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lunedì 26 giugno 2023

Questa volta leggo… Kafka e la bambola viaggiatrice-Jordi Sierra i Fabra

E per l’appuntamento mensile con questa rubrica che adoro, il tema delle nostre letture, diverso di mese in mese, stavolta è Uomo, in tutte le sue declinazioni.

Ho scelto la più facile cioè scrittore uomo, incrociata con il protagonista uomo, un uomo particolare, perché il protagonista di questa dolcissima e toccante fiaba è Kafka e una curiosa vicenda della sua vita che ci dice qualcosa in più di che tipo di UOMO fosse…



Lafka e la bambola viaggiatrice - Jordi Sierra i Fabra

Gl’istrici Salani, agosto 2016 - 128 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️



Kafka, il famoso scrittore, quando già malato di tubercolosi, non lavora più ma passa le mattine al parco di Berlino dietro casa, incontra una bambina, Elsi, disperata perché ha perso la bambola.

Allora, senza pensarci troppo, decide di impersonare il postino delle bambole e portarle la sua lettera per dirle che è partita per girare il mondo.

La possibilità di farla sorridere e l’emozione che gli dà è però così forte da non riuscire però più a farne a meno e inventa sempre nuove lettere per i nuovi viaggi di Brigida, anche se tutti lo guardano male e lo trovano strano, e così quello con Elsi sulla panchina ogni mattina, diventa un appuntamento fisso.

Come riuscirà a tirarsi fuori da questo gioco che ha inventato? E, soprattutto: ne avrà la voglia?


Mamma mia che emozione!!!!❤️

Dobbiamo ringraziare Cesar Aira per aver pubblicato l’articolo su questa vicenda che ha permesso all’autore di conoscerla e scrivere questo libro!!!

Che uomo splendido doveva essere Kafka, che ora ammiro ancora più di prima, e non solo per le sue opere! 

Nella seconda parte del libro Kafka scrive le lettere che possano portare a un epilogo della storia della bambola che però diventa tanto sofferto perché coinciderà inevitabilmente con la chiusura della storia con la bambina anche, quel rapporto che finalmente, dopo tanto tempo, gli ha ridato le emozioni e l’ispirazione necessarie a scrivere.

Ma non va proprio così perché Kafka, non contento di tutto quel che è stato capace di creare fino a quel momento per quella piccola anima, è capace di ideare ancora un nuovo ultimo espediente per darle un’ultima grande gioia.

In questo libro l’anima pura veramente non è la bambina, che lo sarebbe comunque, ma si rivela Kafka e il suo desiderio inconfessato di avere una figlia che, purtroppo a causa delle sue condizioni di salute, non potrà mai avverare.

Anche il modo in cui ci entrano gli adulti, come la madre Bertha, è in punta di piedi, senza far troppo rumore, quasi a non voler disturbare il piccolo miracolo che si sta compiendo tra questo adulto e la bambina, uno nel cuore dell’altro, in modi diversi. 

Anche i titoli che richiamano sogni, fantasie, illusioni, sono perfetti a mio parere, perché è come se in questa storia ci fosse una sospensione della realtà, il tempo di far realizzare questo incontro tra anime, il tempo di lasciare che due cuori si coccolino un po’ e si curino da un trauma inevitabile, prima che gli anni tornino a scorrere e a condurre per la bambina all’età adulta in cui forse, dice lo scrittore, non se ne ricorderà nemmeno più, e per l’adulto purtroppo alla fine inevitabile.


“A volte i loro occhi si incontravano. A volte lei agitava la mano per salutarlo. A volte si sentivano complici di un grande segreto. A volte lui cercava in fondo ai suoi sogni tutte le speranze di cui aveva bisogno per tenersi in piedi. E Dora, la sua Dora, in carne e ossa, gli faceva capire che le stelle erano sempre lassù in cielo e splendevano per tutti.”

sabato 29 aprile 2023

Questa volta leggo… La città ai confini del cielo-Elif Shafak

Appuntamento mensile con la rubrica creata dalle ragazze in cui leggere una lettura a tema con la parola stabilita di mese in mese.

Questa volta la parola è CORONA, e inevitabilmente la scelta è caduta su un libro in cui ci fosse un re ma non i classici sovrani medievali da castello e principesse ma uno mediorientale, con harem e tutto il resto!

Ho scelto per questo la mia seconda lettura di questa autrice turca, Elif Shafak, che la prima volta mi era piaciuta tantissimo. Stavolta però non è andata ugualmente bene purtroppo…


La città ai confini del cielo - Elif Shafak

Rizzoli, 2014; 558 pagine

⭐️⭐️⭐️


Questa lettura purtroppo non è stata per me un’esperienza piacevole e, probabilmente, ancora di più vista la recente lettura dell’autrice che avevo fatto e che mi aveva invece colpita molto positivamente.

