martedì 28 marzo 2023

Ci provo con… Io ti ho trovato - Lisa Jewell


E rieccoci con la rubrica in cui proviamo a conoscere nuovi autori anche, perché no, qualche volta spingendoci al di fuori della nostra confort zone.

Questo mese con questa rubrica non mi è andata benissimo perché non è un libro che non mi sia piaciuto ma un forse, che mi ha completamente spiazzata e che, potenzialmente sarebbe anche una lettura piacevole però non era quello che cercavo in questo momento, e cioè un thriller bello intenso.



Io ti ho trovato - Lisa Jewell

Neri Pozza, maggio 2017; 349 pagine

⭐️⭐️⭐️


Il punto di partenza della storia raccontata in questo libro è abbastanza comune: il classico uomo ritrovato sulla spiaggia da una donna, Alice, dopo aver perso la memoria e quindi senza identità, e questa che può immaginare di lui quel che le pare.

L’originalità di questo libro però sta nelle storie trasversali: quella di Lily, giovane ucraina arrivata da poco in Inghilterra dopo il matrimonio con Carl Monrose, che ne denuncia la scomparsa e comincia a cercarlo col collega di lui, Russ, e quella riferita al passato, precisamente al 1993, di due fratelli adolescenti, Graham e Kirsty, che, in vacanza con la famiglia, incontrano lo strano Mark Tate, che sconvolge le loro vite.

Questa trovata dell’alternarsi nella narrazione dei tre piani, fa nascere il mistero.

Lo sconosciuto smemorato, ribattezzato Frank, sarà Mark? Sarà pericoloso? Cosa nasconderà?

Ora, lette queste parole, verrebbe automatico pensare a un thriller ma no. Si tratta di…boh mi viene difficile in realtà definire il genere di questo libro perché non è nemmeno un giallo, dato che non c’è nessuno che indaghi nel vero senso del termine ma c’è un solo momento, alla fine, in cui i diversi protagonisti mettono insieme i pezzi e fanno una piccola ricerca che dura veramente poco.

E anche definirlo un romance, nonostante la storia d’amore sia centrale, mi sembrerebbe riduttivo, perché è vero che è presente ma il fulcro è il mistero e non il rapporto di coppia.

E questo mistero dura fino alle ultime pagine, in cui viene svelato tutto e vengono tirate le fila delle varie vicende.

Gli eventi che si sono svolti nel passato sono quanto di più crudele possa esistere, soprattutto nella conclusione, dove le false speranze vengono purtroppo deluse.

Ma tutto lo svolgimento è costruito molto molto bene e anche la scrittura è talmente scorrevole e svelta da portarti a voler leggere ancora per saperne di più, macinando pagine dopo pagine fino a renderti conto di essere arrivato alla fine.

La protagonista mi infastidisce parecchio non tanto per il suo essere sfigata, incapace, senza personalità e totalmente sprovveduta, quanto per il suo sbavare dietro al primo che arriva, commiserarsi e mettere a rischio i figli ogni minuto, comportandosi per niente da madre.

Nemmeno Lily mi piace, così spocchiosa, egoista e piena di sè, al punto da dare ordini a un uomo appena conosciuto, ma di lei mi ha però toccata la lucidità, soprattutto che riesce a mantenere nel momento in cui emerge la verità. Non so se ne sarei stata capace.

Quello che più mi piace è Graham, soprattutto nella ricostruzione ma anche nel suo affrontare la realtà e ricostruirsi.

Sono curiosa di leggere altro dell’autrice e vedere se questo sia solo stato un caso fortunato o se la sua abilità sia confermata.

lunedì 27 marzo 2023

Questa volta leggo… La danza delle rane - Guido Quarzo

E per questo mese il tema delle nostre letture è stato deciso nella parola sport, come si può vedere dal bellissimo banner della grafica Dolci.

Stavolta ho faticato davvero tanto a trovare qualcosa che mi convincesse e andasse bene per il tema senza travisarlo.

E poi alla fine, mentre cercavo, come per magia, mi si è palesato questo libretto e per fortuna perché mi ha davvero conquistata!


 

La danza delle rane - Quarzo, Vivarelli

Editoriale scienza, aprile 2019; 121 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Sono arrivata a scoprire questo libro perché la danza e il ballo sono la mia vita, ho cercato qualcosa di attinente e, quando ho letto la trama di questo, ne sono stata ispirata.

