È davvero complicato per me ora recensire questo libro, dopo un gdl lungo quasi un mese, per cui ringrazio Baba del blog Desperate bookswife.
Si tratta della storia della famiglia Cleary, che parte dalla Nuova Zelanda con i capostipiti Fiona e Paddy, e i tanti figli che ne discendono, che si spostano in Australia grazie alla donazione della sorella di Paddy, Mary, irlandesi di origine, della tenuta di Drogheda con i suoi allevamenti di pecore.
Prosegue poi con i figli di Meggie, Justine e Dane, che spostano la narrazione in Europa, tra Roma e Londra.
“Continua a dormire, poiché soltanto i buoni muoiono giovani. Perché ci affliggiamo? Sei fortunato ad esserti sottratto così presto a questa tediosa esistenza. Forse l’inferno è questo, un lungo periodo legati alla schiavitù sulla terra. Soffriamo le pene dell’inferno vivendo...”
Questo è lo spirito di tutto il libro, dall’inizio alla fine, della storia di tutti i componenti della famiglia Cleary nelle tre generazioni che incontriamo durante quasi un secolo, in particolare per le donne.
Protagonisti ce ne sono tanti ma su tutti spiccano Fee, la capostipite, e Meggie, unica sua figlia femmina, e padre Ralph de Bricassart, da un lato, e poi Justine e Dane, i figli di Meggie, dall’altro. Accanto a loro però si muovono tantissimi altri personaggi tra cui i fratelli di Meggie, che restano però un po’ in secondo piano sul totale del libro, pur risaltando in alcuni singoli momenti.
Per me su tutti emerge Justine, che sola riesce a cercare il riscatto e liberarsi dai propri demoni, mentre tutti gli altri finiscono per essere causa della propria fine disastrosa nonostante fosse chiaro dove li avrebbero condotti le loro azioni e le scelte fatte, così come fa un uccello leggendario che intona il suo canto migliore proprio mentre è infilzato da una spina di rovi.