In effetti non ho trovato il libro così negativo da definirlo brutto, ma tanto tanto noioso.

Mi ha stupita ancor di più leggere nella nota finale come l’autrice abbia manipolato gli anni di svolgimento di alcune delle storie raccontate per farle sovrapporre, scoprendo quindi che la maggior parte dei personaggi siano realmente esistiti e quindi di interesse storico, aspetto che normalmente apprezzo.

Qui invece, a parte l’architetto Sinan, gli unici personaggi che mi hanno un po’ affascinata e quindi non mi hanno fatta desistere, portando a termine la lettura, sono stati Jahan e Chota, gli unici inventati completamente, anche se l’esistenza di un elefante bianco a corte a quei tempi è stata documentata. 

Se non fosse stato per loro, avrei visto tutte le vicende come slegate e senza un filo logico che non sia il semplice scorrere del tempo, cosa che comunque ho faticato ugualmente a ritrovare se non in alcuni momenti.

La cosa che mi ha delusa di più è stata non vedere nessuna evoluzione nei protagonisti, nemmeno nella vita di Jahan che, tra l’altro, non è nemmeno riuscito a tornare a confrontarsi con la propria famiglia.

Quello che mi ha salvata invece sono state le ambientazioni: la Turchia è un paese di cui amo la cultura e che aspiro a visitare al più presto.

Le figure dei sultani però purtroppo sono rese in maniera del tutto piatta, con capricci e superbia tipici dei regnanti ma senza note di umanità né positive né negative, tranne per il figlio tormentato dal potere, anima poetica e artistica, che è infatti quello che mi è piaciuto di più, ed anche l’unico ad apprezzare davvero il suo elefante.

Mi si è stretto il cuore alla narrazione dell’incendio del palazzo, quando ha raggiunto le voliere reali, come per la fine dell’elefante che, nemmeno da morto ha potuto avere un po’ di pace e libertà.

Non ho capito bene se le figure della famiglia di zingari siano storiche o meno, ma credo che siano i soli personaggi che, in tutto il libro, siano degni di essere raccontati.

La conclusione, con l’emergere di una nuova parte della storia che non avrei mai immaginato, perché non esistono misteri da nessuna parte nel libro e perchè niente fino a quel momento lo lasciava presagire, è stata la cosa che ha fruttato la stellina in più, anche se non ho amato il fatto che non ci sia una reale soluzione delle cose perché resta relativamente in sospeso anche il mistero del furto durante il viaggio a Roma.

Proverò sicuramente a leggere un altro titolo della scrittrice per dirimere questo dubbio sorto dal divario tra due letture così agli antipodi.


venerdì 24 febbraio 2023

Questa volta leggo… Assassino senza volto - Henning Mankell

Per questo mese il tema di questa rubrica è “mani” come si può notare anche dal bellissimo banner ideato da Dolci.

E a me erano venute in mente una miriade di possibilità, ma la mia scelta poi è caduta su questo titolo che dovevo leggere da tantissimo tempo. E meno male che l’ho fatto perché, a parte aprire la milionesima serie, ho trovato le atmosfere che preferisco!



Assassino senza volto - Henning Mankell

Marsilio, 366 pagine; settembre 2018

⭐️⭐️⭐️⭐️


Con questo libro ho fatto la conoscenza con Kurt Wallander ed è stata molto positiva.

Kurt è un detective, uomo che va allo sfascio lentamente durante queste indagini.

In realtà lo conosciamo già avanti in questo processo, lasciato dalla moglie, la figlia tormentata con cui vive un rapporto combattuto, un padre che vede star male ma da cui si tiene lontano, la sorella da cui si sente sempre più distante, l’alcool che diventa il suo migliore amico, al punto da diventare autodistruttivo nelle indagini e negli inseguimenti, come nei rapporti con i suoi superiori e le vecchie amicizie che vanno allo sfascio.


In questo caso si tratta di due indagini per la precisione di un caso nel caso.

Da quello per l’ omicidio brutale di due anziani nella loro casa, scoperto dal vicino, si affianca quello per un altro omicidio di uno straniero che fa venire alla luce un mondo sommerso di movimenti razzisti e violenti.


Non avevo neanche cominciato la lettura che già mi sentivo catturata, immersa nel mondo nero svedese, e in quello di questo fragile uomo nordico.

Mi ha coinvolta molto il caso che è orchestrato benissimo al punto da farsi chiedere dove si possa arrivare senza avere uno straccio di prova.

