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martedì 27 febbraio 2024

Tu leggi? Io scelgo…La casa ai confini della magia-Amy Sparkes


Ed eccoci al nuovo appuntamento mensile con la rubrica che più amo in cui si sceglie dalle letture di una delle altre partecipanti scelta dal caso.

Stavolta ho scelto da Graziella di Libri e librai e sono rimasta contentissima! Ecco la mia lettura…



La casa ai confini della magia-Amy Sparkes

Terre di mezzo, marzo 2021 - 134 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️


Nove è un’orfanella che è stata messa in salvo dalla strada da un anziano uomo disilluso che protegge i bambini soli in cambio dei loro doni speciali.

Questi doni sono i frutti dei loro furti. Infatti conosciamo Nove proprio in occasione di un tentativo di borseggio da cui trae un oggetto misterioso: una statuetta di una casa. Ma scopre presto che nasconde un segreto: è magica.

E in compagnia dei suoi strampalati abitanti, Eric il troll, Basito il mago e Cucchiaio lo scienziato, affronta strepitose avventure che sembrano poterle restituire una speranza.


Inizialmente la bambina protagonista mi è risultata un po’ antipatica, sembra brusca e scostante sempre con chiunque incontri, e soprattutto mi urtava quando lo era con il dolcissimo Eric che aveva per lei sempre una para carina e una caramella per risolvere i problemi.

Poi invece facendone la conoscenza pian piano si capisce che la sua scontrosità è una corazza e che nasconde molte emozioni diverse e una grande fragilità. 

La sua storia fino a quel momento del resto è stata una prova durissima e le ha insegnato a non fidarsi mai di nessuno, a non essere grata perché poi si finisce per essere debitrice e a non piangere mai per non mostrarsi debole.

Inoltre si nota il suo grande cambiamento quando ha a che fare con i libri, in particolare i gialli, che adora, e il bibliotecario che le permette di prenderli in prestito anche senza tessera.


Tutti i protagonisti sono tutti caratterizzati a meraviglia ed è impossibile non affezionarglisi anche se il mio preferito è stato il domestico troll Eric (se non si era capito prima).

La casa con tutte le sue stranezze è divertentissima e non finisce mai di stupire con nuove particolarità.


Ma la cosa più bella è stato il finale perché la figura della strega e la scoperta legata al suo ruolo e alla motivazione della maledizione che ha lanciato sulla casa sono carichi di significati e insegnano tanto sul rispetto e la tolleranza.


Lettura adatta ai bambini ma che può intrattenere piacevolmente anche un pubblico adulto.

venerdì 24 marzo 2023

Tu leggi? Io scelgo… Anna - Niccoló Ammaniti

Eccoci al consueto appuntamento mensile con la rubrica che amo, in cui veniamo tutte abbinate random tra di noi da Chiara e dobbiamo scegliere uno dei titoli letti dalla partecipante a cui siamo state associate.

Io, contentissima, ho dovuto scegliere di nuovo da Francesca ed ho scelto il libro di Ammaniti, Anna, un po’ perché mi fido ormai della sua opinione, un po’ perché ero rimasta colpita dal primo titolo letto da poco dell’autore (Qui trovate la sua recensione).

Purtroppo stavolta non sono stata così fortunata come le altre volte, ed ora vi spiego perché…



Anna - Niccolò Ammaniti

Einaudi, maggio 2017; 314 pagine

⭐️⭐️⭐️


Anna e Astor sono gli unici bambini sopravvissuti sulla faccia della Terra, colpita da un’epidemia di un morbo soprannominato La Rossa, a causa delle macchie rosse che ne segnano la comparsa e che spegne le persone in pochi giorni.

Anna che è la più grande, è stata incaricata dalla mamma di occuparsi del fratello, trovando aiuto nel quaderno “delle cose importanti” in cui le ha lasciato scritto tutto quello che le potrebbe servire sapere.

