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sabato 29 aprile 2023

Questa volta leggo… La città ai confini del cielo-Elif Shafak

Appuntamento mensile con la rubrica creata dalle ragazze in cui leggere una lettura a tema con la parola stabilita di mese in mese.

Questa volta la parola è CORONA, e inevitabilmente la scelta è caduta su un libro in cui ci fosse un re ma non i classici sovrani medievali da castello e principesse ma uno mediorientale, con harem e tutto il resto!

Ho scelto per questo la mia seconda lettura di questa autrice turca, Elif Shafak, che la prima volta mi era piaciuta tantissimo. Stavolta però non è andata ugualmente bene purtroppo…


La città ai confini del cielo - Elif Shafak

Rizzoli, 2014; 558 pagine

⭐️⭐️⭐️


Questa lettura purtroppo non è stata per me un’esperienza piacevole e, probabilmente, ancora di più vista la recente lettura dell’autrice che avevo fatto e che mi aveva invece colpita molto positivamente.

In effetti non ho trovato il libro così negativo da definirlo brutto, ma tanto tanto noioso.

Mi ha stupita ancor di più leggere nella nota finale come l’autrice abbia manipolato gli anni di svolgimento di alcune delle storie raccontate per farle sovrapporre, scoprendo quindi che la maggior parte dei personaggi siano realmente esistiti e quindi di interesse storico, aspetto che normalmente apprezzo.

Qui invece, a parte l’architetto Sinan, gli unici personaggi che mi hanno un po’ affascinata e quindi non mi hanno fatta desistere, portando a termine la lettura, sono stati Jahan e Chota, gli unici inventati completamente, anche se l’esistenza di un elefante bianco a corte a quei tempi è stata documentata. 

Se non fosse stato per loro, avrei visto tutte le vicende come slegate e senza un filo logico che non sia il semplice scorrere del tempo, cosa che comunque ho faticato ugualmente a ritrovare se non in alcuni momenti.

La cosa che mi ha delusa di più è stata non vedere nessuna evoluzione nei protagonisti, nemmeno nella vita di Jahan che, tra l’altro, non è nemmeno riuscito a tornare a confrontarsi con la propria famiglia.

Quello che mi ha salvata invece sono state le ambientazioni: la Turchia è un paese di cui amo la cultura e che aspiro a visitare al più presto.

Le figure dei sultani però purtroppo sono rese in maniera del tutto piatta, con capricci e superbia tipici dei regnanti ma senza note di umanità né positive né negative, tranne per il figlio tormentato dal potere, anima poetica e artistica, che è infatti quello che mi è piaciuto di più, ed anche l’unico ad apprezzare davvero il suo elefante.

Mi si è stretto il cuore alla narrazione dell’incendio del palazzo, quando ha raggiunto le voliere reali, come per la fine dell’elefante che, nemmeno da morto ha potuto avere un po’ di pace e libertà.

Non ho capito bene se le figure della famiglia di zingari siano storiche o meno, ma credo che siano i soli personaggi che, in tutto il libro, siano degni di essere raccontati.

La conclusione, con l’emergere di una nuova parte della storia che non avrei mai immaginato, perché non esistono misteri da nessuna parte nel libro e perchè niente fino a quel momento lo lasciava presagire, è stata la cosa che ha fruttato la stellina in più, anche se non ho amato il fatto che non ci sia una reale soluzione delle cose perché resta relativamente in sospeso anche il mistero del furto durante il viaggio a Roma.

Proverò sicuramente a leggere un altro titolo della scrittrice per dirimere questo dubbio sorto dal divario tra due letture così agli antipodi.


martedì 28 marzo 2023

Ci provo con… Io ti ho trovato - Lisa Jewell


E rieccoci con la rubrica in cui proviamo a conoscere nuovi autori anche, perché no, qualche volta spingendoci al di fuori della nostra confort zone.

Questo mese con questa rubrica non mi è andata benissimo perché non è un libro che non mi sia piaciuto ma un forse, che mi ha completamente spiazzata e che, potenzialmente sarebbe anche una lettura piacevole però non era quello che cercavo in questo momento, e cioè un thriller bello intenso.



Io ti ho trovato - Lisa Jewell

Neri Pozza, maggio 2017; 349 pagine

⭐️⭐️⭐️


Il punto di partenza della storia raccontata in questo libro è abbastanza comune: il classico uomo ritrovato sulla spiaggia da una donna, Alice, dopo aver perso la memoria e quindi senza identità, e questa che può immaginare di lui quel che le pare.

L’originalità di questo libro però sta nelle storie trasversali: quella di Lily, giovane ucraina arrivata da poco in Inghilterra dopo il matrimonio con Carl Monrose, che ne denuncia la scomparsa e comincia a cercarlo col collega di lui, Russ, e quella riferita al passato, precisamente al 1993, di due fratelli adolescenti, Graham e Kirsty, che, in vacanza con la famiglia, incontrano lo strano Mark Tate, che sconvolge le loro vite.

Questa trovata dell’alternarsi nella narrazione dei tre piani, fa nascere il mistero.

Lo sconosciuto smemorato, ribattezzato Frank, sarà Mark? Sarà pericoloso? Cosa nasconderà?

Ora, lette queste parole, verrebbe automatico pensare a un thriller ma no. Si tratta di…boh mi viene difficile in realtà definire il genere di questo libro perché non è nemmeno un giallo, dato che non c’è nessuno che indaghi nel vero senso del termine ma c’è un solo momento, alla fine, in cui i diversi protagonisti mettono insieme i pezzi e fanno una piccola ricerca che dura veramente poco.

E anche definirlo un romance, nonostante la storia d’amore sia centrale, mi sembrerebbe riduttivo, perché è vero che è presente ma il fulcro è il mistero e non il rapporto di coppia.

E questo mistero dura fino alle ultime pagine, in cui viene svelato tutto e vengono tirate le fila delle varie vicende.

Gli eventi che si sono svolti nel passato sono quanto di più crudele possa esistere, soprattutto nella conclusione, dove le false speranze vengono purtroppo deluse.