E poi invece le prove e gli indizi vengono fuori poco per volta, mano a mano, anche se con tanta fatica.

Ho apprezzato soprattutto la capacità di sottolineare questo aspetto, la lunghezza delle indagini che invece in tantissimi altri casi sembrano procedere quasi per magia, cosa molto lontana dalla realtà.

I mesi che passano e la disillusione, l’intenzione di mollare che serpeggia, fino a un’illuminazione improvvisa.

Personalmente avrei pensato a un colpo di scena da inserire nelle ultimissime pagine, che forse avrebbe reso la quinta stellina ma anche così riesce a dare perfettamente l’idea dello squallore e la rabbia dello scoprire che la soluzione purtroppo era la più improbabile perché del tutto casuale, proprio come capita nella vota reale.

martedì 31 maggio 2022

Questa volta leggo…. Caro mr Enshaw-Beverly Cleary



Ho scoperto questo libro per puro caso, grazie a un’amica Viviana di Cara carissima me, e mi ha ispirata subito, al punto da sceglierla come uno dei nostri piccoli gdl mensili a tema letture per ragazzi.

Quale è stata poi la sorpresa a scoprire che si trattava di un epistolare misto al diario del ragazzino, Leigh Botts, che prima scriveva al suo scrittore preferito, tale mr Enshaw.

Questo genere non è solitamente quello che preferisco ma devo dire che qui l’ho trovato semplicemente delizioso.


E in più, ulteriore scoperta, ho trovato che, tra le giornate che descrive, il ragazzino fa una gita nel parco naturale del suo paese chiamato proprio “Alberi delle farfalle”, e che c’è anche una splendida illustrazione, oltre alla sua descrizione, di questo posto.

Inutile dire che, oltre a desiderare di poter visitare un posto del genere dato che le farfalle sono tra i miei insetti preferiti da sempre, l’occasione era anche perfetta per la rubrica del blog “Questa volta leggo…” che era proprio a tema farfalle!



Titolo: Caro mr. Enshaw

Autore: Beverly Cleary

Edizione: Il barbagianni; 18 novembre 2021

Pagine 136

⭐️⭐️⭐️⭐️


Il libro l’ho letto in un’oretta, perché è leggerissimo, piacevolissimo, e scorre via che è una bellezza.

Ma non vuol dire che sia “facile”. Tutt’altro.

L’autrice è bravissima a descrivere, attraverso le parole di un bambino, quelle che possono essere le preoccupazioni e le difficoltà tipiche di quell’età, dall’ingresso in una nuova scuola, e alle scaramucce con il misterioso “ladro del pranzo”, all’amicizia con il custode, e in particolare quelle dovute alla separazione dei genitori e alle difficoltà economiche, che fanno preoccupare la madre di non riuscire ad arrivare a pagare a fine mese l’affitto della casa minuscola in cui sono andati a stare ma che almeno non è una casa mobile, alla mancanza di puntualità del papà nelle telefonate e nell’invio dell’assegno, a quelle più sentimentali, di rabbia per la scarsa presenza del papà e di paura di essere sostituito da un altro bambino.




Tutte queste emozioni vengono fuori con naturalezza dalla sua penna, prima nelle lettere che da piccolo scrive al suo scrittore preferito per piacere e poi per una ricerca per la scuola, e che poi si tramutano nel diario che comincia a tenere su consiglio dello stesso Enshaw, a cui ha rivelato di voler diventare scrittore, fino alla prima media.


Stupisce la semplicità e la spontaneità con cui ci troviamo ad affrontare quelle che, narrate da un adulto, diventerebbero discussioni complesse, e che un ragazzino invece mette giù così come gli vengono, senza troppe riflessioni.

Ancora di più stupisce che, in un libro per ragazzi, il finale non sia da favola, rivelandosi il più realistico possibile probabilmente, e lasciando un pochino di malinconia, perché a quel ragazzino ci siamo affezionati e vorremmo potesse andare tutto bene, ma che poi in fondo ci porta a chiederci se non sia realmente meglio così.



giovedì 28 aprile 2022

Questa volta leggo… La chimica della bellezza - Piersandro Pallavicini

Per questa rubrica, questo mese il tema delle letture dei blog partecipanti (che trovate nel banner) doveva essere “scarpa”.

E mentre leggevo questo romanzo di cui vi parlerò ho proprio pensato di non aver mai letto un libro in cui questa parola venisse nominata così tante volte e si prestasse tanta attenzione a questo aspetto dell’abbigliamento di qualsiasi personaggio descritto, tanto da farmi pensare a una vera e propria ossessione dello scrittore in merito.

