6abaD-VW5huTvQPRz_no
Nannina - Stefania Spanò
Garzanti, aprile 2023; 224 pagine
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Oltre che per la testimonianza storica, ho scelto questo mestiere anche perché un mestiere che non esiste piuttosto ci mostra chiaramente cosa abbiamo perso nel diventare ciò che siamo e ciò che ancora dentro di noi esiste, sebbene si fatichi a trovargli un nome.”

Ecco quello che è l’intento di questa storia, dell’autrice Stefania, che ci dichiara alla fine del libro.
Ed è proprio dalla fine che voglio iniziare, tra le lacrime ma con un sorriso, a raccontarvi questo capolavoro.
Sarà che, da buona napoletana, conosco non solo tutti i luoghi della storia ma anche le sensazioni che fanno vivere, sarà che ho trovato tantissimi parallelismi tra la mia vita e quella della giovane Stephanie, ma questo libro è diventato un pezzo del mio cuore.
Stefania è riuscita a fare molto bene entrambe le cose, facendoci avvicinare sia al mondo di Napoli più magico, quello più verace, dove nei vicoli si parlava non solo il dialetto ma la lingua delle favole, dei racconti di poco conto, le stroppole, che univano la gente del quartiere e servivano da collante per avvicinare le persone e tenere viva la memoria, sia alla faticosa e disperata ricerca di Stephanie del proprio posto nel mondo, della necessità di rinsaldare le proprie origini, grazie al rapporto con la nonna Nannina, affermata cuntastroppole, per poter diventare grande e comprendere il senso della propria esistenza, nell’ambizioso tentativo di unire il passato al presente, le tradizioni e le condizioni sociali attuali mutate rispetto al passato.

Ed è possibile a noi osservare ma anche alla ragazza farlo, grazie all’incontro fra tre generazioni di cui la più vecchia e la più giovane sono quelle prorompenti, anche perché “femmine”, mentre il padre Francuccio entra solo a fare da mediatore quando serve in punta di piedi o a moderare la vitalità della figlia. La zia Rosetta, la mamma Adelina, la sorella della nonna Maculata…sono le donne a far da protagoniste.
Accanto alla tradizione sta così la narrazione del coraggio, in un’epoca mai diventata inattuale, in cui le donne o stanno zitte e non si lamentano, come Stephanie rimprovera ad Adelina, oppure, se hanno il coraggio di denunciare le ingiustizie, vengono dichiarate pazze e rinchiuse in manicomio.

Una serie di somiglianze sconcertanti tra la protagonista e me come il fatto di abitare al terzo piano nello stesso palazzo della nonna, e che per protezione resti all’interno delle pareti di quell’edificio che sono diventate la sua prigione dorata, mi hanno fatto calare nella lettura come se mi fondessi con lei e potessi capirne l’ansia di vivere ma anche l’angoscia.
Così Nannina è diventata la nonna che ho avuto ma anche quella che, per certi aspetti, non ho mai avuto, quella che tutte le ragazzine dovrebbero avere per aiutarle a superare le difficoltà dell’esistere.

Le parole e i comportamenti della bambina e del suo pensare metà italiano e metà dialetto sono rese con una vividezza e naturalezza tali da sembrare di vederla, di conoscerla.
Il quartiere è quello fatto per metà dai fatti tristi che purtroppo conoscono tutti attraverso le notizie di cronaca e le serie tv, ma per metà è invece fatto da quella materia impalpabile che solo chi ci è vissuto puó conoscere davvero, che è dato da un insieme di condivisione e distanza, che può essere raccontato così bene solo da chi lo ha conosciuto personalmente, come l’autrice.

Grazie alla ce Garzanti per questa esperienza emozionante.

venerdì 8 settembre 2023

I vagabondi - Chuck Wendig


I vagabondi - Chuck Wendig

Fanucci editore, gennaio 2023 - 832 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️


Chiaramente di ispirazione Kinghiana, a cui sono fatti diversi richiami e tributi nel testo, alcuni anche apertamente dichiarati.

Da L’ombra dello scorpione prende la base della trama dell’epidemia che porta alla fine dell’umanità e di alcune persone che cominciano a camminare, di punto in bianco, per raggiungere un luogo che, per gli altri, appare indefinito. 

