Visualizzazione post con etichetta 5 stelle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 5 stelle. Mostra tutti i post

mercoledì 27 marzo 2024

Tu leggi? Io scelgo… La biblioteca di sangue e inchiostro-Emma Törzs

Questo mese per l’appuntamento con questa rubrica che amo ho scelto dalle mie compagne di merenda, una lettura su cui sono stata molto fortunata, perché è riuscita ad appassionarmi in un momento davvero molto molto difficile per me…

La biblioteca di sangue e inchiostro - Emma Törzs

Mondadori, settembre 2023; 396 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️



I libri sono magici, ma questa volta magici davvero.

Joanna, Esther e Cecily sono sopravvissute ad Abe, il padre, morto dissanguato da uno dei suoi libri, ma la famiglia si è spezzata.

Joanna è rimasta nella casa di famiglia ad alzare gli scudi ogni sera; Esther, seguendo le indicazioni segrete del padre, è costretta a spostarsi di anno in anno per sfuggire ad una misteriosa minaccia e non ha mai saputo nulla della sua madre naturale; Cecily, la madre di Joanna e matrigna di Esther, stufa di essere schiava della magia, si è allontanata dalla casa.

Nicholas è un giovane Scriba e Collins è la sua guardia del corpo e la loro vita è destinata ad essere sconvolta da una serie di scoperte.


Le due ragazze sono sorelle molto diverse: una isolata, solitaria, silenziosa e più pacata; l’altra dura, attiva, caparbia e coraggiosa. Anche se poi forse in realtà sono più simili di quanto sembrino.

Sono entrambi anche fragili e semplici, sono donne normali nonostante la magia che accompagna le loro vite.

Ed è questo che le rende così tanto accattivanti, lontane dalle donne forti, intoccabili, dure e spietate a cui siamo abituate ultimamente. 

E anche Nicholas e Collins sono molto simili a loro in questo, nonostante il loro potere apparente, dovuto soprattutto alla conoscenza.


Questo libro è riuscito a catturarmi con l’originalità e l’imprevedibilità che lo accompagnano, in un momento in cui faccio fatica ad appassionarmi a qualunque cosa.

Mi ha catturata, stregata, sia per i colpi di scena, che per le idee, che per lo stile narrativo.

Esordio perfetto per questa scrittrice.

Confido in un seguito.

venerdì 26 gennaio 2024

Tu leggi? Io scelgo…Heartsong Il canto del cuore-TJ Klune (Green creek #3)

Eccomi tornata a partecipare a questa bella rubrica dopo una pausa in un periodo in cui ho fatto tanta fatica, che non è ancora completamente passato. Ma mi mancava ed eccoci qui!

Questo mese ho scelto la mia lettura da Ludovica Ponzo  e con grande gioia devo dire perché ho finalmente avuto la spinta a proseguire nella lettura di una serie che ho tanto amato e che non mi ha delusa nemmeno questa volta!



Heartsong. Il canto del cuore - TJ Klune

(Green creek #3)

Triskell edizioni, aprile 2021 - 528 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Terzo capitolo di questa saga che mi ha rubato il cuore.


Il lupacchiotto al centro della storia stavolta è Robbie, e nonostante non fosse uno dei miei preferiti e nemmeno uno dei personaggi principali, la sua storia diventa fondamentale per l’importanza che ha in relazione alla storia di Green Creek e di tutto il branco Bennett.


E in realtà, in questa che è la sua storia personale, ho anche imparato ad amarlo.

E poi c’è Kelly che è quello tra i fratelli che mi piace di più e che qui viene fuori in tutto il suo splendore.


Come sempre il mix tra lacrime e risate e tenerezza infinita è vincente e mi fa venir voglia di restare in queste atmosfere per sempre.

In effetti invidio tanto le sensazioni che riesce a trasmettere di condivisione, vicinanza e di appartenenza e mi piacciono da morire le atmosfere di rilassatezza e umorismo che riescono a creare i membri del branco nonostante stiano attraversando un momento non esattamente facile come quello in cui affrontare uno stregone e la Alfa Hughes.


In generale i due grandi temi qui diventano proprio questi: da un lato, la sofferenza dell’essere allontanato da casa e dalla propria famiglia e privato dei propri ricordi di Robbie, e quanto questo possa recidere i legami o quanto invece questi sorgano comunque spontaneamente e si affermino di nuovo, ma anche, indirettamente, quanto il passato possa influire sul presente e se sia determinante per ciò che abbiamo e che siamo oggi.

Dall’altro lato sta invece la lotta per la libertà e l’uguaglianza di questi lupi che non accettano più discriminazioni e che hanno fatto di tutto, fin dall’inizio, perché non ci fossero limiti di sorta, accettando gli umani fra di loro ma anche trovando un modo per tenere a bada e quindi permettere agli Omega di vivere, per la prima volta.

Ecco in entrambe gli aspetti Klune riesce magicamente a soddisfarmi, soprattutto in quei momenti che riguardano la relazione con il dolcissimo Kelly e il loro rapporto. 


Questo è un mondo da cui non vorrei mai separarmi una volta che ci entro e, pensare che mi manchi solo un ultimo capitolo, adesso fa un po’ male.


“E siamo rimasti seduti per quasi due ore senza dire una parola.

Alla fine, ha spezzato il silenzio.

Sai che cosa ha detto?

“Penso che qualunque posto possa essere speciale se ci impegniamo”

E tutto lì.”

lunedì 13 novembre 2023

Nannina - Stefania Spanó

https://drive.google.com/uc?export=view&id=1IaguCOmnqkzs6abaD-VW5huTvQPRz_no
Nannina - Stefania Spanò
Garzanti, aprile 2023; 224 pagine
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Oltre che per la testimonianza storica, ho scelto questo mestiere anche perché un mestiere che non esiste piuttosto ci mostra chiaramente cosa abbiamo perso nel diventare ciò che siamo e ciò che ancora dentro di noi esiste, sebbene si fatichi a trovargli un nome.”

Ecco quello che è l’intento di questa storia, dell’autrice Stefania, che ci dichiara alla fine del libro.
Ed è proprio dalla fine che voglio iniziare, tra le lacrime ma con un sorriso, a raccontarvi questo capolavoro.
Sarà che, da buona napoletana, conosco non solo tutti i luoghi della storia ma anche le sensazioni che fanno vivere, sarà che ho trovato tantissimi parallelismi tra la mia vita e quella della giovane Stephanie, ma questo libro è diventato un pezzo del mio cuore.
Stefania è riuscita a fare molto bene entrambe le cose, facendoci avvicinare sia al mondo di Napoli più magico, quello più verace, dove nei vicoli si parlava non solo il dialetto ma la lingua delle favole, dei racconti di poco conto, le stroppole, che univano la gente del quartiere e servivano da collante per avvicinare le persone e tenere viva la memoria, sia alla faticosa e disperata ricerca di Stephanie del proprio posto nel mondo, della necessità di rinsaldare le proprie origini, grazie al rapporto con la nonna Nannina, affermata cuntastroppole, per poter diventare grande e comprendere il senso della propria esistenza, nell’ambizioso tentativo di unire il passato al presente, le tradizioni e le condizioni sociali attuali mutate rispetto al passato.

