Altro capolavoro di Steinbeck che, come tutti gli altri, mi lascia con la sensazione di una stretta al cuore. Questo più di altri. E che tristezza scoprire che è stato ispirato da una storia vera a cui l’autore aveva assistito nel 1920.
I due protagonisti qui sono George e Lennie, che sono anche i primi a comparire sulla scena. Sono due lavoranti americani, dei tanti che negli anni 30 vanno verso l’ovest in cerca di lavoro e fortuna. Loro in particolare sono da sempre insieme, costretti a scappare dai posti precedenti a causa di “incidenti”. Perché, mentre George è un piccoletto di statura ma dal cuore grande e gran sognatore, Lennie è un bestione, imponente di statura e dalle forza ed energia impressionanti. Però si porta dietro lo stigma della malattia mentale, un certo ritardo con cui le persone non sanno avere a che fare, e che presto o tardi, per quanto l’amico gli dica di non parlare con nessuno, finisce per creare problemi dovunque vadano.
Nonostante ciò i due non vogliono rinunciare al loro sogno di mettere un gruzzoletto da parte e comprare un ranch tutto per sè, dove vivere curando gli animali e la terra solo per le proprie necessità e senza padroni.
Ed è con questo sogno che raggiungono anche il ranch in cui li vediamo arrivare.