Affiancata a ciò assistiamo a, ugualmente ispirata, la classica lotta tra il Bene e il Male, tra personaggi che, in alcuni casi sono dichiaratamente buoni o dichiaratamente cattivi, come Stover, Shana e Marcy, in altri, come in particolare nel caso del predicatore Matthew, sono solo molto deboli e quindi non si capisce bene che parte prenderanno.

E fin qui direi che, sebbene ben riuscita, ovviamente non fa gridare al miracolo perché, seppure conturbante nella rispondenza a ciò che sta succedendo nella vita reale, però King lo aveva immaginato già molto tempo prima, quando i giochi non erano ancora così evidenti.


Si differenzia però per il ruolo dell’AI in questo, Cigno nero, un ruolo che va ben al di là di quello dei suoi creatori e sviluppatori, e al di là anche di quello che potremmo pensare noi, con l’inclusione delle nanoparticelle e molto altro, il che farebbe gridare al miracolo qualsiasi odierno complottista.

A parte il paradosso di Cigno nero che si manda il messaggio dal futuro per avvisarsi e vabbè la conclusione…


Accanto a questi aspetti stanno altri aspetti che ho trovato molto interessanti: la battaglia politica, in alcuni aspetti per me esilarante, tra la Hunt e Creel, populista ed epigono inconsapevole di Trump, e quella tra fede e non fede, che attanaglia diversi protagonisti, tra cui anche lo stesso Benji, in maniera piuttosto esplicita.


Tutti i personaggi sono splendidamente caratterizzati  (per me però Benji, Marcy e Arav sono il top anche se ammetto di aver avuto un debole per Landry) ma soprattutto è di una attualità sconcertante tutto quello che riguarda i comportamenti e le reazioni delle persone, compresa la lotta dei suprematisti bianchi, i cambiamenti climatici, ma, soprattutto, l’epidemia nata dai pipistrelli (e anche le vere origini) scritta già nel 2019.


Non vado troppo oltre per non fare troppi spoiler, pur avendo già dato qualche spunto.

Dico solo che secondo me vale la pena leggerlo pur non brillando per originalità degli spunti, senza farsi spaventare dalla mole.


“Come dice il detto, il diavolo sa ben citare le scritture per i suoi scopi”

venerdì 28 luglio 2023

Questa volta leggo…L’estate in cui imparammo a volare-Kristin Hannah

Questo mese per questa rubrica a tema, che poi andrà in vacanza per agosto, siamo rimaste solo in tre ed è stata scelta la parola ESTATE.

Quale parola più adatta per questo periodo direte voi…

E mi sono ritrovata una lettura perfetta per l’occasione anche se in realtà non si è trattato, purtroppo per me, di una lettura per niente perfetta.



L’estate in cui imparammo a volare - Kristin Hannah

Mondadori, ottobre 2021 - 624 pagine

⭐️⭐️⭐️


Ritroviamo Tully e Kate, le protagoniste di Vola via, prima ragazzine e poi man mano adulte, nello svolgersi delle loro vite insieme da amiche inseparabili, mentre scorrono sullo sfondo gli anni 70,80 e fino ai 90.

Leggere questo primo libro dopo aver letto il secondo è stata una strana esperienza.

Sono stata contenta di ritrovare le due protagoniste che avevo tanto amato e che mi avevano fatta disperare, però purtroppo il livello è stato decisamente inferiore rispetto al successivo, e devo dire che è una delle rare volte che mi succeda di non leggere le serie nell’ordine corretto, per una specie di mania ossessiva, ma soprattutto la prima volta credo che trovo il seguito migliore del primo.

Purtroppo qui Tully mi è sembrata troppo tutto, davvero eccessiva all’inverosimile e poi insomma, voglio dire, una cosa è che tu commetta un errore senza volere, a causa del bagaglio di sofferenza che ti porti dietro, un’altra è che lo faccia dopo mille volte e che insista pure nella tua posizione, convinta di essere nel giusto, dopo averci pure riflettuto, come allo stesso modo non può essere lo stesso se tu un errore lo commetti da ragazzina o se lo fai a 30 anni!

Mi sembra che le vada bene così e che sia davvero troppo convinta di sè e esaltata da non guardare al di là del proprio naso.

Io una persona così non la reggerei nemmeno per un istante ed è per questo che non sono riuscita ad apprezzare minimamente nemmeno Kate, arresa a essere un ombra, a restare sempre nella sua scia, va bene se è quel che vuoi, ma anche a approvare i suoi comportamenti e il suo modo di essere e perdonarla di continuo, anzi cercarla sempre dopo l’ennesimo litigio, come se ormai non ci fosse niente da fare.