Ma la realtà è andata ben oltre l’immaginazione, perché si è rivelato un piccolo gioiellino.


In una così breve durata, e con la semplicità di un libro per ragazzi, con un giovane ragazzo di quasi 14 anni come protagonista, è raccontata la storia dell’abate Spallanzani da Scandiano, e delle sue ricerche sulla riproduzione e la fecondazione, ma non solo. 

Perché in questo libro vengono narrate le reazioni dei paesani e della gente semplice, e spesso ignorante, alle nuove scoperte, che cambino il punto di vista sul mondo scientifico e come il primo passaggio per chi compie scoperte scientifiche sia quello di vincere la battaglia con l’ignoranza, e la resistenza al cambiamento.

Primo tra tutti quella della religione.

Infatti è il prete del paese il primo detrattore delle sue ricerche, e questo fa tanto più strano quanto si pensi che l’abate Spallanzani fosse appunto un uomo di chiesa, un gesuita, e quindi bene avvezzo alla materia.


La danza è delle rane perché gli studi dello scienziato sono iniziati proprio da questi animaletti, di cui studiava le uova e il modo di riprodursi.


“Immagina che la vita sia una specie di danza, uno di quei balli in cui è necessario formare delle coppie: dove si formano le coppie la danza prosegue, se non si formano le coppie si ferma il ballo. Ora si tratta di vedere in quale di queste vasche si apriranno le danze: il ballo della vita.”


È stato bello anche leggere delle zone circostanti, di aspetti storici, come quelli relativi al marchese, e di come la zona fosse molto più naturale rispetto a oggi, anche se ai miei occhi Scandiano resta comunque uno dei paesi migliori della provincia.


Infine il protagonista Antonio, figlio del mugnaio del paese, destinato a lavorare al mulino del padre, che mostra una spiccata intelligenza e capacità di andare oltre le apparenze e di mettere insieme i pezzi e trarre delle soluzioni originali, è la scelta più azzeccata di tutte. Chiunque altro al suo posto non avrebbe avuto lo stesso effetto.

Invece questa mossa si rivela una scelta piacevolissima che rende divertente e coinvolgente la lettura.

Il linguaggio semplice usato per parlare di lui, nonostante il narratore in terza persona, la naturalezza con cui si avvicina alle cose, anche a quelle che non comprende fino in fondo, lo rendono subito simpatico a tutti. 

E il suo riscatto è stato l’aspetto migliore, per cui sfido chiunque legga a non fare il tifo per lui.


“Il fatto è che viviamo in un momento di di grandi novità per le scienze, e per molti è difficile abbandonare le vecchie idee. Ma chi ci ha dato l’ingegno che ci distingue dagli animali e dalle piante? Chi ci ha concesso la capacità di pensare, parlare, scrivere, studiare, trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo di noi? Chi ci ha permesso di interrogarci sul mondo? Chi se non Dio? E non gli manchiamo di rispetto se non usiamo questo suo dono per conoscere la natura? La natura, in tutta la sua bellezza e la sua diversità.

-Dunque possiamo aspirare a capire ogni cosa? È questo che quella sera al mulino avete chiamato progresso?

-Sì e no. Esistono misteri che non capiremo mai. La mia fede è salda, anche se i parroci di campagna, e perfino qualche vescovo, ne dubitano. E io ho ben chiaro ciò che si può sperare di comprendere e ciò in cui si deve soltanto credere. Tuttavia ci sono anche studiosi di grande intelligenza che rifiutano l’idea del Creatore.”

venerdì 24 marzo 2023

Tu leggi? Io scelgo… Anna - Niccoló Ammaniti

Eccoci al consueto appuntamento mensile con la rubrica che amo, in cui veniamo tutte abbinate random tra di noi da Chiara e dobbiamo scegliere uno dei titoli letti dalla partecipante a cui siamo state associate.

Io, contentissima, ho dovuto scegliere di nuovo da Francesca ed ho scelto il libro di Ammaniti, Anna, un po’ perché mi fido ormai della sua opinione, un po’ perché ero rimasta colpita dal primo titolo letto da poco dell’autore (Qui trovate la sua recensione).