Ed è possibile a noi osservare ma anche alla ragazza farlo, grazie all’incontro fra tre generazioni di cui la più vecchia e la più giovane sono quelle prorompenti, anche perché “femmine”, mentre il padre Francuccio entra solo a fare da mediatore quando serve in punta di piedi o a moderare la vitalità della figlia. La zia Rosetta, la mamma Adelina, la sorella della nonna Maculata…sono le donne a far da protagoniste.
Accanto alla tradizione sta così la narrazione del coraggio, in un’epoca mai diventata inattuale, in cui le donne o stanno zitte e non si lamentano, come Stephanie rimprovera ad Adelina, oppure, se hanno il coraggio di denunciare le ingiustizie, vengono dichiarate pazze e rinchiuse in manicomio.

Una serie di somiglianze sconcertanti tra la protagonista e me come il fatto di abitare al terzo piano nello stesso palazzo della nonna, e che per protezione resti all’interno delle pareti di quell’edificio che sono diventate la sua prigione dorata, mi hanno fatto calare nella lettura come se mi fondessi con lei e potessi capirne l’ansia di vivere ma anche l’angoscia.
Così Nannina è diventata la nonna che ho avuto ma anche quella che, per certi aspetti, non ho mai avuto, quella che tutte le ragazzine dovrebbero avere per aiutarle a superare le difficoltà dell’esistere.

Le parole e i comportamenti della bambina e del suo pensare metà italiano e metà dialetto sono rese con una vividezza e naturalezza tali da sembrare di vederla, di conoscerla.
Il quartiere è quello fatto per metà dai fatti tristi che purtroppo conoscono tutti attraverso le notizie di cronaca e le serie tv, ma per metà è invece fatto da quella materia impalpabile che solo chi ci è vissuto puó conoscere davvero, che è dato da un insieme di condivisione e distanza, che può essere raccontato così bene solo da chi lo ha conosciuto personalmente, come l’autrice.

Grazie alla ce Garzanti per questa esperienza emozionante.

lunedì 26 giugno 2023

Questa volta leggo… Kafka e la bambola viaggiatrice-Jordi Sierra i Fabra

E per l’appuntamento mensile con questa rubrica che adoro, il tema delle nostre letture, diverso di mese in mese, stavolta è Uomo, in tutte le sue declinazioni.

Ho scelto la più facile cioè scrittore uomo, incrociata con il protagonista uomo, un uomo particolare, perché il protagonista di questa dolcissima e toccante fiaba è Kafka e una curiosa vicenda della sua vita che ci dice qualcosa in più di che tipo di UOMO fosse…



Lafka e la bambola viaggiatrice - Jordi Sierra i Fabra

Gl’istrici Salani, agosto 2016 - 128 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️



Kafka, il famoso scrittore, quando già malato di tubercolosi, non lavora più ma passa le mattine al parco di Berlino dietro casa, incontra una bambina, Elsi, disperata perché ha perso la bambola.

Allora, senza pensarci troppo, decide di impersonare il postino delle bambole e portarle la sua lettera per dirle che è partita per girare il mondo.

La possibilità di farla sorridere e l’emozione che gli dà è però così forte da non riuscire però più a farne a meno e inventa sempre nuove lettere per i nuovi viaggi di Brigida, anche se tutti lo guardano male e lo trovano strano, e così quello con Elsi sulla panchina ogni mattina, diventa un appuntamento fisso.

Come riuscirà a tirarsi fuori da questo gioco che ha inventato? E, soprattutto: ne avrà la voglia?


Mamma mia che emozione!!!!❤️

Dobbiamo ringraziare Cesar Aira per aver pubblicato l’articolo su questa vicenda che ha permesso all’autore di conoscerla e scrivere questo libro!!!

Che uomo splendido doveva essere Kafka, che ora ammiro ancora più di prima, e non solo per le sue opere! 

Nella seconda parte del libro Kafka scrive le lettere che possano portare a un epilogo della storia della bambola che però diventa tanto sofferto perché coinciderà inevitabilmente con la chiusura della storia con la bambina anche, quel rapporto che finalmente, dopo tanto tempo, gli ha ridato le emozioni e l’ispirazione necessarie a scrivere.

Ma non va proprio così perché Kafka, non contento di tutto quel che è stato capace di creare fino a quel momento per quella piccola anima, è capace di ideare ancora un nuovo ultimo espediente per darle un’ultima grande gioia.

In questo libro l’anima pura veramente non è la bambina, che lo sarebbe comunque, ma si rivela Kafka e il suo desiderio inconfessato di avere una figlia che, purtroppo a causa delle sue condizioni di salute, non potrà mai avverare.

Anche il modo in cui ci entrano gli adulti, come la madre Bertha, è in punta di piedi, senza far troppo rumore, quasi a non voler disturbare il piccolo miracolo che si sta compiendo tra questo adulto e la bambina, uno nel cuore dell’altro, in modi diversi. 

Anche i titoli che richiamano sogni, fantasie, illusioni, sono perfetti a mio parere, perché è come se in questa storia ci fosse una sospensione della realtà, il tempo di far realizzare questo incontro tra anime, il tempo di lasciare che due cuori si coccolino un po’ e si curino da un trauma inevitabile, prima che gli anni tornino a scorrere e a condurre per la bambina all’età adulta in cui forse, dice lo scrittore, non se ne ricorderà nemmeno più, e per l’adulto purtroppo alla fine inevitabile.


“A volte i loro occhi si incontravano. A volte lei agitava la mano per salutarlo. A volte si sentivano complici di un grande segreto. A volte lui cercava in fondo ai suoi sogni tutte le speranze di cui aveva bisogno per tenersi in piedi. E Dora, la sua Dora, in carne e ossa, gli faceva capire che le stelle erano sempre lassù in cielo e splendevano per tutti.”

venerdì 28 aprile 2023

Ci provo con… Vola via - Kristin Hannah


Questo mese ho deciso di provarci con questa autrice che mi aspettava da tanto, anche con questo libro che dovevo finalmente far ripartire perché è un libro viaggiante delle ladre. Si è rivelato sicuramente una lettura particolare nei temi difficili e quindi da leggere nel momento giusti ma…ragazzi…che scoperta!!!!



Vola via - Kristin Hannah

Mondadori, ottobre 2019; 384 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Il libro parla della storia di tre donne di generazioni diverse, la madre Dorothy, la figlia Tully e la figlia dell’amica, Marah, che si trovano ad affrontare un evento di lutto, di Kate, per tumore.

Si può quindi dire che tutto ruoti in realtà intorno alla figura di questa donna che, seppur non presente fisicamente, è tanto presente nella sua assenza e negli effetti che ha sulle persone intorno a lei.

Kate lascia un marito, Johnny, molto arrabbiato per questa perdita che dirige la sua rabbia principalmente su Tully a causa del fatto che gliela ricordi tanto, e tre figli tra cui appunto l’adolescente Marah, che si sente in colpa per tutti i litigi avuti con la madre, e i gemelli Wills e Lucas, ancora bambini.

La narrazione si divide principalmente tra Tully, con una storia di abbandoni alle spalle e su cui quindi la mancanza improvvisa dell’amica di una vita influisce in maniera piuttosto traumatica, scatenandole attacchi di panico, anche in seguito al suo allontanamento dal lavoro per starle vicino durante la malattia, e Marah che, in quanto adolescente, sceglie di dirigere la propria rabbia verso se stessa, per paura di ammettere i propri sensi di colpa e di esserne travolta se si lasciasse vivere il dolore.

La madre Dorothy, prima Nuvola, subentra solo in un secondo momento, pur essendo parte fondamentale della storia di Tully e dei suoi problemi, in quanto inizialmente tossica e poco presente nella vita della figlia, che è stata cresciuta dalla nonna, se non in pochi brevi momenti distruttivi.

Il tutto inizia con il ricovero di Tallulah per incidente di auto, in gravi condizioni, che riesce a riunire tutta la famiglia, di sangue e non, scardinando diversi meccanismi che si sono instaurati negli ultimi anni tra i vari personaggi, comprese le protagoniste.