E lei non impara mai ma proprio mai!

L’unica volta che lo capisco è stata l’ultima nel libro e beh lì insomma ci sta che si superi tutto.

Ed è anche comprensibile il modo in cui poi Johnny tratta Tully nel secondo, sfido io! (Anche se in fondo pure lui se l’è voluta tanto e anche a lui a volte ci sarebbe voluto qualche schiaffo!)

Quella conclusione è però qualcosa che vale la lettura del libro e che strazia l’anima, come non si può immaginare prima, perché il tenore della narrazione cambia totalmente.

E nulla è riuscito a fare il fatto di conoscere già gli eventi dal secondo: la sofferenza è stata come se fosse la prima volta che ne leggevo.

mercoledì 28 giugno 2023

Ci provo con… Once more upon a time - Roshani Chokshi

Ultimo appuntamento mensile con la rubrica in cui ci cimentiamo con sempre nuovi autori, prima della meritata pausa estiva.

Stavolta ho scelto una lettura molto leggera e frizzante per restare in tema e, grazie alla casa editrice Fanucci, ho avuto una piacevolissima esperienza.



Once more upon a time - Roshani Chokshi

Fanucci, marzo 2023 - 180 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️


Ambrose e Imelda sono un principe e una principessa, novelli sposi del regno Fortezza dell’Amore. Intanto tralasciamo come lo siano diventati ma ora lo sono.

Classico direte voi…eh no perché quanto potrete trovare di classico in questa fiaba termina qui!

Perché restano re e regina per un solo giorno, poi smettono di amarsi per il patto che lui fa con la strega per poter salvare l’amata da un pomodoro avvelenato sfuggito al drago guardiano (tralasciamo anche su questo anche se ho trovato semplicemente fantastica questa idea!).

E così adesso i due non si amano, anzi per dirla proprio tutta, non si sopportano. Ma accettano una missione dalla stessa strega che ama gli accessori di moda, in cambio di ciò che desiderano, cioè la libertà dal padre e dalla famiglia lei, un regno da governare facendosi valere sui fratelli, lui. In fondo si tratterà di sopportarsi solo per pochi giorni ancora.

Ma le cose non vanno sempre come si spera e le storie a volte fanno dei giri strani, e poi può capitare di trovare qualcosa proprio mentre si stava cercando qualcos’altro…


Questa coppia, per tutto il viaggio mi ha ricordato tantissimo Fiona e Shrek, insieme al fidato mantello-destriero Ciuchino.

Sì perché sono agli antipodi delle coppie delle fiabe, irriverenti e sarcastici, e poi insomma sono una principessa che non è proprio un gioiellino, non porta le scarpe, ha modi bruschi e i capelli che non si sa da quanto non vedono un pettine, e un principe azzurro che non è tutto d’un pezzo ma fragile e con delle paure, e non è biondo, ma almeno ha le spalle larghe.


E anche i temi non sono proprio da favola, perché si va dalla incomunicabilità tra fratelli fino alla competizione, dalla difficoltà a fare i genitori capendo i propri figli e a trovare un equilibrio tra l’autonomia e il controllo, al bisogno di riconoscimento e realizzazione personale, dal bisogno di libertà al chiedersi cosa sia veramente il sentirsi liberi e quanto stare soli possa dare questa opportunità, alla paura di essere abbandonati e a come questo possa portare a chiudersi e a perdere delle bellissime occasioni…

Insomma tutte tematiche attualissime che mai avremmo pensato potessero trovarsi ad affrontare un principe e una principessa, trattate senza banalità anche se in poche pagine.

E sì per i più esigenti che vogliono l’amore strappalacrime c’è anche quello, anche se non proprio esattamente come ce lo saremmo aspettati…


Chicche in più la copertina meravigliosa, con tutti gli elementi della storia che si collegano ovviamente solo una volta letta, e i richiami a tante fiabe diverse sparsi qui e lì nella narrazione, il principale e più evidente e per me riuscito, alla Bella addormentata nel bosco.


lunedì 26 giugno 2023

Questa volta leggo… Kafka e la bambola viaggiatrice-Jordi Sierra i Fabra

E per l’appuntamento mensile con questa rubrica che adoro, il tema delle nostre letture, diverso di mese in mese, stavolta è Uomo, in tutte le sue declinazioni.

