Era la prima volta con la Nemirovsky per me.
Finora avevo sempre teso a rimandare questo incontro perché la temevo, e in effetti aveva senso.
Ho letto questi due romanzi brevi grazie a un libro viaggiante e la sensazione è come di un pugno.
La scrittura è scorrevole e piacevole ma i temi sono belli tosti.
In tutti e due i romanzi, che narrano vicende molto diverse, si nota la stessa idea di fallimento dell’umanità.
Nel primo caso assistiamo alla disfatta di una famiglia costretta a fuggire dalla oppressione russa fuggendo in Francia dovendo fare a meno di tutte le ricchezze a cui erano abituati e alla libertà vera, vivendo sempre braccati e costretti, estranei alle abitudini francesi. E qui vediamo contrapposte la figura della vecchia balia che li raggiunge con i gioielli d’oro che teneva nascosti, dopo che i due ragazzi sono tornati dalla guerra, e che resta legata al passato e a quel che erano prima, e le figure dei giovani che invece cercano con grandi sforzi di emanciparsi dal loro passato e adeguarsi ai nuovi canoni.
Nel secondo invece abbiamo: una madre arrivista, che mira a raggiungere ricchezza e nobiltà e che quando, finalmente ha avuto la fortuna che il marito ci sia riuscito, teme di vedersi portare via la scena dalla figlia nel pieno di giovinezza e purezza, che le fanno temere una strenua concorrenza; un padre poco presente, che crede di aver svolto il proprio ruolo in maniera adeguata solo provvedendo a questa conquista, ma che si cura poco e niente dell’aspetto affettivo e che teme gli scontri; una figlia succube, incapace di opporsi davvero alle ragioni della madre ma che si afferma solo tramite vendette infantili e la bieca rivalsa che ne consegue.