Quindi la maggior parte delle storie viene narrata in lunghi flashback, individuati dalle date segnate a inizio paragrafo di volta in volta.

Non è difficile empatizzare con i diversi personaggi della storia, nonostante vivano un evento che, per quanto oggi abbastanza comune, non è sicuramente stato vissuto dalla maggioranza dei lettori. Ma ciò è possibile perché vengono messe in luce le fragilità di ognuno come personaggio a tutto tondo, caratterizzandolo nel profondo ma senza dare giudizi facili. 

Anzi ho trovato che la scelta di inserire la storia della madre abbastanza avanti nel libro, dopo la metà, sia stata proprio dovuta al non creare conflitto nel lettore riguardo ai tormenti di Tully, ma, contemporaneamente, voler mostrare che, anche laddove ci siano atti condannabili, possano esserci delle ragioni profonde che, pur non giustificandoli, ne spieghino la ragione, configurando la donna non come carnefice ma essa stessa come vittima.

Perfino con Marah non mi è riuscito di condannarne interamente le azioni perché, pur leggendole bene come atti di ribellione verso tutti, molto adolescenziali quindi, e di fuga dal dolore, mi è risultata solo molto fragile e bisognosa del conforto che, purtroppo, nessuno riesce ad offrirle realmente, a causa del fatto di star vivendo tutti la stessa situazione di elaborazione della perdita.

Perfino Margie e Bud, genitori di Kate, seppur relativamente poco presenti, risultano delle presenze forti emotivamente e, come Johnny, è impossibile non apprezzarli.

lunedì 27 marzo 2023

Questa volta leggo… La danza delle rane - Guido Quarzo

E per questo mese il tema delle nostre letture è stato deciso nella parola sport, come si può vedere dal bellissimo banner della grafica Dolci.

Stavolta ho faticato davvero tanto a trovare qualcosa che mi convincesse e andasse bene per il tema senza travisarlo.

E poi alla fine, mentre cercavo, come per magia, mi si è palesato questo libretto e per fortuna perché mi ha davvero conquistata!


 

La danza delle rane - Quarzo, Vivarelli

Editoriale scienza, aprile 2019; 121 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Sono arrivata a scoprire questo libro perché la danza e il ballo sono la mia vita, ho cercato qualcosa di attinente e, quando ho letto la trama di questo, ne sono stata ispirata.

Ma la realtà è andata ben oltre l’immaginazione, perché si è rivelato un piccolo gioiellino.


In una così breve durata, e con la semplicità di un libro per ragazzi, con un giovane ragazzo di quasi 14 anni come protagonista, è raccontata la storia dell’abate Spallanzani da Scandiano, e delle sue ricerche sulla riproduzione e la fecondazione, ma non solo. 

Perché in questo libro vengono narrate le reazioni dei paesani e della gente semplice, e spesso ignorante, alle nuove scoperte, che cambino il punto di vista sul mondo scientifico e come il primo passaggio per chi compie scoperte scientifiche sia quello di vincere la battaglia con l’ignoranza, e la resistenza al cambiamento.

Primo tra tutti quella della religione.

Infatti è il prete del paese il primo detrattore delle sue ricerche, e questo fa tanto più strano quanto si pensi che l’abate Spallanzani fosse appunto un uomo di chiesa, un gesuita, e quindi bene avvezzo alla materia.


La danza è delle rane perché gli studi dello scienziato sono iniziati proprio da questi animaletti, di cui studiava le uova e il modo di riprodursi.


“Immagina che la vita sia una specie di danza, uno di quei balli in cui è necessario formare delle coppie: dove si formano le coppie la danza prosegue, se non si formano le coppie si ferma il ballo. Ora si tratta di vedere in quale di queste vasche si apriranno le danze: il ballo della vita.”


È stato bello anche leggere delle zone circostanti, di aspetti storici, come quelli relativi al marchese, e di come la zona fosse molto più naturale rispetto a oggi, anche se ai miei occhi Scandiano resta comunque uno dei paesi migliori della provincia.


Infine il protagonista Antonio, figlio del mugnaio del paese, destinato a lavorare al mulino del padre, che mostra una spiccata intelligenza e capacità di andare oltre le apparenze e di mettere insieme i pezzi e trarre delle soluzioni originali, è la scelta più azzeccata di tutte. Chiunque altro al suo posto non avrebbe avuto lo stesso effetto.

Invece questa mossa si rivela una scelta piacevolissima che rende divertente e coinvolgente la lettura.

Il linguaggio semplice usato per parlare di lui, nonostante il narratore in terza persona, la naturalezza con cui si avvicina alle cose, anche a quelle che non comprende fino in fondo, lo rendono subito simpatico a tutti. 

E il suo riscatto è stato l’aspetto migliore, per cui sfido chiunque legga a non fare il tifo per lui.


“Il fatto è che viviamo in un momento di di grandi novità per le scienze, e per molti è difficile abbandonare le vecchie idee. Ma chi ci ha dato l’ingegno che ci distingue dagli animali e dalle piante? Chi ci ha concesso la capacità di pensare, parlare, scrivere, studiare, trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo di noi? Chi ci ha permesso di interrogarci sul mondo? Chi se non Dio? E non gli manchiamo di rispetto se non usiamo questo suo dono per conoscere la natura? La natura, in tutta la sua bellezza e la sua diversità.

-Dunque possiamo aspirare a capire ogni cosa? È questo che quella sera al mulino avete chiamato progresso?

-Sì e no. Esistono misteri che non capiremo mai. La mia fede è salda, anche se i parroci di campagna, e perfino qualche vescovo, ne dubitano. E io ho ben chiaro ciò che si può sperare di comprendere e ciò in cui si deve soltanto credere. Tuttavia ci sono anche studiosi di grande intelligenza che rifiutano l’idea del Creatore.”

venerdì 24 marzo 2023

Tu leggi? Io scelgo… Anna - Niccoló Ammaniti

Eccoci al consueto appuntamento mensile con la rubrica che amo, in cui veniamo tutte abbinate random tra di noi da Chiara e dobbiamo scegliere uno dei titoli letti dalla partecipante a cui siamo state associate.

Io, contentissima, ho dovuto scegliere di nuovo da Francesca ed ho scelto il libro di Ammaniti, Anna, un po’ perché mi fido ormai della sua opinione, un po’ perché ero rimasta colpita dal primo titolo letto da poco dell’autore (Qui trovate la sua recensione).

Purtroppo stavolta non sono stata così fortunata come le altre volte, ed ora vi spiego perché…



Anna - Niccolò Ammaniti

Einaudi, maggio 2017; 314 pagine

⭐️⭐️⭐️


Anna e Astor sono gli unici bambini sopravvissuti sulla faccia della Terra, colpita da un’epidemia di un morbo soprannominato La Rossa, a causa delle macchie rosse che ne segnano la comparsa e che spegne le persone in pochi giorni.

Anna che è la più grande, è stata incaricata dalla mamma di occuparsi del fratello, trovando aiuto nel quaderno “delle cose importanti” in cui le ha lasciato scritto tutto quello che le potrebbe servire sapere.

Nella provincia di Palermo deserta, il mondo sembra finito, tornato all’età della pietra, senza più elettricità, automobili nè cibo già preconfezionato, tranne qualche rara risorsa di scatolette, spesso andate a male. I due bambini devono contare solo sulle proprie forze, anzi Anna deve farlo, perché al fratello ha raccontato che al di fuori della recinzione del podere Il gelso in cui vivono, si muore e solo lei riesce a respirare l’aria infetta, per poterlo proteggere dai pericoli continui in cui incappa lei stessa. Tipo animali diventati aggressivi perché non trovano cibo, oppure tipo altri ragazzini come lei che inaspettatamente scopre ancora vivi.

