Finisco questo libro con fatica, non dovuta al libro, che comunque di per sè non è facile, ma perché due libri narrati con la tecnica dello stream of consciousness (subito prima avevo letto L’urlo e il furore) in fila sono veramente troppi.
Il libro è, come sempre per la Woolf, un libro complesso, non per la trama che è molto semplice, basata sulla narrazione di un’unica giornata che si svolge in parallelo da diversi punti di vista, ma in particolare da quelli di Clarissa Dalloway, di Peter Walsh, suo ex amante e tale per l’eternità, e di Septimus Warren Smith.
La complessità sta nella ricchezza di temi che porta, e di sensazioni e impressioni forti della vita, che l’autrice fa veicolare dai suoi personaggi, chiaramente parlando per loro bocca.
La tecnica scelta è l’unica che ci permette di entrare a contatto strettissimo con i pensieri dei personaggi, e, se da un lato di solito presenta l’ostacolo di non offrire chiari appigli per i cambi di scena e di pov, dall’altro la Woolf è stata talmente abile a rendere comprensibile chi stesse parlando che questa difficoltà è stata attutita.
In particolare la scelta di vocaboli e di stili così fortemente evocativi, e l’abilità di scegliere semplici elementi di scena per effettuare il collegamento tra i personaggi, hanno reso questa esperienza ancor più piacevole.