Ma tutto lo svolgimento è costruito molto molto bene e anche la scrittura è talmente scorrevole e svelta da portarti a voler leggere ancora per saperne di più, macinando pagine dopo pagine fino a renderti conto di essere arrivato alla fine.

La protagonista mi infastidisce parecchio non tanto per il suo essere sfigata, incapace, senza personalità e totalmente sprovveduta, quanto per il suo sbavare dietro al primo che arriva, commiserarsi e mettere a rischio i figli ogni minuto, comportandosi per niente da madre.

Nemmeno Lily mi piace, così spocchiosa, egoista e piena di sè, al punto da dare ordini a un uomo appena conosciuto, ma di lei mi ha però toccata la lucidità, soprattutto che riesce a mantenere nel momento in cui emerge la verità. Non so se ne sarei stata capace.

Quello che più mi piace è Graham, soprattutto nella ricostruzione ma anche nel suo affrontare la realtà e ricostruirsi.

Sono curiosa di leggere altro dell’autrice e vedere se questo sia solo stato un caso fortunato o se la sua abilità sia confermata.

venerdì 17 giugno 2022

L’ ANGOLO VINTAGE 2.0 e L’ ANGOLO DEL CLASSICO - Il dottor Grasler medico termale - Arthur Schnitzler



Per questo mese, la rubrica si trova nuovamente a coincidere con l’angolo del classico, quindi doppio appuntamento per me imprescindibile, ancora più grazie a Chiara La lettrice sulle nuvole che mi ha permesso di coniugare una mia passione con la scelta di smaltire un poco di letture in sospeso.

Per questo mese la scelta è caduta sul libro di un autore di cui avevo sentito parlare molto bene ma che non avevo ancora mai letto…



Titolo: Il dottor Grasler medico termale

Autore: Arthur Schnitzler 

Edizione: Oscar Mondadori; settembre 2000

Pagine 160

⭐️⭐️⭐️


Le vicende narrate in questo libro sembrano fuori dal tempo e dallo spazio, nonostante siano molto ben individuate.

I personaggi sembrano galleggiare nell’etere; ognuno agisce per proprio conto, quasi senza tenere in considerazione gli altri.

In particolare il medico procede solo ed esclusivamente in base ai propri pensieri, ai propri desideri e soprattutto in base alle proprie paranoie.


L’unico che conta è lui. Tutti gli altri ruotano intorno a lui, sono relegati sullo sfondo nel ruolo di comparse e le loro motivazioni non ci è dato saperle.

L’unico punto di vista che conosciamo è quello del dottor Grasler, nella sua superbia, nel suo egoismo e nella sua costante insoddisfazione che lo porta sempre e costantemente a desiderare ciò che non ha e di essere dove non è, e così facendo a distruggere la vita di altre persone che gli gravitano attorno, salvo l’unica che sembra meno rilevante ma anche forse quella che ha il carattere più simile al suo.


Nonostante ciò non voglio dire che non mi sia piaciuto, anzi. Mi sembra una curiosa disamina dell’animo umano nelle sue peggiori espressioni, non quelle violente o illegali direttamente certo, ma abbandonato ai suoi più biechi istinti e alle più basse debolezze e fragilità, che non cerca di migliorarsi o aspira a una certa consapevolezza ma anzi, insegue per tutto il tempo quella che diventa la sua condanna.

giovedì 5 maggio 2022

Goro goro - Laura Imai Messina

Titolo: Goro goro

Autore: Laura Imai Messina

Edizione: Salani; 25 febbraio 2021

Pagine 160

⭐️⭐️⭐️



La prima sensazione che ho avuto all’impatto con queste fiabe non è stata molto positiva.

Principalmente perché il tono è tanto orientaleggiante quindi pregno di significati simbolici e morali poco chiare che fatico sempre a condividere quando leggo questi libri.


Inoltre poi non ho apprezzato molto le continue onomatopee con suoni che oltretutto si rifanno sicuramente a termini giapponesi e che perciò in italiano risultano poco attinenti.


A questo si aggiunga che per me il senso della prima storia, quella di Daruma, risulta fortemente ambiguo: bisogna diventare tondi per poter tornare sempre diritti? Credo che esistessero diversi modi migliori per sottolineare il potere della resilienza; non credo che mostrare un bambino che va in pezzi sia il più efficace, soprattutto perché un po’ forte come immagine.


Devo ammettere però che, da dopo la fiaba della volpr Ko-kitsune-ne che vince la paura per puro caso senza alcun merito particolare, e dopo quella dei Demoni Hikari (di cui mi è piaciuta tantissimo l’immagine del raccogliere la luce ma di cui confesso di non aver capito minimamente la morale) e quella dei tre bambini Momotaro, Urihime e Imotaro, che ho trovato decisamente scarna col “bisogna sempre provarci anche in modo diverso, perché in un modo o nell’altro, alla fine, si riesce di certo”, dalla storia di Daidara-bocchi, il bambino di fango, che è un inno al potere e al valore della diversità, ho cominciato ad apprezzare maggiormente queste fiabe (ad eccezione di quella delle due ragazze che si scambiano i sogni che, più che un inno all’amicizia, sembra voler dire che bisogna inseguire obiettivi materiali).



In particolare mi ha fatto tantissima tenerezza l’uccellino chiacchierone Uguisu, la storia di Yamabiko, la voce della montagna, che da eco diventa una sorta di oracolo, e quella delle avventure di Uso-tsukino, che gli insegnano la forza delle storie che racconta e l’importanza della fantasia.



E poi una menzione a parte meritano le illustrazioni: tutte le storie di questo libro sono illustrate con immagini meravigliose che lo rendono veramente una chicca da acquistare e tenere come un gioiellino per sfogliarlo con i bimbi anche solo per guardarle e costruirci nuove storie.



domenica 17 aprile 2022

L' ANGOLO VINTAGE 2.0 e L' ANGOLO DEL CLASSICO La peste - Albert Camus

 



Per queste rubriche in collaborazione con altri blog e una storica del blog, ho letto un classico per cui credevo fosse arrivato il momento, visto il periodo, e invece forse non era proprio così...