Fino al giorno in cui, tra i tanti imprevisti durante la ricerca di cibo, mentre lei è fuori il bambino sparisce.

Da lì inizierà il viaggio della protagonista per ritrovarlo e poi con altre mete.


Seconda volta per me con Ammaniti nel giro di meno di un mese, questo libro mi ha spiazzata.

Innanzitutto perché non mi sarei aspettata esattamente un distopico da lui, pur avendone letta la recensione di Francesca, e soprattutto perché mi ha stupita come sia capace di cambiare registro narrativo, adattandosi a generi così diversi, pur essendo fondamentalmente entrambi rappresentati da dei giovani ragazzi.

Mi ha anche colpita molto leggere la data di pubblicazione del libro: è il 2015, anni prima di quelli in cui siamo stati colpiti in tutto il mondo dall’epidemia di covid, che, come nel libro, si è ipotizzato creato da mano umana.

Tutto quello che succede nella storia e che probabilmente, in epoche diverse, si sarebbe pensato fantascientifico, oggi sa un po’ di amaro, perché non sembra poi tanto distante e impossibile da avvenire anche nella realtà.

Forse per questo, nonostante abbia apprezzato l’idea, non sono riuscita a non fare fatica nel portarlo a termine, guardandolo come lettura non del tutto piacevole, anzi, nonostante poi quando le leggevo mi rendessi conto di divorarne decine e decine di pagine per volta. 

Da un lato provavo la curiosità di vedere come andasse a finire, dall’altro il timore di trovare nuove violenze e aggressioni.


In particolare non ho mai apprezzato nei libri le violenze sugli animali, e questo, essendocene diverse e per più volte, me lo ha reso un tantino ostico.

Mi ha ricordato tanto Il signore delle mosche, per il modo in cui lo scrittore esprima l’idea di base che le persone, una volta fuori dalla civiltà, diventino violenti e simili a selvaggi, senza quasi più umanità e rispetto l’uno per l’altro o per le sofferenze di qualsiasi altro essere vivente.

Sono dell’idea che questo sia vero solo in parte, per quel che riguarda il fatto che sia la società a tenere imbrigliati e a incanalare alcune energie e istinti che, diversamente, si esprimerebbero senza remore; ma non condivido questa spinta all’estremo della totale perdita di controllo, anche se poi credo che questa sia un po’ la paura di tanti di noi, e che possa esserlo stata quando siamo stati assaliti da un virus che ha mietuto tante vittime stroncandoci senza pietà e senza cure conosciute per farvi fronte.

Inoltre trovo che altro timore, ugualmente fondato, possa essere quello che tutti noi, una volta raggiunto quel punto di non ritorno, saremmo incapaci di procurarci cibo e di cavarcela soddisfacendo anche le necessità più elementari, perché siamo ormai così assuefatti a una civiltà che ci procura tutto quello di cui abbiamo bisogno e lo porta dritto nelle nostre tavole, che in quel caso saremmo completamente sprovveduti e periremmo in molti prima di riuscirci di nuovo.


Credo che questo libro sia stato scritto come una sorta di metafora della strada presa dalla nostra società e di come non ci sia altra via se non l’auto distruzione continuando in questa direzione, ma anche di come i bambini siano la sola speranza e opportunità di salvezza , e Ammaniti identifica anche un’età precisa oltre cui considerarsi persi.


L’aspetto che mi è piaciuto di più invece è lo spiraglio di amore puro che si delinea, non solo tra i due fratelli, ma anche con Pietro e con Coccolone.

Il modo in cui viene introdotto il cane, e poi presentata la storia del maremmano, stringe il cuore, ma dimostra anche come evidentemente gli animali siano, anche nelle storie, di gran lunga superiori agli esseri umani perché sanno apprezzare il bene che gli viene fatto.

martedì 28 febbraio 2023

Ci provo con… Ciò che inferno non è - Alessandro D’Avenia


Appuntamento con la rubrica mensile in cui dobbiamo sperimentarci nella lettura di un nuovo autore mai letto prima.

Questo mese ho deciso di cimentarmi con un autore che mi attirava da un po’, D’Avenia, ma che finora non mi aveva davvero convinta a fare il grande passo con il suo libro famoso precedente a questo.

Qui invece l’argomento mi ha alla fine convinta e ne sono contenta, nonostante le lacrime versate.



Ciò che inferno non è - Alessandro D’Avenia

Mondadori, 317 pagine; maggio 2016

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Questo è uno dei libri che sapevo avrei fatto fatica a recensire.

E non perché non mi sia piaciuto anzi, ma perché l’argomento è di quelli che mi toccano tantissimo e quindi ho sempre paura di non riuscire a rendere adeguatamente le emozioni provate.

È la storia di Padre Pino Puglisi, detto 3P dagli amici, di come ha lottato per liberare il quartiere Brancaccio di Palermo dal controllo della mafia nelle sue ramificazioni, non solo aiutando le persone a vivere decentemente ma soprattutto a ribellarsi a quella sopraffazione e a lottare per ottenere migliorie dallo Stato e dal Comune, in ambito socioassistenziale, come distretto sanitario e scuole.

Ed è stato questo a costargli la vita, il momento in cui ha pestato i piedi ai politici perché sì, ormai è risaputo, la mafia ha infiltrazioni in tutti i luoghi di potere. E ce le aveva già allora.

E l’aspetto che maggiormente colpisce al cuore è stato leggere come lo abbia fatto: non mettendosi dal pulpito a fare le proprie prediche ma portando il Signore tra la gente e nella vita di ogni giorno, tutti i giorni, e puntando soprattutto sui bambini e i giovani, perché secondo lui sono loro ad essere troppo spesso “educati male, non maleducati”.

E quello è stato anche l’aspetto messo più in luce nel libro, cioè come tutti i personaggi coinvolti, anche degli esponenti mafiosi, fossero o siano stati a suo tempo dei giovani bisognosi di aiuto che non hanno trovato il conforto di cui avrebbero avuto bisogno.

Anche se è, in totale onestà, l’aspetto che si fa più fatica ad accettare, nel voler pensare ai mafiosi solo come delle persone senza cuore e senza principi, abituate a far del male agli altri.

Qui viene reso bene evidente il contrario e come si diventi mafiosi e non lo si nasca, ma anche come ci siano delle persone che, nonostante vengano offerte loro delle possibilità alternative, decidano sempre, per disposizione personale o per incoscienza, di prendere la strada peggiore, di fare del male agli altri, come il bambino Riccardo.

Come risulta invece abbastanza evidente che le persone a cui vengono offerte delle alternative, riescano a riscattarsi e innalzarsi dallo squallore: così è per Totó, per Lucia, per Gemma, per Francesco e per Maria per esempio.

Francesco in particolare è il personaggio che mi resta nel cuore, quello che si avvicina al male perché portato dal gruppo e perchè non è stato abituato a vedere altro di diverso ma che, nel momento in cui questa opportunità gli viene data, non ha timore di mostrarsi “diverso”.

E risulta anche ben chiaro infine come sia necessario, per cambiare le cose, diffondere queste esperienze anche nella parte della città più lontana da queste realtà e che perciò si crede immune ma anche superiore e pensa di tenersene alla larga.