Nella provincia di Palermo deserta, il mondo sembra finito, tornato all’età della pietra, senza più elettricità, automobili nè cibo già preconfezionato, tranne qualche rara risorsa di scatolette, spesso andate a male. I due bambini devono contare solo sulle proprie forze, anzi Anna deve farlo, perché al fratello ha raccontato che al di fuori della recinzione del podere Il gelso in cui vivono, si muore e solo lei riesce a respirare l’aria infetta, per poterlo proteggere dai pericoli continui in cui incappa lei stessa. Tipo animali diventati aggressivi perché non trovano cibo, oppure tipo altri ragazzini come lei che inaspettatamente scopre ancora vivi.

Fino al giorno in cui, tra i tanti imprevisti durante la ricerca di cibo, mentre lei è fuori il bambino sparisce.

Da lì inizierà il viaggio della protagonista per ritrovarlo e poi con altre mete.


Seconda volta per me con Ammaniti nel giro di meno di un mese, questo libro mi ha spiazzata.

Innanzitutto perché non mi sarei aspettata esattamente un distopico da lui, pur avendone letta la recensione di Francesca, e soprattutto perché mi ha stupita come sia capace di cambiare registro narrativo, adattandosi a generi così diversi, pur essendo fondamentalmente entrambi rappresentati da dei giovani ragazzi.

Mi ha anche colpita molto leggere la data di pubblicazione del libro: è il 2015, anni prima di quelli in cui siamo stati colpiti in tutto il mondo dall’epidemia di covid, che, come nel libro, si è ipotizzato creato da mano umana.

Tutto quello che succede nella storia e che probabilmente, in epoche diverse, si sarebbe pensato fantascientifico, oggi sa un po’ di amaro, perché non sembra poi tanto distante e impossibile da avvenire anche nella realtà.

Forse per questo, nonostante abbia apprezzato l’idea, non sono riuscita a non fare fatica nel portarlo a termine, guardandolo come lettura non del tutto piacevole, anzi, nonostante poi quando le leggevo mi rendessi conto di divorarne decine e decine di pagine per volta. 

Da un lato provavo la curiosità di vedere come andasse a finire, dall’altro il timore di trovare nuove violenze e aggressioni.


In particolare non ho mai apprezzato nei libri le violenze sugli animali, e questo, essendocene diverse e per più volte, me lo ha reso un tantino ostico.

Mi ha ricordato tanto Il signore delle mosche, per il modo in cui lo scrittore esprima l’idea di base che le persone, una volta fuori dalla civiltà, diventino violenti e simili a selvaggi, senza quasi più umanità e rispetto l’uno per l’altro o per le sofferenze di qualsiasi altro essere vivente.

Sono dell’idea che questo sia vero solo in parte, per quel che riguarda il fatto che sia la società a tenere imbrigliati e a incanalare alcune energie e istinti che, diversamente, si esprimerebbero senza remore; ma non condivido questa spinta all’estremo della totale perdita di controllo, anche se poi credo che questa sia un po’ la paura di tanti di noi, e che possa esserlo stata quando siamo stati assaliti da un virus che ha mietuto tante vittime stroncandoci senza pietà e senza cure conosciute per farvi fronte.

Inoltre trovo che altro timore, ugualmente fondato, possa essere quello che tutti noi, una volta raggiunto quel punto di non ritorno, saremmo incapaci di procurarci cibo e di cavarcela soddisfacendo anche le necessità più elementari, perché siamo ormai così assuefatti a una civiltà che ci procura tutto quello di cui abbiamo bisogno e lo porta dritto nelle nostre tavole, che in quel caso saremmo completamente sprovveduti e periremmo in molti prima di riuscirci di nuovo.


Credo che questo libro sia stato scritto come una sorta di metafora della strada presa dalla nostra società e di come non ci sia altra via se non l’auto distruzione continuando in questa direzione, ma anche di come i bambini siano la sola speranza e opportunità di salvezza , e Ammaniti identifica anche un’età precisa oltre cui considerarsi persi.


L’aspetto che mi è piaciuto di più invece è lo spiraglio di amore puro che si delinea, non solo tra i due fratelli, ma anche con Pietro e con Coccolone.