Titolo: La peste
Autore: Albert Camus
Edizione: Bompiani; 13 giugno 2017
Pagine 336
⭐⭐⭐


Ho finito questo libro già da qualche giorno ma ho espressamente deciso di aspettare a scriverne la recensione per non rischiare di dare giudizi eccessivi e di non farmi condizionare dalla turbolenza di sensazioni sperimentate.


In realtà turbolenza è il termine scorretto perché non ho provato alcun tipo di emozione fino all’ultima parte del libro, in cui la personalizzazione delle reazioni dei singoli personaggi e l’espressione delle loro emozioni, mi hanno realmente coinvolta, cosa che fino a quel momento non era proprio successa.

mercoledì 13 aprile 2022

Magica amicizia-Andrea Bouchard

Titolo: Magica amicizia

Autore: Andrea Bouchard

Edizione: Salani; 1 settembre 2011

Pagine 183

⭐️⭐️⭐️


I 4 bambini di questo libro sono 4 bambini speciali: Viola adora le piante e la natura, Musli riesce a comunicare con tutti gli animali, Pandora trasforma qualsiasi oggetto in dolci prelibati, Mobli è un inventore che riesce a far fare agli oggetti quel che vuole.

Ma dal giorno in cui si incontrano per caso in campeggio, sarà la loro amicizia ad essere magica perchè, al di là dei loro poteri, sarà ciò che gli permetterà di realizzare grandi cose e perfino di salvare i bambini rapiti dall’Uomo di ghiaccio per fargli costruire le sue invenzioni inutili ma che creano dipendenza.


Leggere questo libro è equivalso per me a tornare bambina, a quando tutto era possibile, e le amicizie dell’estate si desiderava non finissero mai e si odiavano quelle distanze che il ritorno metteva tra te e il nuovo amico trovato.

Questi 4 amici riescono a cambiare le cose con grande coraggio.

L’amicizia è il collante che rende possibile realizzare questi cambiamenti, è il fulcro di tutto e, per qualcuno di loro, si trasforma anche in qualcosa di più. 


Ma entrano anche in gioco il discorso sull’ecologia e l’inquinamento, e contro la violenza sugli animali, e su come sarebbe più bello se non esistessero più le auto.

E si affronta anche quello sui genitori separati e sulla comunicazione difficile tra le due parti, anche se qui viene a mio parere liquidato con un po’ troppa superficialità.

E in più troviamo anche il tema della dipendenza dalle tecnologie che ci rendono incapaci a svolgere anche i compiti più basilari che si sono svolti da sempre.

Infine incontriamo anche personaggi politici che si lasciano corrompere pur di avere più consensi.


Insomma un piccolo scrigno che contiene tante perle, ma trattate con la spontaneità e la semplicità di 4 magici piccoli amici.


Grazie alla Salani per questa piacevole lettura consigliata dai 9 anni in su.

giovedì 17 marzo 2022

L' ANGOLO VINTAGE 2.0 Lo scafandro e la farfalla - Jean - Dominique Bauby

 


Per l'angolo vintage di questo mese ho scelto un libro che avevo lì ad aspettarmi da tantissimo tempo e purtroppo sarebbe stato meglio lasciarlo lì...

Titolo: Lo scafandro e la farfalla
Autore: Jean - Dominique Bauby
Edizione: TEA; 1999
Pagine 126
⭐⭐⭐

Ho scelto questo libro in occasione della giornata della disabilità, decidendomi finalmente a leggerlo dopo averlo tenuto lì in attesa per anni, in parte anche perché mi spaventava.

In effetti la tematica non è semplice.
L’autore descrive la propria esperienza, dopo esser caduto nella locked in syndrome, in seguito a un incidente che ha danneggiato il suo tronco encefalico.
Si tratta di una patologia tanto rara quanto terribile perché il corpo diventa la propria prigione, lo scafandro che appesantisce l’anima leggera interiormente come una farfalla, e sempre attiva ed efficiente come se non fosse cambiato nulla.
E questa credo sia la sofferenza peggiore: capire tutto ma non poter controllare il proprio corpo né interagire col mondo esterno se non con il battito degli occhi, che è il metodo con cui l’autore è riuscito a dettare questo libro.

Come storia però mi è dispiaciuto leggere poco della vita dell’uomo, precedente all’incidente, a parte gli episodi relativi alla relazione con una compagna che però non si capisce bene se sia la ex moglie o la compagna successiva, né si capisce bene che fine abbia fatto poi nel presente.
Ugualmente del lavoro e delle sue abitudini precedenti leggiamo giusto qualche accenno non ben inquadrato, insieme all’incontro in chiusura con i due figli e la ex moglie.
Mi sarebbe invece piaciuto leggere di più delle sue emozioni e di quel che gli fa provare la sua condizione attuale, perché sicuramente non si tratta di qualcosa di facile.

Ho trovato invece ben delineate le reazioni di chi assiste ai suoi spostamenti con imbarazzo e disagio, e anche quelle dei parenti e amici che preferiscono non andarlo più a trovare per non trovarsi in difficoltà davanti a tale spettacolo, o anche dei parenti che lo chiamano al telefono e fanno un monologo perché lui non può parlare.
Molto toccante è il capitolo che descrive il rapporto con il padre che si trova bloccato anche lui negli spostamenti pur non avendo la sua stessa sindrome.

Il tema dell’eutanasia e della morte assistita mi ha fatto fare diverse volte negli ultimi tempi delle riflessioni non tanto o non solo sull’aspetto etico, quanto piuttosto su quello della forza di volontà che permetta di far fronte alle immani difficoltà di certe situazioni di invalidità così estreme, a mio parere unico discrimine tra chi decida di resistere e lottare e chi invece si arrenda.
Nonostante tutto ne consiglierei comunque la lettura a tantissime persone oggi per imparare a dare il giusto valore alla vita, per quanto ingiusta ci possa sembrare.