L’esperienza di Federico ma anche del fratello dimostrano che ci vuole sì tanto coraggio ma anche che non siano solo esperienze di aiuto ma che, una volta avviate, diventino soprattutto fonte di arricchimento interiore personale, soprattutto a livello affettivo, e di crescita umana.

Inutile dire che, quando ho chiuso il libro, piangevo e che sono stata di cattivo umore per tutto il giorno. E questo era perché odio con tutta me stessa le ingiustizie e perchè credo che le più grandi siano quelle che ci hanno portato via degli uomini con la u maiuscola, la cui perdita ci peserà per sempre, e che avrebbero potuto cambiare il mondo.

Poi però, su quest’ultimo aspetto ho dovuto ricredermi. Come per Falcone e Borsellino, Dalla Chiesa e per tanti altri, tra cui Puglisi, il condizionale è fuori luogo; leggere di come le imprese da lui avviate in vita, così come i suoi insegnamenti, siano state portate avanti e abbiano avuto successo, nonostante la loro scomparsa, mi ha reso ancora una volta evidente come il mondo lo hanno già cambiato.

sabato 28 gennaio 2023

Tu leggi? Io scelgo… La canzone di Achille - Madeline Miller

Ecco che ripartiamo nel nuovo anno anche con questa rubrica che amo tanto, perché mi permette di aprirmi a letture che, probabilmente, diversamente non avrei fatto, dovendo scegliere ogni volta da una blogger diversa e non sempre in linea con i gusti personali.

Stavolta ho avuto la fortuna di dover scegliere da Francesca del blog Punto di lettura, da cui finora ho scelto letture che poi mi sono sempre piaciute tanto.

Stavolta ho scelto La canzone di Achille, libro che mi aspettava davvero da tantissimo ma che non avevo mai il coraggio di iniziare.

La sua recensione che trovate qui https://puntodilettura.blogspot.com/2022/04/recensione-11110-la-canzone-di-achille.html?m=1 mi ha spronata a decidermi e mai decisione si è rivelata migliore!

Ma ora ve ne parlo:



La canzone di Achille - Madeline Miller

Marsilio, 2019, 384 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


“Cantami, o diva, del pelide Achille, l’ira funesta…”


Quante volte queste parole vengono odiate da studenti nelle scuole superiori di tutta Italia…

E poi invece c’ero io che su queste parole e su tutti i racconti e le vicende narrate nell’ora di epica, sognavo.

Ho preso questo libro incuriosita quando uscito, ma poi ho avuto sempre un po’ il timore di leggerlo, nonostante i pareri positivi che riceveva; lo temevo perché avrebbe potuto distruggermi tutti quei sogni fatti nelle lente ore in classe.

Ma poi è capitata l’occasione per la rubrica “Tu leggi? Io scelgo…” a cui partecipo, ed ho pensato che fosse un segno, che fosse finalmente arrivato il momento.

E adesso, mentre chiudo il libro con le lacrime agli occhi, penso che mai scelta avrebbe potuto essere più azzeccata, che forse ci sia stata la mano degli dei in questa scelta.


Da ragazzina, provavo sempre un sottile odio per le figure di questi dei irosi, vendicativi, sempre in lotta tra di loro e che usavano i semplici mortali come strumenti per prevalere uno sull’altro. Poi da adulta ho compreso come, quelle personificazioni non fossero altro che le immagini più immediate e lampanti delle lordure e delle brutture dell’animo umano, e rappresentino le dinamiche della nostra società.

Così si fanno prendere dall’invidia, dalla lussuria, dall’accidia, dalla brama di potere.


Ed è proprio la sete di gloria e di una fama immortale che ingabbia e condanna Achille, che lo rinchiude in una prigione che lo conduce al tormento perenne, all’autodistruzione, alla perdita del suo amore più grande, il migliore dei mirmidoni, a cui era finito per anteporre il proprio onore, in cui si è rinchiuso da solo, grazie alla continua insistenza della madre, la ninfa Teti, e da cui uscire, seppur con la morte, diventa la liberazione tanto agognata.


È straziante il momento in cui Achille stringe il corpo dell’amato Patroclo ormai defunto; è il momento in cui torna in sè e si maledice per averlo lasciato andare incontro alla morte.


È ironico come non sia il destino predetto dalle Moire a avanzare verso di noi, inesorabile, ma noi a farlo procedere nella direzione predetta, con tutte le nostre singole azioni. 


Ma questa è la storia della guerra di Troia, che dura anni, con enorme spargimento di sangue e morti, e inganni e ripicche, quella che tutti noi conosciamo.

Madeline Miller però fa molto di più: scrive la storia dal punto di vista di Patroclo, l’esiliato senza patronimico, e dell’ amore per la vita del figlio di Peleo di Ftia. Racconta della loro vita, di come crescono e si formano, di come si conoscono e di come nasce e si sviluppa il loro amore. Si tratta di due semplici ragazzi, due giovani che desidererebbero soltanto vivere una vita normale, che riescono a godere di un vero periodo di felicità solo durante il periodo di addestramento di Chirone, lontano da tutto e tutti, e che vengono perseguitati da giochi di potere più grandi di loro, da quella guerra che sarà la loro sfortuna e dalle profezie che indicano la loro fine.

Due ragazzi che vorrebbero solo potersi amare, poter vivere la loro giovinezza liberi nei boschi e a contatto con la natura, studiando la musica, uno, e la medicina, l’altro. Sono: delicato, gentile e rispettoso, Patroclo, vivace, brillante e audace, Achille.

Arrivano dritti al cuore, vi prendono posto e non lo lasciano più.


“Smisi di cercare lo scherno, il pungiglione dello scorpione nascosto tra le parole di lui. Diceva ciò che pensava e restava stupito quando gli altri non facevano lo stesso. Qualcuno avrebbe potuto scambiare quel tratto per ingenuità. Ma non è una caratteristica del genio andare sempre dritto al cuore?”


Nessuno comprende la loro unione, proprio per la loro diversità e per la stirpe, che tanto influisce sulle opinioni degli uomini e segna il destino dei due ragazzi, chiunque incontrino, nonostante i loro sentimenti e nonostante come si comportino.

Si porteranno dietro fino alla fine il fatto di essere un semidio Achille, e l’altro un semplice mortale, apparentemente incapace e fragile.

Ma Patroclo sarà l’unico davvero libero di scegliere e che deciderà di sacrificare la propria vita per amore, e soprattutto in nome della pace, per fermare gli inutili spargimenti di sangue di quella guerra che i due non avrebbero nemmeno voluto.

Le persone che incontra vengono tutte segnate dalla sensibilità di Patroclo, dalla sua gentilezza, dalla sua cura, da Briseide ai compagni di campo che vengono da lui curati.

Perfino il geniale Odisseo si batte per fargli avere degna sepoltura. E sempre lui, riesce a infrangere anche la fredda corazza di Teti e farsi concedere il riconoscimento meritato, anche se solo dopo morto.


Achille si fa schiacciare dalle pressioni di tutti quelli che lo circondano, del padre Peleo che lo vuole all’altezza di un principe, della madre che lo vuole degno di un dio, dei re che lo vogliono in guerra, “maschio” e pronto a dare la propria vita per la gloria e per vincere Troia. 

Finisce per dimostrarsi il più fragile dei due, quello che cede ai desideri di fama e alla difesa del proprio orgoglio, perdendo di vista ciò che veramente conta: i propri sentimenti. Ed è qualcosa di cui è destinato a pentirsi amaramente, punito con un dolore infinitamente grande e sproporzionato.