Il modo in cui viene introdotto il cane, e poi presentata la storia del maremmano, stringe il cuore, ma dimostra anche come evidentemente gli animali siano, anche nelle storie, di gran lunga superiori agli esseri umani perché sanno apprezzare il bene che gli viene fatto.

venerdì 24 febbraio 2023

Tu leggi? Io scelgo… Le signore in nero - Madeleine St. John

Questo mese per la rubrica in cui scegliere un libro dalla lettrice a cui veniamo abbinate, mi è capitata Elisa del blog Il mondo di Krapfy e ho scelto una lettura per me un po’ insolita ma che mi è piaciuta un sacco e ora ve ne parlo!



Le signore in nero - Madeleine St. John

Garzanti, 192 pagine; giugno 2019

⭐️⭐️⭐️⭐️


Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.

4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.

Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.

Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.

Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.

E lavorano tutte da Goode’s da un po’.

Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.

Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.


La storia non mi è dispiaciuta per niente. 

Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.

Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.

E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.


Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.

 

Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.


Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.

Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.

Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.

Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare… Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.

4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.

Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.

Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.

Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.

E lavorano tutte da Goode’s da un po’.

Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.

Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.


La storia non mi è dispiaciuta per niente. 

Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.

Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.

E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.


Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.

 

Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.


Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.

Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.

Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.

Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare…

sabato 5 novembre 2022

Tu leggi? Io scelgo… La collezionista di anime - Kylie Lee Baker



Per la rubrica Tu leggi? Io scelgo…questo mese sono stata abbinata a Graziella di Libri e librai e tra le sue letture ho scelto La collezionista di anime, che non le era dispiaciuto, che calzava a pennello anche con la lettura per la casa editrice Fanucci.



La collezionista di anime - Kylie Lee Baker

Fanucci; luglio 2022

300 pagine

⭐️⭐️⭐️


Questo di Kylie Lee Baker, al suo esordio, è un libro molto particolare, un fantasy tanto dark e con scene molto forti tendenti all’horror.

(W)Ren è una mietitrice di Londra, strumenti della Morte per portare via le anime degli umani, che è osteggiata dai colleghi perché meticcia, di madre giapponese ignota ma di cui si sa che era una shinigami, equivalente dei mietitori.

Il giorno che reagisce impulsivamente ai maltrattamenti di altri mietitori, viene costretta a fuggire, accompagnata dal fratellastro Neven, inadatto al ruolo di mietitore perché troppo sentimentale.

E quale posto migliore in cui andare se non il Giappone, dove possono trovare la madre e dove finalmente la ragazza possa sentirsi libera di essere se stessa.

Ma le cose non vanno esattamente così…


“Non voglio essere metà di niente!” gridai di rimando, colmando finalmente la distanza tra me e Neven e spingendolo indietro. La volpe guaì e saltò giù, nascondendosi dietro alle gambe di Neven. Lacrime calde mi bruciarono gli occhi, e lo detestai per avermi fatta piangere. Neven era l’unica persona che non avrebbe mai dovuto farmi del male. “Voglio solo essere qualcosa, e non metà di qualcosa.” Le mie parole erano flebili e umane, proprio come non avrei voluto che fossero. “Forse qui mi tratteranno da persona intera.”


Mi è piaciuto molto il clima di tragicità che pervade questo libro, in tutti i passaggi e i modi in cui i raga affrontano la loro vita, e anche in tutta la filosofia e le leggende che trovano quando giungono in Giappone.

Non ho mai amato troppo le filosofie orientali in realtà ma qui non mi sono risultate particolarmente fastidiose.

La tematica centrale è quella della ricerca di un’identità personale e del senso di appartenenza, a un luogo o a un gruppo, dove sentirsi a casa, tema che credo abbia accompagnato l’autrice stessa, vista la breve bio riportata.

Questa ragazza non l’affronta nel migliore dei modi, con rabbia e aggressività pervasive che permeano ogni sua azione.

Devo dire che questa protagonista non è riuscita ad essermi simpatica anzi, fin dal primo momento ha risvegliato in me un senso di fastidio per il suo egoismo, la sua violenza, la crudeltà e la distruttività che l’hanno accompagnata dovunque e per cui non mostra il minimo rimorso o pentimento, ma ero convinta che il suo potesse essere un percorso di evoluzione e di crescita.