Ora vado a sbirciare le letture delle altre, non andate anche voi?

venerdì 11 marzo 2022

PURCHE' SIA DI SERIE I custodi della biblioteca - Glenn Cooper

 



Per l'appuntamento consueto con la rubrica mensile dedicata alle serie in collaborazione con gli altri blog riportati nel meraviglioso banner ideato dalla bravissima Dolci, di cui consiglio di andare a scoprire l'esperienza di lettura capitata questo mese, ho scelto di terminare questa trilogia che mi aspettava da un pò di tempo, e probabilmente perchè avevo intuito come sarebbe andata a finire. Forse sarebbe quasi stato meglio continuare a lasciarla in sospeso...


Titolo: I custodi della biblioteca (La biblioteca dei morti #3)
Autore: Glenn Cooper
Edizione: Nord; 15 novembre 2012
Pagine 391
⭐⭐⭐


Qui Will, che si era ritirato in pensione a vivere su una barca della Florida, distante dalla moglie Nancy che continua a lavorare per l’FBI e dal figlio Philip, verrà costretto a ricominciare ad indagare dalla misteriosa scomparsa del ragazzino, di cui si sa solo che è stato contattato da una giovane inglese e che si è recato lì.

Nancy osserverà le indagini da lontano con ansia, costretta a restare in patria per un secondo caso Doomsday aperto dopo l’invio di alcune cartoline di morte come le prime, che hanno colpito dei cittadini americani cinesi che sta portando gli USA sull’orlo di una crisi diplomatica internazionale col paese orientale.

Nel frattempo seguiamo le disavventure nell’anno 1296 sull’Isola di Wight in un misterioso monastero.

sabato 22 gennaio 2022

TU LEGGI? IO SCELGO!!! - Sei di corvi - Leigh Bardugo

 

Ho letto questo libro come scelta tra le letture dal blog La lettrice sulle nuvole, per la rubrica mensile in cui si deve scegliere un titolo tra quelli letti da una delle blogger a cui si è state associate con estrazione. Ed ebbene sì a me è toccato proprio quello di Chiara!😃
L’ho scelto perché era un titolo che mi aspettava da un po’ e di cui avevo già pronta tutta la serie.
Purtroppo però non ne sono rimasta entusiasta, anche se non saprei dire esattamente perché. E ora ve ne parlo.


Titolo: Sei di corvi
Autore: Leigh Bardugo
Edizione: Mondadori; 24 settembre 2019
Pagine 408
⭐⭐⭐



Con Sei di corvi ho fatto per la prima volta conoscenza con il mondo Grisha, che non mi è dispiaciuto.
Nina e un altro personaggio sono dei Grisha, fanno parte cioè di quel popolo di creature che possiedono dei poteri dalla nascita e che per questo sono perseguitati dagli altri popoli.

mercoledì 12 gennaio 2022

Purchè sia di serie - La bugia di un vicino - Blake Pierce (Chloe Fine #2)

 


Bene, continuiamo anche questo mese l'appuntamento che diventerà spero fisso e che riuscirò a mantenere questo tra i buoni propositi per il nuovo anno, cioè quello di proseguire (e magari portare a termine) le millemila serie che ho lasciato in sospeso negli anni.

Questo mese ho scelto di proseguire una serie di un autore che avevo letto un bel pò di tempo fa, cioè Blake Pierce.


Titolo: La bugia di un vicino (Chloe Fine #2)
Autore: Blake Pierce
Edizione: self published; 
Pagine 198
⭐⭐⭐



Era da tanto che pensavo a proseguire col secondo di questa serie, perché nonostante il primo non mi avesse davvero conquistata, avevo intuito che nell’autore, al tempo alle prime armi, ci fosse del potenziale.
E sicura hanno contribuito a tentarmi le continue mailing list in cui mi avvisavano delle nuove sue pubblicazioni: sì è un autore decisamente prolifico!

E in effetti questo secondo volume della serie che vede protagonista Chloe Fine, 27 anni, appena entrata nel FBI, è meglio del precedente, più strutturato, trama e intrecci costruiti molto meglio e con più accuratezza.

sabato 8 gennaio 2022

Il digiunatore - Enzo Fileno Carabba, in ANTEPRIMA!!!!!

 

Titolo: Il digiunatore
Autore: Enzo Fileno Carabba
Edizione: Ponte alle grazie; 13 gennaio 2022
Pagine 256
⭐⭐⭐

Mi sono avvicinata a questo libro molto incuriosita dal tema.
Si tratta della biografia romanzata di Giovanni Succi, un personaggio poco conosciuto, facente parte del gruppo dei digiunatori, attivi nel corso dell’800 nel mondo, a cui si è ispirato anche Kafka per un suo libro.
In effetti la curiosità è stata appagata perché Succi è stato di certo un personaggio fuori dagli schemi, molto originale e sopra le righe, da quando da bambino ha rifiutato il pasto dicendo “Oppa oba” a quando è morto.
Le sue stravaganze non si sono fermate solo al digiuno, che per lui era diventato una vera e propria ragione di vita, ma hanno avvolto tutto il modo in cui ha affrontato la propria esistenza, dai viaggi che ha fatto tra Africa e America, alle usanze che ha scoperto e assimilato, alcune degne di nota e che sarebbero da tramandare ai giorni nostri, ai personaggi di cui amava circondarsi.

“Parlavano a turno. Chi parlava doveva stare su una gamba sola. Quando non ce la faceva più e poggiava la seconda gamba doveva smettere di oarlare. Un ottimo sistema per raggiungere la sintesi.”