Purtroppo stavolta non sono stata così fortunata come le altre volte, ed ora vi spiego perché…



Anna - Niccolò Ammaniti

Einaudi, maggio 2017; 314 pagine

⭐️⭐️⭐️


Anna e Astor sono gli unici bambini sopravvissuti sulla faccia della Terra, colpita da un’epidemia di un morbo soprannominato La Rossa, a causa delle macchie rosse che ne segnano la comparsa e che spegne le persone in pochi giorni.

Anna che è la più grande, è stata incaricata dalla mamma di occuparsi del fratello, trovando aiuto nel quaderno “delle cose importanti” in cui le ha lasciato scritto tutto quello che le potrebbe servire sapere.

Nella provincia di Palermo deserta, il mondo sembra finito, tornato all’età della pietra, senza più elettricità, automobili nè cibo già preconfezionato, tranne qualche rara risorsa di scatolette, spesso andate a male. I due bambini devono contare solo sulle proprie forze, anzi Anna deve farlo, perché al fratello ha raccontato che al di fuori della recinzione del podere Il gelso in cui vivono, si muore e solo lei riesce a respirare l’aria infetta, per poterlo proteggere dai pericoli continui in cui incappa lei stessa. Tipo animali diventati aggressivi perché non trovano cibo, oppure tipo altri ragazzini come lei che inaspettatamente scopre ancora vivi.

Fino al giorno in cui, tra i tanti imprevisti durante la ricerca di cibo, mentre lei è fuori il bambino sparisce.

Da lì inizierà il viaggio della protagonista per ritrovarlo e poi con altre mete.


Seconda volta per me con Ammaniti nel giro di meno di un mese, questo libro mi ha spiazzata.

Innanzitutto perché non mi sarei aspettata esattamente un distopico da lui, pur avendone letta la recensione di Francesca, e soprattutto perché mi ha stupita come sia capace di cambiare registro narrativo, adattandosi a generi così diversi, pur essendo fondamentalmente entrambi rappresentati da dei giovani ragazzi.

Mi ha anche colpita molto leggere la data di pubblicazione del libro: è il 2015, anni prima di quelli in cui siamo stati colpiti in tutto il mondo dall’epidemia di covid, che, come nel libro, si è ipotizzato creato da mano umana.

Tutto quello che succede nella storia e che probabilmente, in epoche diverse, si sarebbe pensato fantascientifico, oggi sa un po’ di amaro, perché non sembra poi tanto distante e impossibile da avvenire anche nella realtà.

Forse per questo, nonostante abbia apprezzato l’idea, non sono riuscita a non fare fatica nel portarlo a termine, guardandolo come lettura non del tutto piacevole, anzi, nonostante poi quando le leggevo mi rendessi conto di divorarne decine e decine di pagine per volta. 

Da un lato provavo la curiosità di vedere come andasse a finire, dall’altro il timore di trovare nuove violenze e aggressioni.


In particolare non ho mai apprezzato nei libri le violenze sugli animali, e questo, essendocene diverse e per più volte, me lo ha reso un tantino ostico.

Mi ha ricordato tanto Il signore delle mosche, per il modo in cui lo scrittore esprima l’idea di base che le persone, una volta fuori dalla civiltà, diventino violenti e simili a selvaggi, senza quasi più umanità e rispetto l’uno per l’altro o per le sofferenze di qualsiasi altro essere vivente.

Sono dell’idea che questo sia vero solo in parte, per quel che riguarda il fatto che sia la società a tenere imbrigliati e a incanalare alcune energie e istinti che, diversamente, si esprimerebbero senza remore; ma non condivido questa spinta all’estremo della totale perdita di controllo, anche se poi credo che questa sia un po’ la paura di tanti di noi, e che possa esserlo stata quando siamo stati assaliti da un virus che ha mietuto tante vittime stroncandoci senza pietà e senza cure conosciute per farvi fronte.

Inoltre trovo che altro timore, ugualmente fondato, possa essere quello che tutti noi, una volta raggiunto quel punto di non ritorno, saremmo incapaci di procurarci cibo e di cavarcela soddisfacendo anche le necessità più elementari, perché siamo ormai così assuefatti a una civiltà che ci procura tutto quello di cui abbiamo bisogno e lo porta dritto nelle nostre tavole, che in quel caso saremmo completamente sprovveduti e periremmo in molti prima di riuscirci di nuovo.