Purtroppo non è stato così: non solo non è migliorata fino alla fine del libro, ma se possibile è peggiorata.

E questa è la vera nota negativa del libro: non esiste una morale.

Nonostante la tematica profonda molto importante e delicata, tutto viene risolto con un nulla di fatto. 

So bene che è un mio limite ma non riesco ad apprezzare libri fantasy senza il lieto fine perché non vedo il senso di creare un mondo alternativo per questo, quando già basta e avanza la realtà in cui viviamo per la negatività.

A parte quelle ultime pagine che per me andrebbero modificate però, considero questa storia un esordio di tutto rispetto.


“Capì allora che la sua anima non era fatta né di tempo né di luce, ma del cielo stellato sul mare irrequieto, delle storie sussurrate nelle catacombe, di viaggi su battelli a vapore verso terre lontane, e della mano di suo fratello nella sua. L’identità per cui aveva combattuto non significava nulla nella solitudine dell’eternità.”


E ora andiamo a vedere le altre cosa hanno letto!

domenica 29 maggio 2022

Tu leggi? Io scelgo… Fabbricante di lacrime - Erin Doom



Ho scelto questo titolo tra le letture di Graziella Ferrara di Libri e librai, per questa rubrica in cui veniamo abbinate random a un’altra lettrice tra le cui letture spulciare per metterci alla prova con nuove letture, perché lo avevo già preso e mi ispirava tantissimo, e la sua recensione mi ha spronata, ma purtroppo non è andata molto bene stavolta…



Titolo: Fabbricante di lacrime 

Autore: Erin Doom

Edizione: Salani; 27 maggio 2021

Pagine 672

⭐️


Sono estremamente delusa da questo libro ya.

Sono arrivata alla fine a stento, con tanta tanta fatica, perché davvero scialbo, senza una trama costruita e per quel poco che c’è, molto banale.

Per pagine e pagine e pagine non succede assolutamente nulla: leggiamo di questi due ragazzi che si rincorrono, si avvicinano, si attirano e si respingono e poi ricominciano tutto daccapo a ripetizione, e senza alcun motivo in particolare, ma semplicemente perché si sentono uno parte dell’altra.


I personaggi sono inconsistenti, senza spessore, prevedibili dal primo all’ultimo istante.

E per la maggior parte del libro tutti, dal primo all’ultimo, sembrano assatanati che non riescono a fare a meno di desiderarsi, eccitarsi, sbavarsi addosso, e l’attrazione diventa sempre e comunque violenta.

Ho apprezzato alcuni singoli spunti, come la storia di Adeline e quella di Billie e Miki, però restano veramente troppo marginali e, in quest’ultimo caso, inoltre, sembra che tutta la fiaba poco realistica se la siano meritata solo Nica e Rigel e non ce ne sia più per nessuno, e che quindi per tutti gli altri non debba esserci un lieto fine.


L’unico merito che riconosco all’autrice è quello di scrivere veramente bene.

Mi è piaciuto molto il suo stile narrativo, le parole che usa, che scorrono veloci e ti fanno venire voglia di divorarne ancora, a parte quando trovi la millesima scena di sesso.

Quelle sono veramente troppe. Mi è sembrato di essere di fronte a un harmony per quanto fossero continue e descritte nei minimi particolari in varie pagine, ma soprattutto banali. Dopo averne trovate tante già nelle prime cento pagine mi trovavo a sbuffare dicendomi “ecco che ricominciano”, cosa anche poco credibile oltretutto per due ragazzini di quella età.


Niente purtroppo per me è un grande no. Mi auguro per la Doom che questo esordio la spinga a fare di meglio in seguito ma non credo che io proverò a leggere altro di suo.

lunedì 21 marzo 2022

TU LEGGI? IO SCELGO... La felicità delle piccole cose - Caroline Vermalle

 


Per l'appuntamento di Marzo di questa bellissima rubrica, nata da un'idea di Rosaria e gestita da Chiara, Chicca e Dolci, in cui veniamo abbinate random tra noi blogger con la ragazza da cui scegliere un titolo che, secondo la trama e la recensione, potrebbe essere nelle nostre corde, ho scelto questo libro ambientato in Francia e a tema artistico tra le letture di Emily di The mysteries_of Emily.