Ho scelto la più facile cioè scrittore uomo, incrociata con il protagonista uomo, un uomo particolare, perché il protagonista di questa dolcissima e toccante fiaba è Kafka e una curiosa vicenda della sua vita che ci dice qualcosa in più di che tipo di UOMO fosse…



Lafka e la bambola viaggiatrice - Jordi Sierra i Fabra

Gl’istrici Salani, agosto 2016 - 128 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️



Kafka, il famoso scrittore, quando già malato di tubercolosi, non lavora più ma passa le mattine al parco di Berlino dietro casa, incontra una bambina, Elsi, disperata perché ha perso la bambola.

Allora, senza pensarci troppo, decide di impersonare il postino delle bambole e portarle la sua lettera per dirle che è partita per girare il mondo.

La possibilità di farla sorridere e l’emozione che gli dà è però così forte da non riuscire però più a farne a meno e inventa sempre nuove lettere per i nuovi viaggi di Brigida, anche se tutti lo guardano male e lo trovano strano, e così quello con Elsi sulla panchina ogni mattina, diventa un appuntamento fisso.

Come riuscirà a tirarsi fuori da questo gioco che ha inventato? E, soprattutto: ne avrà la voglia?


Mamma mia che emozione!!!!❤️

Dobbiamo ringraziare Cesar Aira per aver pubblicato l’articolo su questa vicenda che ha permesso all’autore di conoscerla e scrivere questo libro!!!

Che uomo splendido doveva essere Kafka, che ora ammiro ancora più di prima, e non solo per le sue opere! 

Nella seconda parte del libro Kafka scrive le lettere che possano portare a un epilogo della storia della bambola che però diventa tanto sofferto perché coinciderà inevitabilmente con la chiusura della storia con la bambina anche, quel rapporto che finalmente, dopo tanto tempo, gli ha ridato le emozioni e l’ispirazione necessarie a scrivere.

Ma non va proprio così perché Kafka, non contento di tutto quel che è stato capace di creare fino a quel momento per quella piccola anima, è capace di ideare ancora un nuovo ultimo espediente per darle un’ultima grande gioia.

In questo libro l’anima pura veramente non è la bambina, che lo sarebbe comunque, ma si rivela Kafka e il suo desiderio inconfessato di avere una figlia che, purtroppo a causa delle sue condizioni di salute, non potrà mai avverare.

Anche il modo in cui ci entrano gli adulti, come la madre Bertha, è in punta di piedi, senza far troppo rumore, quasi a non voler disturbare il piccolo miracolo che si sta compiendo tra questo adulto e la bambina, uno nel cuore dell’altro, in modi diversi. 

Anche i titoli che richiamano sogni, fantasie, illusioni, sono perfetti a mio parere, perché è come se in questa storia ci fosse una sospensione della realtà, il tempo di far realizzare questo incontro tra anime, il tempo di lasciare che due cuori si coccolino un po’ e si curino da un trauma inevitabile, prima che gli anni tornino a scorrere e a condurre per la bambina all’età adulta in cui forse, dice lo scrittore, non se ne ricorderà nemmeno più, e per l’adulto purtroppo alla fine inevitabile.


“A volte i loro occhi si incontravano. A volte lei agitava la mano per salutarlo. A volte si sentivano complici di un grande segreto. A volte lui cercava in fondo ai suoi sogni tutte le speranze di cui aveva bisogno per tenersi in piedi. E Dora, la sua Dora, in carne e ossa, gli faceva capire che le stelle erano sempre lassù in cielo e splendevano per tutti.”

domenica 28 maggio 2023

Ci provo con… Colui che ascoltava nel buio-Algernon Blackwood, Daniele Serra + La caduta della casa degli Usher-Edgar Allan Poe, Antonello Silverini, con il racconto Colui che sussurrava nelle tenebre-Lovecraft


Questo mese ho un appuntamento particolare con questa rubrica che ci porta a conoscere sempre nuovi autori ogni mese.

Questo perché, grazie alla casa editrice Fanucci, ho avuto l’onore di avere tra le mani e recensire due autentici gioiellini nelle edizioni illustrate di due testi già di loro molto validi, due classiconi del genere del terrore.

Nello specifico il primo nel titolo è una nuova conoscenza per me, mentre il secondo è una mia vecchia conoscenza che amo tanto ma che metto insieme in questo post perché meritano entrambi tanto!