La conclusione però ci fa riappacificare con la vita, ci permette di ricordarci che, nonostante tutte le ingiustizie ribadite qui, il solo vero cattivo (Pirro) trova la sua nemesi, Achille torna in sè ed è capace di nuovo di un gesto di compassione, e Patroclo riesce ad essere più vivo che mai e più umano che mai, e portare la parte di sè più importante e che riesce a squarciare il velo dell’indifferenza: i ricordi di cui ha pieno il cuore.


“Forse, tra gli dei certe cose passano per virtù. Ma che gloria c’è nel togliere una vita? Moriamo così facilmente. Vuoi che diventi un altro Pirro? Lascia che ciò che si racconta di lui sia qualcosa di più.”


giovedì 19 maggio 2022

Il richiamo dell’acqua. (Alea aquarius #1) - Tanya Stewner



Titolo: Il richiamo dell’acqua. 

Autore: Tanya Stewner

Edizione: Giunti; 3 giugno 2021

Pagine 276

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️



Ringrazio Viviana di Cara carissima me per avermi fatto conoscere questa serie perchè è semplicemente stupenda e in tutto e per tutto mia.


Alea è una ragazzina di Amburgo che sta vedendo crollare il mondo che ha sempre conosciuto: la sua mamma adottiva ha avuto un infarto ed è ricoverata in ospedale in condizioni di salute precaria e non potrà tornare a casa.

Preoccupate dall’intervento dei servizi sociali, pensano alla possibilità per lei di andare a cercare in Olanda la sua madre naturale che l’ha affidata direttamente alla donna, anche se ai tempi nessuno è riuscito più a ritrovarla nè a saperne nulla.

Mentre è atterrita da questi cambiamenti Alea incontra uno strano e simpaticissimo trio di ragazzi che viaggiano per il mondo da soli su una nave dello zio: gli Alpha Cru, Ben, Sammy e Tess.

I tre hanno nomi d’arte basati sulle costellazioni e hanno fondato una band che gli permette di procurarsi da vivere, e Alea è perfetta dato che suona i bicchieri da vino ed è molto originale nello stile.

C’è solo un problema: Alea soffre di una grave dermatite da contatto con l’acqua fredda per cui anche solo un piccolo schizzo può procurarle dolori indicibili e cicatrici terribili come quelle che cerca tanto di nascondere.

Fino a quando durante una burrasca finisce in mare cadendo dalla nave…


Ci sono stati alcuni passaggi di questo libro che sono risultati un po’ artefatti, soprattutto il fatto che una madre in ospedale in pericolo di vita mandi via la figlia minorenne da sola in giro per il mondo con dei ragazzi appena conosciuti, e che la figlia che la ama tanto, in questa situazione delicata, pensi alle sue avventure.

Nonostante questo però, la lettura non è stata minimamente intaccata. È invece andata via veloce e coinvolgente catturandomi dalla prima all’ultima parola, con la curiosità di scoprire capitolo dopo capitolo cosa sarebbe successo.


E questo non solo per le singole avventure che capitano, che sono sì particolari pur senza particolare originalità, ma anche perché il mare è il mio elemento naturale e quel che capita alla ragazza costituisce l’avverarsi del sogno della mia vita, per cui darei non so cosa, e quindi è stato facile per me immedesimarmi in lei, riconoscermi nel suo stupore, nella sua meraviglia, per tutte le nuove e continue scoperte che fa nel giro di pochissimo tempo, e per tutte le creature fantastiche con cui si trova ad avere a che fare.


I personaggi, anche se poco caratterizzati, a parte Sammy in parte, non risultano antipatici, forse un po’ neutri, a parte Tess che inizialmente è alquanto scostante, ma le cui motivazioni, appena tratteggiate, possono renderne un po’ più comprensibili certi atteggiamenti.

Lennox però è quello che mi ha convinta di più, rubandomi il cuore, anche se resta qui solo tratteggiato, appena abbozzato, con mille perché lasciati in sospeso da questo primo volume, che rende impossibile non continuare la lettura dei successivi.


Ho apprezzato come le ambientazioni, anche se non descritte nei particolari, siano correttamente inquadrate e localizzate, con elementi singoli che permettono a chi ci sia stato, di capire dove effettivamente ci si trovi.


Purtroppo anche in questo mare troviamo il male che affligge i mari di tutto il nostro mondo, cioè l’inquinamento e l’antropizzazione, che si manifestano con i rifiuti abbandonati in mare ma anche con il fatto che sia la stessa presenza di esseri umani a costituire un pericolo da cui qualsiasi creatura marina debba mettersi in salvo fuggendo e riparandosi negli abissi, non sempre con successo, come purtroppo ben sa l’orca che ritroviamo in chiusura del libro, che mi ha spezzato il cuore perché elemento più veritiero di tutta la storia.

martedì 17 maggio 2022

L' ANGOLO VINTAGE 2.0 & L' ANGOLO DEL CLASSICO Jezabel - Irène Némirovsky

 



Questo mese per questa rubrica ho scelto di restare nella mia confort zone e di darmi alla lettura di un'autrice classica che amo tanto: la Némirovsky, ed ebbene sì preferisco sempre le donne con un'esistenza tormentata! Pensate che ho acquistato anche la sua biografia, tanto che ne sono affascinata, e aspetto solo il momento giusto per leggerlo, perchè immagino sarà un tantino sofferta...


Titolo: Jezabel
Autore: Irène Némirovsky
Edizione: Newton Compton; 9 giugno 2016
Pagine 147
⭐⭐⭐⭐⭐


Sono al terzo approccio con la Nemirovsky e confermo il mio amore viscerale per questa autrice.

Non so dire onestamente quanto dipenda dai testi e quanta parte, dalla sua storia, ma credo siano ben equilibrati e impossibili da scindere.

Nei suoi romanzi ritrovo sempre una grandissima parte autobiografica che, in questo caso, è riferita indubbiamente alle figure femminili di riferimento della sua vita.


Questo Jezabel è diviso in due parti.

La prima ci tuffa direttamente e senza nessuna introduzione in un processo a questa donna, Gladys, molto bella ma anche dall’atteggiamento molto particolare, e che quasi non risponde alle domande poste dagli avvocati, in cui viene accusata e condannata per l’omicidio del giovane Bernard Martin, che riconosce come suo amante.

La seconda parte invece torna indietro nel tempo narrandoci la sua storia, dall’infanzia fino al presente, spiegandoci le motivazioni del suo gesto.

mercoledì 11 maggio 2022

PURCHE' SIA DI SERIE... Fairy oak. La storia perduta. - Elisabetta Gnone



Per questo appuntamento mensile con le serie, per cui ringrazio Chiara La lettrice sulle nuvole, perchè mi permette di dare fondo alla immensa riserva di serie mai terminate, ho scelto di tornare nel magico mondo di Fairy oak! Le altre blogger che viaggio avranno scelto di fare? Vi parlo del mio...


Titolo: La storia perduta (Fairy oak #4)
Autore: Elisabetta Gnone
Edizione: Salani; 22 ottobre 2020
Pagine 400
⭐⭐⭐⭐⭐

Ho aspettato volutamente a leggere questo nuovo capitolo della storia di Fairy oak perché in un incontro con la Gnone era stato preannunciato un ritorno al villaggio e non volevo perciò restare di nuovo orfana troppo a lungo, dato che già la volta precedente era stato triste terminare la serie pensando che non ci saremmo più ritrovati.

E quindi ecco che, con un nuovo volume già in libreria, era il momento più adatto e non potevo più attendere.