E ne sono rimasta mooooltooo soddisfatta. Grazie Emy!!!😊



Titolo: La felicità delle piccole cose
Autore: Caroline Vermalle
Edizione: Feltrinelli; 8 ottobre 2014
Pagine 218
⭐⭐⭐⭐⭐


Frederic è un giovane uomo che ha rinchiuso la propria vita in un cassetto: è un affermato avvocato ma che sta lasciando andare alla deriva il proprio lavoro, è pieno di debiti a causa della sua inspiegabile ricerca di dipinti dei più famosi pittori impressionisti, ha lasciato andare via l’amore della sua vita per non dover pronunciare la parola “per sempre” a causa di una promessa fatta a se stesso quando, da bambino, il papà Ernest Villiers, creatore di calendari ispirati alle più famose opere d’arte e che gli ha trasmesso la sua passione, è improvvisamente sparito un Natale, e la mamma gli ha solo detto di dimenticarlo perché aveva fatto una cosa terribile.

Improvvisamente, alla morte di un uomo per lui sconosciuto, riceve un’eredità consistente in una strana mappa fatta a mano e tre biglietti del treno che sembrano portarlo a trovare un misterioso quadro.

In questa occasione assegna alla sua giovane segretaria Petronille, una ricerca che la conduce a scoprire qualcosa su Fabrice Nile, il misterioso donatore, ed anche su altre persone che hanno avuto a che fare con lui, ma proprio poco dopo essere stata da lui licenziata a causa del suo fallimento economico.

Così cominciano le due ricerche parallele di Frederic e della ragazza, che li porteranno a scoperte inattese ad ogni angolo e a piccole conquiste personali e a evoluzioni inaspettate delle loro vite.

domenica 20 febbraio 2022

TU LEGGI? IO SCELGO! Storia di ragazzi difettosi - Valentina Sagnibene

 



Per questo appuntamento mensile con una lettura scelta dal blog di una delle altre partecipanti, a cui veniamo abbinate a caso, stavolta ho scelto questo titolo di una giovane autrice mai letta prima, ma di cui mi aveva ispirata tanto la copertina, ma soprattutto la recensione di Chicca del blog Librintavola.
E ho fatto bene perchè l'ho divorato e mi ha letteralmente conquistata.


Titolo: Storia di ragazzi difettosi
Autore: Valentina Sagnibene
Edizione: Piemme; 7 settembre 2021
Pagine 246
⭐⭐⭐⭐


Arianna è una ragazzina appena adolescente, timida e un pó impacciata, che vive con la zia Margherita, con un rapporto di amore-odio, o meglio quasi non vive, intrappolata in un’immagine costruita per difesa per non sentire la grande assenza dei genitori, di cui non sa nulla.
Mia è una ragazzina che si è appena trasferita nel villino di fronte a casa di Ari, da Milano, ribelle e un tantino egocentrica, esibizionista e spavalda, che, a suo modo, soffre per un’altra assenza.
I suoi genitori hanno una bottega in cui riparano gli oggetti che hanno un valore affettivo per i proprietari.
Hanno in comune la passione per la serie tv di Netflix “Stranger things”, tema della community che accompagna le giornate di Ari.

venerdì 24 dicembre 2021

Tu leggi? Io scelgo... Dillo tu a mammà - Pierpaolo Mandetta

 



Eccoci al nuovo appuntamento mensile con le letture scelte da altre blogger, da un'idea di Rosaria del blog Niente di personale, gestita da Chiara di La lettrice sulle nuvole.
Ogni mese si verrà abbinati a sorte ad uno degli altri blog partecipanti e si dovrà scegliere un titolo tra i libri lì recensiti.
Questa volta mi è toccata Dolci e ne sono stata entusiasta per i millemila titoli che avrei voluto leggere tra cui avevo solo l’imbarazzo della scelta.