Credo che questo libro sia stato scritto come una sorta di metafora della strada presa dalla nostra società e di come non ci sia altra via se non l’auto distruzione continuando in questa direzione, ma anche di come i bambini siano la sola speranza e opportunità di salvezza , e Ammaniti identifica anche un’età precisa oltre cui considerarsi persi.


L’aspetto che mi è piaciuto di più invece è lo spiraglio di amore puro che si delinea, non solo tra i due fratelli, ma anche con Pietro e con Coccolone.

Il modo in cui viene introdotto il cane, e poi presentata la storia del maremmano, stringe il cuore, ma dimostra anche come evidentemente gli animali siano, anche nelle storie, di gran lunga superiori agli esseri umani perché sanno apprezzare il bene che gli viene fatto.

martedì 28 febbraio 2023

Ci provo con… Ciò che inferno non è - Alessandro D’Avenia


Appuntamento con la rubrica mensile in cui dobbiamo sperimentarci nella lettura di un nuovo autore mai letto prima.

Questo mese ho deciso di cimentarmi con un autore che mi attirava da un po’, D’Avenia, ma che finora non mi aveva davvero convinta a fare il grande passo con il suo libro famoso precedente a questo.

Qui invece l’argomento mi ha alla fine convinta e ne sono contenta, nonostante le lacrime versate.



Ciò che inferno non è - Alessandro D’Avenia

Mondadori, 317 pagine; maggio 2016

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Questo è uno dei libri che sapevo avrei fatto fatica a recensire.

E non perché non mi sia piaciuto anzi, ma perché l’argomento è di quelli che mi toccano tantissimo e quindi ho sempre paura di non riuscire a rendere adeguatamente le emozioni provate.

È la storia di Padre Pino Puglisi, detto 3P dagli amici, di come ha lottato per liberare il quartiere Brancaccio di Palermo dal controllo della mafia nelle sue ramificazioni, non solo aiutando le persone a vivere decentemente ma soprattutto a ribellarsi a quella sopraffazione e a lottare per ottenere migliorie dallo Stato e dal Comune, in ambito socioassistenziale, come distretto sanitario e scuole.

Ed è stato questo a costargli la vita, il momento in cui ha pestato i piedi ai politici perché sì, ormai è risaputo, la mafia ha infiltrazioni in tutti i luoghi di potere. E ce le aveva già allora.

E l’aspetto che maggiormente colpisce al cuore è stato leggere come lo abbia fatto: non mettendosi dal pulpito a fare le proprie prediche ma portando il Signore tra la gente e nella vita di ogni giorno, tutti i giorni, e puntando soprattutto sui bambini e i giovani, perché secondo lui sono loro ad essere troppo spesso “educati male, non maleducati”.

E quello è stato anche l’aspetto messo più in luce nel libro, cioè come tutti i personaggi coinvolti, anche degli esponenti mafiosi, fossero o siano stati a suo tempo dei giovani bisognosi di aiuto che non hanno trovato il conforto di cui avrebbero avuto bisogno.

Anche se è, in totale onestà, l’aspetto che si fa più fatica ad accettare, nel voler pensare ai mafiosi solo come delle persone senza cuore e senza principi, abituate a far del male agli altri.

Qui viene reso bene evidente il contrario e come si diventi mafiosi e non lo si nasca, ma anche come ci siano delle persone che, nonostante vengano offerte loro delle possibilità alternative, decidano sempre, per disposizione personale o per incoscienza, di prendere la strada peggiore, di fare del male agli altri, come il bambino Riccardo.

Come risulta invece abbastanza evidente che le persone a cui vengono offerte delle alternative, riescano a riscattarsi e innalzarsi dallo squallore: così è per Totó, per Lucia, per Gemma, per Francesco e per Maria per esempio.

Francesco in particolare è il personaggio che mi resta nel cuore, quello che si avvicina al male perché portato dal gruppo e perchè non è stato abituato a vedere altro di diverso ma che, nel momento in cui questa opportunità gli viene data, non ha timore di mostrarsi “diverso”.

E risulta anche ben chiaro infine come sia necessario, per cambiare le cose, diffondere queste esperienze anche nella parte della città più lontana da queste realtà e che perciò si crede immune ma anche superiore e pensa di tenersene alla larga.