Per me ogni volta entrare in questi racconti equivale all’entrare in un mondo fuori dal tempo e dalla società in cui viviamo, con spazi, tempo e valori completamente diversi: una dimensione a misura umana, di un piccolo villaggio immerso nella natura, sul mare, dove tutti si conoscono e le famiglie vivono da secoli immersi nelle tradizioni e, perché no?, nelle simpatie e antipatie che le accompagnano da sempre e le cui ragioni si perdono nella notte dei tempi e sono andate anche un po’ perse.

In questo villaggio vivono in armonia i Magici e i Non-magici e i bambini vanno a scuola, giocano, litigano, fanno i capricci, tutto senza mai perdere di vista il rispetto l’uno per l’altro e per il mondo che li circonda.

sabato 30 aprile 2022

Giorni di zucchero, fragole e neve - Sarah Addison Allen


Titolo: Giorni di zucchero, fragole e neve

Autore: Sarah Addison Allen

Edizione: Sonzogno; 4 gennaio 2013

Pagine 287

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️



Josey vive a Bald Slope, paese del North Carolina che ha fatto fortuna grazie alle piste da sci e a suo padre, che è venuto a mancare quando lei era bambina, e di cui dicono tutti in paese grandi cose.

Josey passa la vita a non viverla, impegnata a farsi perdonare dalla mamma arcigna, Margaret, per esser stata scontrosa da piccola, portandola in giro dovunque lei desideri, e trascorrendo le notti chiusa nella propria cabina armadio a mangiare dolci e leggere romanzi d’amore.

Odora di menta piperita e dice sempre quel che pensa, spontanea come se fosse una bambina.

Un bel giorno però trova nel suo armadio Della Lee, una signora conosciuta in paese e anche dalla polizia, per il processo in corso per maltrattamenti col compagno Julian, e per adescamento.

Cosa vorrà mai da lei?

Dice di essersi rifugiata lì per scappare da casa ma, nel frattempo, ci mette tutto l’impegno possibile, per rivoluzionarle la vita, a cominciare dallo spingerla a fare nuove amicizie, per esempio con Chloe, e a dichiararsi con Adam, il bel postino che lei aspetta tutti i giorni da ben tre anni.

Chloe è una ragazza delusa dall’amore: ha appena scoperto che il fidanzato di una vita, Jack, l’ha tradita. È stato proprio lui a dirglielo, ma non ha voluto dirle il nome della donna, e da allora prova a farsi perdonare in tutti i modi, anche se lei non ci riesce.

Ha una dote insolita: i libri le piovono addosso da qualsiasi posto, la inseguono, cercando di lanciarle messaggi diversi a seconda del momento. E in questo momento le dicono di perdonare.

Ma lei, grazie anche all’incontro fortuito (causato da Della) con Chloe, si è resa conto di non aver vissuto finora (elemento in comune con Josey), e decide perciò di riprendere in mano la propria vita in questa occasione.

Jack è il migliore amico di Adam e questo permetterà a Josey di avvicinarglisi finalmente.

Le due ragazze si sosterranno e si aiuteranno nel percorso di rinascita che stanno affrontando, con tanti episodi divertenti e accompagnati quasi sempre dal cibo, complice anche una delle peggiori nevicate dell’anno, che in North Carolina arrivano proprio alla fine dell’inverno e l’inizio della primavera.


Ho semplicemente adorato questo libro! 

Era proprio ciò di cui avevo bisogno in questo momento, e mi è capitato poche volte nella mia vita di beccare un libro così al momento giusto e con tutta questa dolcezza che ti piove addosso e che non sento però come sdolcinata ma come una carica che mi faccia guardare al mondo con occhi un po’ più positivi.

Per la naturalezza e la semplicità di Josey è stato impossibile non ridere in tanti momenti in cui, sia con Chloe che con Adam, veniva fuori con le sue frasi inaspettate e ingenue, che si prestavano spesso anche a doppi sensi.


Non c’è stato uno solo dei protagonisti che non mi sia piaciuto; tutti dal primo all’ultimo mi hanno conquistata, sentendoli come se fossero vecchi amici, autentici, quelli buoni, positivi, che ti davano sempre i consigli giusti, che c’erano da ragazzini, che ti accompagnano per una vita e di cui ti puoi fidare perché non sarebbero capaci di farti mai qualcosa di male.

Perfino Margaret, nonostante la sua cattiveria, è una donna infelice, piegata dalla vita, che ha fatto le scelte sbagliate in passato e le ha pagate a caro prezzo, e anche se non è giusto che adesso le faccia pagare a Josey, sembra che questo sia una reazione inconsapevole dovuta al rancore che l’ha accompagnata in tanti anni e che non riesce più a dirigere coscientemente.

Helena/Marlena poi è un’insieme di uscite originali e divertentissime dalla prima all’ultima e credo sia la governante che tutti vorrebbero avere in casa.

Le gag tra lei e Della sono fenomenali e i suoi rituali ridicoli fanno pensare a una donna proveniente dall’Africa o dal Sud America, con credenze tribali e superstizioni tramandate intatte.


Ma non è tutto rose e fiori.

Ci sono risvolti neri: come nel passato meno conosciuto del padre di Josey, e come nella violenza di Julian, che dimostra come, anche nei paesini di provincia, in cui ci si conosce tutti da sempre, possano venir fuori i lati peggiori delle persone, e come non siano quasi mai quelli che apparentemente si identificherebbero come pericolosi, i personaggi che poi invece si rivelano tali, nascosti dietro un’apparente alone di fascino e mistero.


Il cammino verso l’indipendenza delle due ragazze, anche se in direzioni diverse: una dalla madre che non le permette di avere una vita propria, ma anche dai sensi di colpa, l’altra dalla coppia e dalla sofferenza causata dal proprio passato che non le ha permesso di guadagnarsi per il presente che il bar che gestisce, sarà costellato anche di momenti dolorosi, di episodi spiacevoli e di rischi, ma sarà l’autenticità della loro amicizia a vincere alla fine e a proteggerle da conseguenze ben peggiori.


E alla fine c’è anche un colpo di scena che non avrei mai immaginato e che mette anche un poco di malinconia, facendo commuovere perché non va sempre tutto bene per tutti, ma, gli errori del passato possono permettere a qualcuno di riscattarsi in seguito e di aiutare qualcun altro a non commetterne di identici.

giovedì 28 aprile 2022

CI PROVO CON... Sette minuti dopo la mezzanotte - Patrick Ness

 



E questo mese, per l'appuntamento mensile con la rubrica in cui noi blogger ci dilettiamo a leggere degli autori a noi sconosciuti, ho deciso di provarci con questo libro che tutti mi consigliavano di leggere, e devo dire di essermi innamorata davvero di questo autore!


Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness
Edizione: Libellule Mondadori; 7 gennaio 2013
Pagine 181
⭐⭐⭐⭐⭐


È difficile ammettere la verità, soprattutto quando questa è delle più dolorose che esistano e ti spappola il cuore in tanti pezzettini.
Conor lo sa bene e per questo affronta i terribili eventi che gli stanno capitando, dei peggiori che possano accadere nella vita di un bambino e comunque in genere di un figlio, negandola, sentendosi in colpa e cercando il modo per punirsi.