Alla fine mi sono decisa per questo di Mandetta perché era uno dei più datati e perchè avevo voglia di riflessioni e qualche risata, che era ciò di cui leggevo nelle recensioni, e quindi è andata.
Purtroppo per me non è scattato il colpo di fulmine come per gli altri.


Titolo: Dillo tu a mammà
Autore: Pierpaolo Mandetta
Edizione: Rizzoli; 11 maggio 2017
Pagine 322
⭐⭐⭐


Ma iniziamo dalla storia: nella trama si legge del coming out che Samuele deve fare con la sua famiglia arrivato ai trent’anni, in occasione del suo imminente matrimonio.
Per far ciò deve tornare da Milano, città in cui si è trasferito, e dove vive e lavora, a Trentinara borgo del Cilento, da cui proviene.
Ma in realtà la trama nasconde molto altro e va ben oltre questi aspetti, perché i tormenti amorosi del protagonista Samuele nascondono quelli di una generazione insoddisfatta che non trova posto in questa società fatta di arrivismo e materialismo e di finti valori e egoismo dominante, in cui diversi suoi amici si arrendono e scelgono di lasciare quei lavori in cui devono competere ogni santo giorno con colleghi e concorrenti che fanno battutine acide e sorrisi finti e aspettano solo un passo falso per farti le scarpe, oppure, molti di più, scrivono le mail alla rubrica per ricevere consigli per la loro insoddisfazione.

Ma troviamo anche raccontato il dramma di doversi trasferire al nord dal sud, lasciando le terre amate perché non offrono lavoro ma nemmeno possibilità di realizzazione personale perché ferme a qualche decennio prima, anche se poi sarà proprio questo che costituirà anche il risvolto della medaglia, rivelandone anche i pregi di una vita molto più a misura d’uomo, scandita da ritmi diversi, da valori diversi e da rapporti personali ancora sinceri.
E questo scatenerà in Samuele il dilemma tra il tornare a Milano o restare giù, dopo aver finalmente fatto pace con le proprie origini.

“Andare, tornare, restare. A volte sono consigli, a volte imposizioni, a volte condanne. Ma è curioso notare come questo riguardi sempre gli altri. “Hai fatto bene”: chi è rimasto lo ripete con un preciso godimento, che facciamo bene a emigrare. A me fa sentire in bocca l’amaro della sconfitta, invece, e non la grinta dell’opportunità. Vorrei non essere costretto ad agitare il fazzoletto e a porgere i saluti alle mie montagne.”

“Vorrei essere insensibile, disumano, supponente. E invece li amo. Li guardo e li amo per la prima volta, di nuovo. Come si ama chi viene al mondo, chi è appena nato e lo si guarda con candore, senza filtri e pregiudizi. Sono perfetti così come sono e devo obbligarmi a fare i conti con i sentimenti che un saluto comporta. Senza sminuirlo o fare finta che non abbia il valore che inevitabilmente gli attribuisco.
Li amo. Vi amo.”

In più ci troviamo anche, un po’ secondaria ma non troppo, la difficoltà di discernere tra i rapporti nella propria vita, del capire quali siano le persone realmente importanti e a cui dare peso e quali invece quelle da lasciar andare, anche quando a volte costituiscano delle questioni irrisolte e che hanno segnato il nostro passato.

In tante di queste riflessioni avrei potuto ritrovarmici se fossero state delineate in una maniera un po’ più spontanea, meno forzata e lamentosa.
Purtroppo invece mi sono ritrovata, per tre quarti del libro, a leggere dei patemi d’animo di questo ragazzo, nemmeno tanto giovane, che passa il tempo a tormentarsi e non in maniera costruttiva ma principalmente sfuggendo ai problemi, nascondendosi e evitandoli, cercando di negarli.

Purtroppo l’empatia con lui non è proprio scattata, e non so se sia perché in fondo non mi abbia davvero convinta il tono della scrittura un po’ ambiguo, che mi è sembrato oscillare indeciso tra un tentativo di ironia che non avesse il coraggio di spingere troppo, e un’introspezione che però non si esprime mai davvero, non dà pareri o punti di vista attraverso i personaggi, ma descrive solo i problemi e alcuni modi di esprimerli.