Quale è stata la mia meraviglia nello scoprire che personaggi si siano interessati a lui, primi fra tutti Charcot e Freud.
Quale psicologa mi è un po’ dispiaciuto che alla fine il suo caso non sia stato approfondito, oltre che dal punto di vista fisiologico, ambito al quale diversi medici hanno provveduto, anche dal punto di vista delle energie in gioco o pulsioni, per dirla coi termini del tempo, che lo hanno mosso.
Non ho potuto fare a meno di pensare che in qualche grado fosse presente in lui una psicopatologia, senza dubbio la megalomania più volte citata, e ciò soprattutto per il fatto che non sono mai state riportate in lui reali aspirazioni a una trascendenza nè motivazioni superiori.

“Giovanni fu aggredito dal senso di colpa. Cercò di scrollarselo di dosso, per niente mai nella sua vita l’aveva preparato a un simile peso. Mai si era preoccupato degli altri per più di dieci minuti, forse venti. Ma niente. La morte dell’amico era colpa della sua esuberanza, della sua smania di grandezza, del fatto che non accettasse la condizione umana. Anche suo padre, sua madre e sua nonna erano morti e lui se ne accorse sul serio solo in quel momento. Prima lo sapeva, ma ora lo realizzò, fu una bordata spaventosa.”

Ma non ho potuto fare a meno anche di innervosirmi nel vedere come, invece della sana curiosità scientifica, la reazione della comunità sia stata, come sempre nel corso delle epoche, quella di rinchiuderlo in manicomio, perché il diverso viene temuto e visto come pericoloso.

“È difficile trovare qualcuno che non sia convinto di avere il diritto di educare gli altri. Nel mondo pare ci siano più educatori che educandi. Con simili guide, non si capisce perché le cose vadano male.”

“Non lo faceva per cattiveria, anzi l’opposto: correggere era il suo modo di amare.
Giovanni invece non correggeva nessuno e non lo fece mai durante tutta la vita, per quanto sappiamo. Ad apprezzare i pregi degli altri sono buoni tutti. Ma lui apprezzava i difetti, o perlomeno lasciava correre. Forse per questo le persone lo cercavano, si sentivano accolte e godevano della sua compagnia megalomane ma gentile, tutti, senza eccezione, al di là di quello che pensavano delle sue prodezze.”

Ciò che però non ho apprezzato è stato che nel libro non risalti in alcun modo la motivazione della scelta dell’autore di narrare proprio di questo personaggio in particolare e della sua vita e non di quella di miliardi di altre persone degne di nota che hanno soggiornato su questa Terra nei secoli.
E questo mi è mancato, soprattutto perché, non essendo una biografia nel senso esatto del termine, sarebbe stato per me importante recepire il messaggio che secondo Carabba può portare a noi oggi Succi, se non è facilmente intuibile quello che Succi voleva a suo tempo portare (per me come dicevo nessuno).

“Giovanni avvertì un disagio che non avrebbe saputo spiegare, forse perché non era un disagio. Tutta quella gente attorno vestita in maschera (anche i medici erano vestiti in maschera), padrona di misurarlo quando voleva: ma lui dov’era? Era forse nel numero dei propri passi? O nei battiti del suo cuore? Doveva essere da un’altra parte. Tutte quelle misure lo allontanavano dal centro.”

Ciò che io ho fatto durante tutta la lettura è stato chiedermi come potessero tali uomini riuscire a restare per così tanto tempo digiuni senza ripercussioni sul fisico.
E, inevitabilmente, la domanda successiva nelle mie riflessioni è stata: se si può fare a meno del cibo a questi livelli, di cosa potremmo riuscire a #fareameno nelle nostre esistenze? E questa è una domanda su cui mi interrogo in modi diversi da tempo, un po’ a causa di questa pandemia, che mi ha fatta realizzare come al giorno d’oggi diventino sacrifici immani anche piccole rinunce a cui abbiamo dovuto far fronte, che invece in passato hanno vissuto come ineluttabili, ma anche a causa di questo inizio del nuovo anno che porta sempre con sé i migliori propositi, oggi non solo per la propria vita ma, anche indirettamente, per provare a rendere il mondo un po’ migliore.

I miei propositi sono stati così quelli di #fareameno dell’auto per i tragitti più brevi o col bel tempo, della tecnologia per alcune ore al giorno, dei prodotti confezionati nella plastica per ridurne ancora di più l’uso di quanto già non faccia, e dei prodotti confezionati che è possibile preparare in casa, anche se sarebbero senza dubbio più veloci.

E voi ci avete mai pensato? Di che cosa potreste decidere di #fareameno?

venerdì 24 dicembre 2021

Tu leggi? Io scelgo... Dillo tu a mammà - Pierpaolo Mandetta

 



Eccoci al nuovo appuntamento mensile con le letture scelte da altre blogger, da un'idea di Rosaria del blog Niente di personale, gestita da Chiara di La lettrice sulle nuvole.
Ogni mese si verrà abbinati a sorte ad uno degli altri blog partecipanti e si dovrà scegliere un titolo tra i libri lì recensiti.
Questa volta mi è toccata Dolci e ne sono stata entusiasta per i millemila titoli che avrei voluto leggere tra cui avevo solo l’imbarazzo della scelta.

Alla fine mi sono decisa per questo di Mandetta perché era uno dei più datati e perchè avevo voglia di riflessioni e qualche risata, che era ciò di cui leggevo nelle recensioni, e quindi è andata.
Purtroppo per me non è scattato il colpo di fulmine come per gli altri.


Titolo: Dillo tu a mammà
Autore: Pierpaolo Mandetta
Edizione: Rizzoli; 11 maggio 2017
Pagine 322
⭐⭐⭐


Ma iniziamo dalla storia: nella trama si legge del coming out che Samuele deve fare con la sua famiglia arrivato ai trent’anni, in occasione del suo imminente matrimonio.
Per far ciò deve tornare da Milano, città in cui si è trasferito, e dove vive e lavora, a Trentinara borgo del Cilento, da cui proviene.
Ma in realtà la trama nasconde molto altro e va ben oltre questi aspetti, perché i tormenti amorosi del protagonista Samuele nascondono quelli di una generazione insoddisfatta che non trova posto in questa società fatta di arrivismo e materialismo e di finti valori e egoismo dominante, in cui diversi suoi amici si arrendono e scelgono di lasciare quei lavori in cui devono competere ogni santo giorno con colleghi e concorrenti che fanno battutine acide e sorrisi finti e aspettano solo un passo falso per farti le scarpe, oppure, molti di più, scrivono le mail alla rubrica per ricevere consigli per la loro insoddisfazione.