L’esperienza di Federico ma anche del fratello dimostrano che ci vuole sì tanto coraggio ma anche che non siano solo esperienze di aiuto ma che, una volta avviate, diventino soprattutto fonte di arricchimento interiore personale, soprattutto a livello affettivo, e di crescita umana.

Inutile dire che, quando ho chiuso il libro, piangevo e che sono stata di cattivo umore per tutto il giorno. E questo era perché odio con tutta me stessa le ingiustizie e perchè credo che le più grandi siano quelle che ci hanno portato via degli uomini con la u maiuscola, la cui perdita ci peserà per sempre, e che avrebbero potuto cambiare il mondo.

Poi però, su quest’ultimo aspetto ho dovuto ricredermi. Come per Falcone e Borsellino, Dalla Chiesa e per tanti altri, tra cui Puglisi, il condizionale è fuori luogo; leggere di come le imprese da lui avviate in vita, così come i suoi insegnamenti, siano state portate avanti e abbiano avuto successo, nonostante la loro scomparsa, mi ha reso ancora una volta evidente come il mondo lo hanno già cambiato.

venerdì 24 febbraio 2023

Questa volta leggo… Assassino senza volto - Henning Mankell

Per questo mese il tema di questa rubrica è “mani” come si può notare anche dal bellissimo banner ideato da Dolci.

E a me erano venute in mente una miriade di possibilità, ma la mia scelta poi è caduta su questo titolo che dovevo leggere da tantissimo tempo. E meno male che l’ho fatto perché, a parte aprire la milionesima serie, ho trovato le atmosfere che preferisco!



Assassino senza volto - Henning Mankell

Marsilio, 366 pagine; settembre 2018

⭐️⭐️⭐️⭐️


Con questo libro ho fatto la conoscenza con Kurt Wallander ed è stata molto positiva.

Kurt è un detective, uomo che va allo sfascio lentamente durante queste indagini.

In realtà lo conosciamo già avanti in questo processo, lasciato dalla moglie, la figlia tormentata con cui vive un rapporto combattuto, un padre che vede star male ma da cui si tiene lontano, la sorella da cui si sente sempre più distante, l’alcool che diventa il suo migliore amico, al punto da diventare autodistruttivo nelle indagini e negli inseguimenti, come nei rapporti con i suoi superiori e le vecchie amicizie che vanno allo sfascio.


In questo caso si tratta di due indagini per la precisione di un caso nel caso.

Da quello per l’ omicidio brutale di due anziani nella loro casa, scoperto dal vicino, si affianca quello per un altro omicidio di uno straniero che fa venire alla luce un mondo sommerso di movimenti razzisti e violenti.


Non avevo neanche cominciato la lettura che già mi sentivo catturata, immersa nel mondo nero svedese, e in quello di questo fragile uomo nordico.

Mi ha coinvolta molto il caso che è orchestrato benissimo al punto da farsi chiedere dove si possa arrivare senza avere uno straccio di prova.

E poi invece le prove e gli indizi vengono fuori poco per volta, mano a mano, anche se con tanta fatica.

Ho apprezzato soprattutto la capacità di sottolineare questo aspetto, la lunghezza delle indagini che invece in tantissimi altri casi sembrano procedere quasi per magia, cosa molto lontana dalla realtà.

I mesi che passano e la disillusione, l’intenzione di mollare che serpeggia, fino a un’illuminazione improvvisa.

Personalmente avrei pensato a un colpo di scena da inserire nelle ultimissime pagine, che forse avrebbe reso la quinta stellina ma anche così riesce a dare perfettamente l’idea dello squallore e la rabbia dello scoprire che la soluzione purtroppo era la più improbabile perché del tutto casuale, proprio come capita nella vota reale.

Tu leggi? Io scelgo… Le signore in nero - Madeleine St. John

Questo mese per la rubrica in cui scegliere un libro dalla lettrice a cui veniamo abbinate, mi è capitata Elisa del blog Il mondo di Krapfy e ho scelto una lettura per me un po’ insolita ma che mi è piaciuta un sacco e ora ve ne parlo!



Le signore in nero - Madeleine St. John

Garzanti, 192 pagine; giugno 2019

⭐️⭐️⭐️⭐️


Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.

4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.

Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.

Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.

Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.

E lavorano tutte da Goode’s da un po’.

Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.

Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.


La storia non mi è dispiaciuta per niente. 

Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.

Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.

E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.


Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.

 

Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.


Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.

Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.

Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.

Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare… Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.

4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.

Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.

Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.

Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.

E lavorano tutte da Goode’s da un po’.

Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.

Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.


La storia non mi è dispiaciuta per niente. 

Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.

Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.

E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.


Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.

 

Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.


Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.

Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.

Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.

Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare…

sabato 28 gennaio 2023

Ci provo con… I figli della discordia - Tochi Onyebuchi

E per ultima arriva anche questa rubrica, in cui dobbiamo provare un nuovo autore sconosciuto, mai letto prima.

Per questo mese ho provato a leggere questo libro fornitomi dalla casa editrice Fanucci per la collaborazione in corso, di un autore afroamericano all’esordio con il genere, e devo dire che non mi è andata per niente male!



I figli della discordia - Tochi Onyebuchi

Fanucci, 2021 - 224 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️


Ella e Lev sono due fratelli di Harlem, uniti dal comune destino di essere neri.

E dei neri, in una città in cui il razzismo impera, non hanno vita facile, soprattutto quando sono i poliziotti a fare discriminazioni nei confronti dei gruppi di giovani che si incontrano per strada.

In più Ella ha il dono di vedere il futuro delle persone, in particolare di quelle che muoiono di morte violenta, quindi viene dilaniata dalla sofferenza di tanti suoi amici e conoscenti che vengono uccisi, senza motivo o per motivi futili, dalla polizia, e sente e prova la stessa rabbia della popolazione americana di colore che manifesta per ribellarsi contro questa violenza ingiustificata. E questa rabbia diventa il suo bagaglio personale di vita, che la spinge ad allontanarsi dalla città e dalla madre e il fratello per studiare la sua Cosa e imparare a usarla.

Questo però influisce su Kev che, sentendosi abbandonato e senza la protezione della sorella a tenerlo lontano dalle bande, finisce ben presto in prigione.

Quando ne uscirà troverà un mondo profondamente diverso, in cui i poliziotti vengono Potenziati con placche di metallo e protesi impiantate sotto pelle che servono a renderli inattaccabili, e agli stranieri vengono proposte delle alternative di vite del tutto controllate, in cui resta poco spazio per le scelte personali, con chip che servono a renderli mansueti e innocui.


Questo distopico un po’ fuori dagli schemi mi ha colpita tanto perché unisce il tema del futuro dai tratti profondamente negativi a quello delle discriminazioni e del razzismo sollevato dai gruppi del movimento Black lives matter dopo l’uccisione di Rodney King (che tra l’altro compare in una scena del libro), che ha fatto venire alla luce un problema di discriminazione da sempre strisciante negli USA, che è stato esacerbato durante il governo Trump.

L’autore, nero americano a sua volta, mostra di conoscere molto bene il problema, e ne propone una visione in cui i bianchi abbiano trovato un modo futuristico e cibernetico per sopraffarli ed averne il totale controllo, ingabbiando le differenze in un comportamento uniforme.

Unica pecca che trovo è la sensazione di sospeso, di non concluso, provata alla fine del libro. Questo però potrebbe anche voler indicare che ci sarà un seguito per la storia di questi due ragazzi e di Jamila, cosa in cui confido.


“Non vuole ridurre in polvere questo intero complesso, (…)

Vorrebbe invece potersi teletrasportare indietro nel tempo, tendere la mano e metterla sul petto di Kev la notte di quel tentativo di rapina a mano armata. O andare ancora più indietro e stare più vicino a Kev per più tempo per tenerlo in quella bolla di protezione così i poliziotti l’avrebbero lasciato in pace più spesso. O andare ancora più indietro e impedirgli di diventare amico di Freddie che un giorno è stato preso dai poliziotti per averne guardato uno troppo a lungo e nel cellulare della polizia sulla strada per la centrale gli hanno spezzato la spina dorsale. Perché forse se Kev non l’avesse conosciuto come amico, come un fratello quasi, in assenza di Ella mentre Ella andava a scoprire i suoi poteri dove non avrebbe fatto male a nessuno, forse Kev non sarebbe qui. O forse andare ancora più indietro e spingere mamma a portare la famiglia in un altro posto dove la terra non avrebbe bruciato sotto di loro e preso fuoco, dove avrebbero potuto fermarsi e dove la gente bianca sarebbe stata magari appena un po’ meno assetata del loro sangue.”