Avrei potuto immedesimarmi nel protagonista un po’ per la mia situazione lavorativa ma anche per la mia identità di donna meridionale trapiantata in Emilia. Purtroppo questo non è successo e mi sono ritrovata a leggere per la maggior parte del tempo, delle giornate trascorse da quest’uomo, senza un vero obiettivo, vagando da un luogo all’altro e da una persona all’altra, con tanta noia, fino all’ultima parte dove comunque non ritroviamo nessuna vera “risoluzione” ma dove almeno leggiamo finalmente di un Samuele che si decide a portare a fondo i propri interrogativi e a scavare dentro di sè.

Ho apprezzato molto di più alcuni personaggi secondari come per esempio Claudia, cinica e ironica apparentemente, ma che poi svela la propria natura di donna bisognosa di affetto, e dei parenti che potrebbero essere i parenti di una qualsiasi famiglia del sud, come per esempio la nonna che, nonostante la sua età, non si fa fermare da tanti luoghi comuni della mentalità di paese e che riesce ad andare dritta al punto leggendo nel cuore del nipote senza bisogno di tante parole.

Ma soprattutto le tre stelline questo libro se l’è meritate per le scene rurali e le ambientazioni descritte, come quelle della sagra, o del mercato, o quelle del fare il sugo e uccidere le galline, e per gli insegnamenti della saggezza popolare e tutte quelle che evidenziano il calore umano di cui si rivelano capaci gli abitanti del posto, pur nella loro ignoranza, guardando alla persona e non ad un’etichetta.
So bene purtroppo cosa voglia dire trovarsi a fare i conti con le proprie origini e rimpiangere amaramente aspetti a cui non si era fino a quel momento data la giusta importanza, dandoli forse anche un po’ per scontati.
È per questo che non me la sono sentita di dare un voto più basso a questo libro che avrebbe per me potuto essere un capolavoro per i temi che porta, ma che invece per me si è rivelato una delusione.

“Samuele, a papà, ricordati na cosa: se una persona tiene un pensiero e basta per la testa, quel pensiero diventerà il suo padrone. Bisogna averne uno di riserva, per essere equilibrati. Se tieni due pensieri, allora potrai decidere, e un uomo che può decidere è un uomo libero.”

“-Mi sento perso. Come se non riuscissi più a controllare le cose che mi succedono. È come se...se la vita stesse controllando me. È una cosa insolita?
-Gli uomini hanno questa continua mania del controllo, ma dobbiamo lasciare a Dio il suo ruolo di architetto e di guida. Siamo gente del Sud, Samuele, facciamo quello che vogliamo, quando ci va di farlo. Siamo istintivi, di cuore e di carne. Pure se ti sei trasferito a Milano resti un ragazzo di qua. Però i tuoi antenati hanno un’altra grande virtù da insegnare, e che le nuove generazioni non rispettano. È la pazienza. Sai cosa diceva Sant’Agostino sulla pazienza? (...) che con la pazienza su sopportano i mali, mentre chi non ce l’ha e si ribella a quei mali, ne soffre il doppio.”

“Penso che sto impostando la mia vita come se dovesse durare molto a lungo. Come se contassi di avere le energie attuali per sempre. Ma ho trent’anni e se dovessi dire che è passato parecchio, da quando uscii sano e salvo da quell’aula delle superiori, mentirei. Mi è sembrato un istante. Eppure il problema sono soprattutto i ricordi, che sono pochissimi perché viviamo nel futuro, nell’apprensione e negli intervalli, negli appuntamenti d’inchiostro sull’agenda. Facciamo finta che quando avremo sistemato tutto e raggiunto ogni obiettivo, allora ci riposeremo, ci omaggeremo con del tempo per goderci...che cosa?
La vita è rapida e inconsistente. Quello che possiamo fare per tracciarne il percorso con delle bandierine solide è chiedere scusa. Almeno ogni tanto, chiedere scusa, perché fa bebe. Perché interrompe il fuggi fuggi e commuove chiunque. È questo che ci ricordiamo, nel voltarci indietro: le occasioni in cui ci siamo commossi.”

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