Ma troviamo anche raccontato il dramma di doversi trasferire al nord dal sud, lasciando le terre amate perché non offrono lavoro ma nemmeno possibilità di realizzazione personale perché ferme a qualche decennio prima, anche se poi sarà proprio questo che costituirà anche il risvolto della medaglia, rivelandone anche i pregi di una vita molto più a misura d’uomo, scandita da ritmi diversi, da valori diversi e da rapporti personali ancora sinceri.
E questo scatenerà in Samuele il dilemma tra il tornare a Milano o restare giù, dopo aver finalmente fatto pace con le proprie origini.

“Andare, tornare, restare. A volte sono consigli, a volte imposizioni, a volte condanne. Ma è curioso notare come questo riguardi sempre gli altri. “Hai fatto bene”: chi è rimasto lo ripete con un preciso godimento, che facciamo bene a emigrare. A me fa sentire in bocca l’amaro della sconfitta, invece, e non la grinta dell’opportunità. Vorrei non essere costretto ad agitare il fazzoletto e a porgere i saluti alle mie montagne.”

“Vorrei essere insensibile, disumano, supponente. E invece li amo. Li guardo e li amo per la prima volta, di nuovo. Come si ama chi viene al mondo, chi è appena nato e lo si guarda con candore, senza filtri e pregiudizi. Sono perfetti così come sono e devo obbligarmi a fare i conti con i sentimenti che un saluto comporta. Senza sminuirlo o fare finta che non abbia il valore che inevitabilmente gli attribuisco.
Li amo. Vi amo.”

In più ci troviamo anche, un po’ secondaria ma non troppo, la difficoltà di discernere tra i rapporti nella propria vita, del capire quali siano le persone realmente importanti e a cui dare peso e quali invece quelle da lasciar andare, anche quando a volte costituiscano delle questioni irrisolte e che hanno segnato il nostro passato.

In tante di queste riflessioni avrei potuto ritrovarmici se fossero state delineate in una maniera un po’ più spontanea, meno forzata e lamentosa.
Purtroppo invece mi sono ritrovata, per tre quarti del libro, a leggere dei patemi d’animo di questo ragazzo, nemmeno tanto giovane, che passa il tempo a tormentarsi e non in maniera costruttiva ma principalmente sfuggendo ai problemi, nascondendosi e evitandoli, cercando di negarli.

Purtroppo l’empatia con lui non è proprio scattata, e non so se sia perché in fondo non mi abbia davvero convinta il tono della scrittura un po’ ambiguo, che mi è sembrato oscillare indeciso tra un tentativo di ironia che non avesse il coraggio di spingere troppo, e un’introspezione che però non si esprime mai davvero, non dà pareri o punti di vista attraverso i personaggi, ma descrive solo i problemi e alcuni modi di esprimerli.

Avrei potuto immedesimarmi nel protagonista un po’ per la mia situazione lavorativa ma anche per la mia identità di donna meridionale trapiantata in Emilia. Purtroppo questo non è successo e mi sono ritrovata a leggere per la maggior parte del tempo, delle giornate trascorse da quest’uomo, senza un vero obiettivo, vagando da un luogo all’altro e da una persona all’altra, con tanta noia, fino all’ultima parte dove comunque non ritroviamo nessuna vera “risoluzione” ma dove almeno leggiamo finalmente di un Samuele che si decide a portare a fondo i propri interrogativi e a scavare dentro di sè.

Ho apprezzato molto di più alcuni personaggi secondari come per esempio Claudia, cinica e ironica apparentemente, ma che poi svela la propria natura di donna bisognosa di affetto, e dei parenti che potrebbero essere i parenti di una qualsiasi famiglia del sud, come per esempio la nonna che, nonostante la sua età, non si fa fermare da tanti luoghi comuni della mentalità di paese e che riesce ad andare dritta al punto leggendo nel cuore del nipote senza bisogno di tante parole.

Ma soprattutto le tre stelline questo libro se l’è meritate per le scene rurali e le ambientazioni descritte, come quelle della sagra, o del mercato, o quelle del fare il sugo e uccidere le galline, e per gli insegnamenti della saggezza popolare e tutte quelle che evidenziano il calore umano di cui si rivelano capaci gli abitanti del posto, pur nella loro ignoranza, guardando alla persona e non ad un’etichetta.
So bene purtroppo cosa voglia dire trovarsi a fare i conti con le proprie origini e rimpiangere amaramente aspetti a cui non si era fino a quel momento data la giusta importanza, dandoli forse anche un po’ per scontati.
È per questo che non me la sono sentita di dare un voto più basso a questo libro che avrebbe per me potuto essere un capolavoro per i temi che porta, ma che invece per me si è rivelato una delusione.

“Samuele, a papà, ricordati na cosa: se una persona tiene un pensiero e basta per la testa, quel pensiero diventerà il suo padrone. Bisogna averne uno di riserva, per essere equilibrati. Se tieni due pensieri, allora potrai decidere, e un uomo che può decidere è un uomo libero.”

“-Mi sento perso. Come se non riuscissi più a controllare le cose che mi succedono. È come se...se la vita stesse controllando me. È una cosa insolita?
-Gli uomini hanno questa continua mania del controllo, ma dobbiamo lasciare a Dio il suo ruolo di architetto e di guida. Siamo gente del Sud, Samuele, facciamo quello che vogliamo, quando ci va di farlo. Siamo istintivi, di cuore e di carne. Pure se ti sei trasferito a Milano resti un ragazzo di qua. Però i tuoi antenati hanno un’altra grande virtù da insegnare, e che le nuove generazioni non rispettano. È la pazienza. Sai cosa diceva Sant’Agostino sulla pazienza? (...) che con la pazienza su sopportano i mali, mentre chi non ce l’ha e si ribella a quei mali, ne soffre il doppio.”