Colui che ascoltava nel buio-Algernon Blackwood 

Febbraio 2023 - 96 pagine 

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

La caduta della casa degli Usher-Edgar Allan Poe

Febbraio 2023 - 96 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Una meravigliosa esperienza con i libri illustrati delle storie del terrore Fanucci.

Questa è, nello specifico, l’edizione illustrata di una storia di Algernon Blackwood, con le immagini di Daniele Serra.


La storia comincia con il protagonista che si trasferisce in questo appartamento che è al primo piano di una palazzina di tre piani, di una vecchia signora placida, e lì comincia a scivolare piano piano verso delle ossessioni che rendono difficile distinguere se quello che comincia a succedere all’improvviso sia dovuto a allucinazioni o ad eventi reali.


Le vicende sono terrificanti quanto può esserlo pensare che, tutte le volte che ci si ritrovi al buio, possa esserci qualcuno, un essere indefinito, presente accanto a noi e che ci ascolti e viva tra le  nostre cose.

Io ne sono stata molto colpita soprattutto quando ho spento la luce per dormire, nonostante non mi fosse sembrato così tanto terrificante.

E le immagini molto scure, cupe, a tratti rappresentate come vignette che integrano alcuni passaggi della narrazione, hanno contribuito decisamente a render tutto più angosciante.


Mi ha lasciata però un po’ interdetta il finale, che farebbe pensare ad un libro lasciato incompleto, il che ha tolto un po’ di pathos, nonostante non abbia tolto sapore al tutto, ma ha lasciato in sospeso una possibile spiegazione degli eventi e nessuna per l’identità del personaggio descritto.

Subito dopo, leggendolo ispirato a Colui che sussurrava nelle tenebre di Lovecraft, ho deciso di andare a leggerlo, ed ecco cosa ho trovato…




…non ho capito da cosa possa essere stato ispirato Algernon Blackwood, se non dalla situazione di buio e voci basse.

Però non c’è niente da fare, per me Lovecraft è il maestro del terrore per me, l’unico che riesca davvero a spaventarmi, nonostante le immagini dipinte nelle sue storie facciano venire i brividi più per i misteri insondabili, sconosciuti, per i terrori senza nome descritti, che per scene raccapriccianti vere e proprie, e nonostante si tratti quasi sempre di tematiche con elementi fantascientifici, legati a creature provenienti da altri mondi.

Certo, a un certo punto avrei voluto picchiare il protagonista perché non intuisce come il cambiamento improvviso delle comunicazioni dal suo interlocutore significhi qualcos’altro, cosa che probabilmente tutti noi avremmo immediatamente intuito, e perchè decide di andarsi a impelagare in una situazione davvero pericolosa, da cui sembra alquanto improbabile riuscire ad uscire come invece poi succede.

Però nei fatti questi particolari non implicano una resa peggiore della storia che invece resta perfetta e terrificante al punto da rivedere negli incubi la “riduzione” descritta nel racconto, dato che ho sempre avuto una certa sensibilità ai temi che abbiano a che fare con organi vari.




La caduta della casa degli Usher è nello stile tipico di Poe, grandiosamente decadente, come altre sue storie e forse in questo caso in maniera ancora più deliziosa.



In questa edizione con le meravigliose illustrazioni di Antonello Silverini poi, le atmosfere grevi, cupe della dimora degli Usher, questa famiglia nobile senza rami collaterali, “venuta giù giù in linea di discendenza diretta”, sono rese con una chiarezza e una comunicabilità che, accostata alla vividezza delle immagini create dalle parole dell’autore, arrivano dirette al lettore.

Mentre il racconto prosegue, le illustrazioni ci conducono a vagare tra le stanze tristi e in penombra.



Un cupo terrore aleggia fin dalle prime immagini dell’incontro con il maniero e il presagio di imminente sciagura continua all’incontro, dopo tanto tempo, con il vecchio amico suo proprietario, di cui vengono subito notate le particolarità, ipoteticamente legate alla penosa perdita della sorella gemella.



Il fatto che la rinchiudano in una bara di legno e la mettano in un sotterraneo fa già presagire lo svolgimento, eppure la magistrale capacità dello scrittore di ricreare atmosfere da incubo e la sospensione del fiato in attesa della catastrofe e di un’apparizione sempre più imminente fanno crescere l’agitazione e amplificano l’orrore nel momento culminante, che non può che condurre all’inevitabile dissoluzione preannunciata anche dal titolo.


Unico piccolo appunto: sarebbe ancora più piacevole la lettura se le immagini seguissero e non preannunciassero le azioni narrate.