Ma la vita gli dà una possibilità: uno spaventoso e ancestrale mostro che si incarna nella forma del tasso che fa ombra al cimitero sulla collina dietro casa, accorre al suo grido di aiuto e gli tende una mano per sostenerlo in questa ricerca, nello scavare dentro di sè, convinto che sia l’unica possibilità per poter sopravvivere a tanta sofferenza.

lunedì 25 aprile 2022

La storia infinita - Michael Ende

        
   Titolo: La storia infinita
                                                                   Autore: Michael Ende
                                        Edizione: Fabbri Centauria editore; 17 settembre 2016
                                                                       Pagine 436
                                                                    ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Avevo un legame speciale con questa storia perché da ragazzina La storia infinita è stato uno dei miei film preferiti ed ho consumato la videocassetta guardandolo un centinaio di volte, al punto da conoscerlo a memoria, e da amare la colonna sonora associata al volo su Fucur (Falcon). Temevo perciò il momento della lettura di questo libro e al contempo non vedevo l’ora di potermi calare di nuovo in quelle ambientazioni ed emozioni che mi facessero sentire a casa.
Ora che finalmente mi sono decisa a farlo, ne sono estremamente felice perché la trama è, se possibile, ancora più bella di quella del film, nonostante la ritrovi abbastanza fedele come ricostruzione.

Bastiano trova per caso il libro La storia infinita in una strana libreria in cui si rifugia mentre sta scappando dai soliti compagni di scuola bulli che lo tormentano, e lo porta via per rifugiarsi nella soffitta della scuola a leggerlo.
Il ragazzo è molto infelice anche perché la mamma è morta e il papà si è rifugiato nel lavoro, e si vede grasso e imbranato. L’unica capacità che si riconosce e che gli dà sollievo è quella di raccontare storie.
Ed è proprio quella che lo condurrà nel mondo di Fantasia, all’interno del libro, dove, per salvarlo, dovrà dare un nuovo nome all’Infanta imperatrice.

sabato 23 aprile 2022

Tu leggi? Io scelgo…. Madrigale senza suono-Andrea Tarabbia



Grazie a questa rubrica, ho scelto di leggere, in quanto conosciuto e poi scelto perché letto prima da un’altra blogger, Francesca, questo libro di Andrea Tarabbia, scrittore finora mai letto e vincitore del Premio Campiello, perché storico romanzato del genere che amo, e beh la ringrazierò infinitamente per avermi dato questa opportunità!!!!



Titolo: Madrigale senza suono

Autore: Andrea Tarabbia

Edizione: Bollati Boringhieri; 20 settembre 2019

Pagine 384

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Lo chiudo con il lutto nel cuore, per una figura così tormentata e così poco conosciuta nel mondo moderno.


Primo narratore del libro è il musicista Igor Stravinski, che si reca in viaggio a Gesualdo per la ricerca che sta facendo sul famoso musicista e principe Carlo Gesualdo, di cui sta riscrivendo dei madrigali, e poi a Napoli dove incontra in un negozio di musica un misterioso americano che gli fa avere uno scritto che reca il nome di Gioachino Ardytti, che altri non sarebbe che una misteriosa figura di nano deforme che avrebbe accompagnato il sovrano dal periodo in cui soggiornò in un collegio gesuita romano per tutta la sua vita, per poi tornare di fretta alle sue terre richiamato dal padre per la morte improvvisa del fratello Luigi, destinato quindi alla successione.

Il secondo narratore quindi, e direi il principale, è questo personaggio dall’identità ambigua e misteriosa per l’aspetto che non è riportato in alcun testo storico e la cui esistenza è quindi fortemente dubbia.


A me questa figura è piaciuta tanto, proprio per i suoi aspetti ambigui e in molti tratti grotteschi, e per l’alone di mistero che la pervade, avvalorando in tanti aspetti l’ipotesi che sia lo stesso principe a parlare per sua voce.

E mi ha affascinata tanto più per l’aspetto che sembrerebbe indicare, oltre ad indubbi tormenti continui dal momento in cui sulle sue spalle inizia a gravare la responsabilità del governo, proprio una malattia mentale, ipotesi avvalorata a mio parere dal ritmo frenetico che l’autore riesce a conferire a questa scrittura quando tratta dei pensieri e del sentire del personaggio.


“Avete sempre sentito suoni” ho detto. “Sempre. A volte perfino io ho pensato di non essere per voi che un suono, un accompagnamento”.


L’ho trovato aberrante in alcuni passaggi, ma anche un po’ sublimante in diversi momenti, come quello dei disegni delle figure sessuali, e ha causato in me tanta pietà anche l’aspetto del trattamento ricevuto per la deformità che probabilmente sta però già ad indicare che questo sdoppiamento di personalità venga fuori anche a causa di un rifiuto vissuto da parte del padre in fanciullezza, come fa presumere l’atteggiamento di questo vecchio re che non mostra minimamente affetto nei confronti del figlio e gli procura un matrimonio ad uopo.


“Così rimango sullo scalino, lo ascolto, spero che la barriera di legno e ferro che mi divide da lui non ceda proprio mentre sono là sotto, indifeso e spaventato. Io busso alla porta del principe, Ignazio bussa alla porta della cella. Entrambi vogliamo diventare parte di un mondo che non ci riconosce e ci respinge.”


Anche in questa seconda narrazione il piano temporale poi si sdoppia, passando dal presente, attimo in cui Gesualdo sta lasciando la vita, e il passato più remoto dall’epoca del matrimonio con Maria d’Avalos, del cui omicidio si macchierà indelebilmente la sua esistenza, a quello più prossimo dell’inizio dei tormenti che poi condurranno Gesualdo alla fine.


Conoscevo poco finora, io stessa, questa figura storica ammantata da un’aura di fascino e leggende, ma mi sono letteralmente persa e con estremo piacere, nel ricercare aspetti storici e meno storici della mia città (Napoli ma anche la provincia di Avellino) che non conoscevo e di questa parte della sua storia e delle famiglie che la hanno vissuta e di cui sono impregnate le strade e i palazzi del centro ancora oggi.


Ammetto di aver trovato anch’io in un primo momento, come ho letto in altre recensioni, slegata la storia di Ignazio rinchiuso nelle segrete, ma poi questa parte che è stata definita gotica, mi ha conquistata trovando un senso nell’interpretazione che gli ho dato, di altra parte della personalità del principe, bestiale e folle, tenuta in gabbia fino a un certo punto della vita che poi ha sfondato qualsiasi barriera dietro cui già scalpitava da qualche tempo, prendendone il sopravvento da un certo punto in poi.


Si tratta della storia di un uomo, un uomo come tanti, anche più fragile e vulnerabile, sottoposto alle pressioni più grandi di lui delle etichette e delle convenzioni sociali a cui sottostare come regnante, e a quella del tradimento della moglie adorata; un uomo che da queste pressioni si è trovato schiacciato e, ad opera delle quali, ha cominciato a disintegrarsi lentamente.


“Si cade in un pozzo, si continua a cadere, si ripercorre la propria vita al contrario e si chiede perdono mentre si incontrano le persone che hanno avuto una parte nella vita nostra, anche coloro che abbiamo incontrato per un solo momento, coloro che non abbiamo veduto ma che ci hanno pensato, e della cui vita abbiamo occupato una piccola porzione di spazio, di tempo, ci si confessa e si chiede perdono, ma lo si dona, anche, perché tutti si cade, tutti si scende, tutti ci si incontra e tutti si chiede scusa, mia madre, il padre mio, Luigi fratello, Emanuele e Alfonsino figli amati, Giulio, Carlo di Milano, Maria Maria Maria Maria”


“lo si vede Dio?, lo si incontra? Sì lo si incontra come mare come sole o come parola o come suono a seconda di cosa si è stati nella vita: acqua, sole, parola o suono. Gli si parla?, gli si possono fare domande o è soltanto Lui che può chiedere e domandare e giudicare? Io spero che Egli sia anche qualcuno che ascolta, che finalmente risponde, che ci dedica uno spicchio del Suo tempo infinito-che cosa chiederò, io, a Dio?, che cosa Gli risponderò?”