“Penso che sto impostando la mia vita come se dovesse durare molto a lungo. Come se contassi di avere le energie attuali per sempre. Ma ho trent’anni e se dovessi dire che è passato parecchio, da quando uscii sano e salvo da quell’aula delle superiori, mentirei. Mi è sembrato un istante. Eppure il problema sono soprattutto i ricordi, che sono pochissimi perché viviamo nel futuro, nell’apprensione e negli intervalli, negli appuntamenti d’inchiostro sull’agenda. Facciamo finta che quando avremo sistemato tutto e raggiunto ogni obiettivo, allora ci riposeremo, ci omaggeremo con del tempo per goderci...che cosa?
La vita è rapida e inconsistente. Quello che possiamo fare per tracciarne il percorso con delle bandierine solide è chiedere scusa. Almeno ogni tanto, chiedere scusa, perché fa bebe. Perché interrompe il fuggi fuggi e commuove chiunque. È questo che ci ricordiamo, nel voltarci indietro: le occasioni in cui ci siamo commossi.”

Nel banner trovate tutti i blog partecipanti e i titoli scelti. Andate pure a scoprire quanto sono state piacevoli!

sabato 13 novembre 2021

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 & L' ANGOLO DEL CLASSICO Cuore - Edmondo De Amicis

 


Ed eccoci ad iniziare anche questa nuova rubrica ideata ovviamente dalla fantasia di Chiara.

Si chiama "L'angolo vintage" perchè consiste nel leggere, una volta al mese, un libro vintage, quindi non pubblicato di recente.

Ed io proprio questo mese ne avevo scelto uno taaaantooo vintage, pensate pubblicato addirittura nel 1963. Perchè l'ho scelto? Perchè dovevo ripensare ad un titolo della mia infanzia e quale sarebbe stato più adeguato se non il meraviglioso libro "Cuore"?

Le sensazioni però sono state in parte diverse da quando ero piccola, ed ora vi spiego perchè...


Titolo: Cuore
Autore: Edmondo De Amicis
Edizione: Garzanti; 1 aprile 1963
Pagine 332
⭐⭐⭐



Ho riletto questo libro a circa vent’anni di distanza da quando lo avevo letto la prima volta ed è stato parecchio strano.
È stato uno dei primi libri letti da bambina ed era uno dei miei preferiti, ed è stato strano proprio notare che gli aspetti che ora ho trovato un po’ forzati fossero quelli che allora mi piacevano tanto.
Capiamoci: non penso che siano gli aspetti moralistici che trasudano da ogni pagina il problema, perché quelli ci sono un po’ dovunque nei libri per bambini/ragazzi, più o meno palesi. E nemmeno quelli di celebrazione della patria e del re, perché bisogna necessariamente contestualizzarli, come faremmo per un qualsiasi altro classico del resto, e sono facilmente comprensibili visto che siamo a pochi anni dalla tanto agognata Unità d’Italia e questo si sente un po’ in tutte le pagine e nelle varie celebrazioni sparse nelle giornate scolastiche di questi ragazzi.
E diciamo pure che l’aspetto più infantile che si legge tra le righe delle pagine del diario di questo ragazzo, non risulta forzato nè incomprensibile, vista l’età in cui scrive, e visto com’era la società in cui viveva, che a dirla tutta, certo sarà stata un po’ esasperata in alcuni tratti rigidi di tutto bianco-tutto nero, ma non sono convinta onestamente che fosse peggio di quella attuale, con il suo rimarcare i valori e le virtù e l’affetto familiare, rispetto a dei giovani disillusi e dal materialismo sfrenato.

NEL SEGNO DEL GIALLO La giostra dei criceti - Manzini

 

Titolo: La giostra dei criceti
Autore: Antonio Manzini
Edizione: Sellerio editore Palermo; 16 marzo 2017 
Pagine 336
⭐⭐⭐

Dunque adesso leggo Schiavone con piacere e ho imparato anche ad apprezzarlo, conoscendo un po’ diversi suoi lati, anche quelli un po’ spinosi diciamo, soprattutto riuscendone a comprendere le motivazioni.
Ho faticato però ad arrivarci e mi ci sono voluti almeno i primi due o tre libri della serie per riuscirci, e il motivo fondamentale sta nell’impatto devastante con la sua rudezza, con l’amarezza che si porta dietro, con l’angoscia che trasmette a tratti, la disillusione profonda e anche la rabbia che cova, sempre pronto a scoppiare.
In parte hanno inciso anche la sua spregiudicatezza e l’assenza totale di rispetto per le regole, di persona che trova il modo per prendersi dalla vita il più che può, dopo aver capito che nulla ti viene regalato, ma che in un tutore della legge è alquanto inusuale, ecco.
Bene qui ritroviamo tutte queste sensazioni, anche se questa volta i protagonisti sono da un lato dei piccoli e grandi malviventi che si scontrano per il malloppo di una rapina, dall’altro dei magnati della finanza, dei politici, un militare, un medico, insomma la creme de la creme dei potenti romani che organizzano il progetto innovativo “Anno zero” per ridurre il numero eccessivo di pensioni che grava sulla società.

domenica 7 novembre 2021

NEL SEGNO DEL GIALLO La maestra bugiarda - S. E. Lynes


Thriller davvero atipico, che fino alle ultime ottanta pagine circa, non mi sembrava nemmeno un thriller, e forse non lo definirei come tale nemmeno adesso, a parte per un paio di omicidi messi lì apposta.


Titolo: La maestra bugiarda
Autore: S. E. Lynes
Edizione: Newton Compton; 24 giugno 2019
Pagine 348
⭐⭐⭐

Pippa è una insegnante e scrittrice che non ha avuto grande successo. A dire la verità anche la sua vita è stata finora fallimentare: il suo lavoro non la soddisfa, suo marito l’ha tradita con un’altra donna, beve tanto e si lancia di continuo in storie di sesso, e perfino la sua migliore amica Marlena, sta cominciando a spazientirsi del suo continuo chiedere aiuto e di gettarsi a capofitto in situazioni rischiose. Proprio come quella che comincia quando fa entrare in casa un venditore porta a porta, ex galeotto, per potersi ispirare alla sua vita nel trovare il personaggio perfetto per il suo nuovo libro.

Non sempre tutto è come sembra, ma questo vale soprattutto per lei, dalla personalità ambigua e eternamente insoddisfatta, segnata dalle esperienze della sua infanzia.

mercoledì 13 ottobre 2021

NEL SEGNO DEL GIALLO Il lato oscuro - Lisa Unger

 

Titolo: Il lato oscuro
Autore: Lisa Unger
Edizione: Timecrime; 2 luglio 2020
Pagine 324
⭐⭐⭐


La protagonista, Rain Winter, è una giovane donna sposata con Greg e mamma della piccola e dolce Lily. È giornalista in pausa maternità. La sua vita viene sconvolta quando una mattina al notiziario ascolta la notizia dell'omicidio di un uomo...
La sua mente inizia ad elaborare ogni dato circa il caso Markham e collegarlo ad un altro caso... Quello che la coinvolge da molto vicino e strettamente legato alla sua esperienza personale...

Salute! - Patch Adams

 

Era inevitabile per me finire per leggere questo libro su Patch Adams e il suo progetto, dopo aver tanto amato il film con il mio amato Robin Williams.

Titolo: Salute!
Autore: Patch Adams
Edizione: Feltrinelli; 26 marzo 2014
Pagine 262
⭐⭐⭐



Dopo aver fondato la terapia con lo humour, il medico si è dedicato al progetto ben più ambizioso, della costruzione di un ospedale innovativo in cui venisse applicata e dove le cure fossero gratuite per qualsiasi paziente, che ha poi preso forma nel Gesundheit institute in Virginia.

In questo libro si parte dalla vita del dottore e dalle sue prime riflessioni sullo stato della medicina attuale negli USA, e su come sia caratterizzata da un atteggiamento di serietà e solennità di fondo, da un distacco molto forte tra la parte scientifica e quella umana nell’approccio al paziente, e da una grande attenzione all’aspetto economico e a quello legale di tutela del medico nella responsabilità personale.
Poi si passa al racconto di come si sia formato il gruppo di equipe dell’ospedale e da come abbiano cominciato a fondare una comune, per poi passare alla vera e propria progettazione dell’ospedale e alla ricerca dei fondi per farlo, insieme a una sorta di manifesto della filosofia che vi regnerà, sia per i professionisti coinvolti, oggi e in futuro, ma anche per tutte le persone comuni, come principi da applicare nella loro vita.

martedì 28 settembre 2021

L'ANGOLO DEL CLASSICO Racconti di Pietroburgo - Nikolai Gogol


Come ormai saprete bene non amo i racconti, ma invece apprezzo tanto lo stile narrativo di questo autore e perciò mi sono lasciata convincere a leggere questo libro di cui avevo già letto due racconti restandone molto colpita.


Titolo: Racconti di Pietroburgo
Autore: Nikolaj Gogol'
Edizione: Adelphi; 13 febbraio 2013
Pagine 352
⭐⭐⭐

Il primo è Il naso, racconto surreale e allegorico sulla storia di un uomo che perde il naso e che lo vede andare in giro per conto suo fingendo di non conoscerlo, e pena per recuperarlo.

Il ritratto è composto in realtà di due racconti sullo stesso tema di un ritratto di un personaggio malvagio che continua a portare con sè l’anima del proprietario raffigurato, anche quando questo non è più in vita.

È tra tutti quello che mi è piaciuto di più.

lunedì 30 agosto 2021

Ally nella tempesta. Le sette sorelle #2 - Lucinda Riley

 

Titolo: Ally nella tempesta. Le sette sorelle #2
Autore: Lucinda Riley
Edizione: Giunti; 12 giugno 2018
Pagine 656
⭐⭐⭐


Alcyone, detta Ally, è la seconda delle sette sorelle che conosciamo dopo Maia, ed è quella che condivideva con Pà Salt l’amore per il mare e la vela. Infatti la troviamo impegnata nel riposo dall’ultima competizione nautica in compagnia di Theo, quando arriva la notizia della morte del padre adottivo.
Logicamente sconvolta, l’ultima cosa che desideri è seguire i suggerimenti lasciati a tutte dal padre per risalire alle proprie origini, ma sarà il destino purtroppo maligno a decidere per lei e determinare le sue scelte.

giovedì 26 agosto 2021

L' ANGOLO DEL CLASSICO La montagna incantata - Thomas Mann

 

Titolo: La montagna incantata
Autore: Thomas Mann
Edizione: CDE Corbaccio; 1993
Pagine 1231
⭐⭐⭐


Ho avuto bisogno di lasciar sedimentare questa lettura qualche giorno prima di decidermi a scriverne.
Purtroppo nonostante ciò non riesco a concedergli una stellina in più come avrei voluto.

Hans Castorp nasce come emblema di quel mondo borghese dell’epoca, che l’autore ha vissuto direttamente, che si rinchiudeva nei sanatori in montagna per anni, con malattie spesso inesistenti o esagerate rispetto ai piccoli acciacchi che manifestavano realmente, vivendo fuori del tempo a spese delle loro famiglie ricche.
Esperienza questa che Mann ha rischiato di fare quando, in visita alla moglie che ci ha trascorso un breve periodo, si era buscato un raffreddore.
E in questo il protagonista è perfettamente riuscito: la permanenza al Berghof dove si trova in visita al cugino Joachim, è prima forzata, poi diventa una vera e propria dipendenza, trasformando i tre mesi iniziali in sette anni, come gran parte delle persone che ci si trovano, che lo prendono come possibilità di vivere realmente un contesto sociale facendo esperienze che altrimenti nella loro vita quotidiana gli sarebbero state negate.