Allego screen di alcune delle ricorrenze…




Purtroppo questo non è stato uno degli aspetti peggiori del libro di cui vado a parlarvi.😣



Titolo: La chimica della bellezza

Autore: Piersandro Pallavicini

Edizione: Feltrinelli; 15 settembre 2016

Pagine 270

⭐️⭐️


Il professor Galbiati, docente di chimica in un’università di provincia, viene convocato come accompagnatore dal prof De Reitner, di ben 104 anni, ormai in pensione da anni ma tuttora attivo dirigente del dipartimento, per una Discussion in Svizzera sul lago.

Tutti i particolari di questo congresso vengono tenuti attentamente nascosti, ma perché mai? Cosa c’è dietro? È quel che si chiede il professore mentre guida la Jaguar accanto al vecchio e al suo bassottino fonofobico, Pirloux.

Una volta arrivati lì ne vedremo delle belle, tra incontri indesiderati, “pernaccie”, “mummie”, strani rumori notturni, e professori che portano sfortuna.


Le premesse sembravano tutte positive, in diversi momenti la comicità della narrazione mi aveva conquistata, e sia il prof anziano che il cane mi sono stati subito simpaticissimi.

Invece purtroppo la delusione è stata grande quando mi sono resa conto che non sarebbe mai decollato davvero.

venerdì 25 marzo 2022

QUESTA VOLTA LEGGO… Non è la fine del mondo - Alessia Gazzola




E siamo arrivate all’appuntamento di questo mese con la rubrica che mi piace tantissimo “Questa volta leggo…” in cui noi partecipanti dobbiamo fare una o più letture attinenti al tema scelto.

Questo mese, mese in cui entra la primavera e comincia a fare più caldo, la parola scelta è stata Fiori, ed io, su suggerimento di Chicca del blog Librintavola, ho scelto di dare una possibilità alla Gazzola con questo libro con protagonista diversa dalla amata Alice Allevi, dopo un lutto durato ormai troppo.😆



Titolo: Non è la fine del mondo

Autore: Alessia Gazzola

Edizione: Feltrinelli; 26 maggio 2016

Pagine 219

⭐️⭐️⭐️⭐️


Emma De Tessant è una delle due figlie, insieme alla sorella Arabella, di una famiglia nobile decaduta che ha sperperato il patrimonio negli anni fino a non lasciare loro quasi nulla tranne tanto affetto e un gran valore della famiglia, e questi nomi retró legati a romanzi regency.

Infatti la ragazza, dopo una storia d’amore tormentata, si ritrova a vivere ancora con la madre, complice anche il fatto che, secondo la logica imprenditoriale dei nostri tempi, la casa cinematografica presso cui è impiegata, la Fairmont,  le proponga solo contratti da stagista e stipendi da fame, anno dopo anno.

Un bel giorno, a causa di tagli nel badget per scelte sbagliate, questo non può più avvenire ma viene deciso che, tra lei a la collega Maria Giulia che poi si scoprirà essere raccomandata, debba essere lei a restare a casa.


“Ed è proprio in questo momento che sento il tuono della fine del mondo. Adesso sì, posso dirlo senza temere di esagerare, perché quando perdiamo i nostri sogni è mille volte peggio di quando perdiamo qualcosa di reale.

È quello il momento in cui non ci resta più niente.”

Inizialmente Emma sembra cadere nello sconforto abbandonandosi alla negatività e alla rabbia e chiudendosi nelle sue serate fatte di vecchi Harmony, candele, divano e biscotti, ma, andando avanti coraggiosamente nelle proprie scelte, scoprirà che forse non tutto il male vien per nuocere e che i cambiamenti spesso sono fonte di nuove e migliori opportunità.


Confermo con questo libro che lo stile narrativo della Gazzola mi piace davvero.

Avevo amato Alice nella serie dell’Allieva, e temevo questo confronto con nuovi personaggi e temi, ma anche qui, non mi ha per niente delusa e lo stile resta fondamentalmente lo stesso, insieme al fatto che, comunque, anche i temi e i protagonisti restino un po’ gli stessi con la ragazza giovane e sfortunata un po’ incapace nella gestione della propria esistenza, che viene poi sconvolta dallo scontro con un protagonista maschile che mette in dubbio tutte le sue certezze e ne fa emergere i lati positivi, oltre la sua spiccata insicurezza.


Rispetto ad Alice di diverso questa ragazza ha la maturità e la capacità di cercare il bello nella vita, espressione forse anche del lavoro che fa che è molto poco scientifico e più artistico.

E la manifestazione più bella di questo e più riuscita per me si trova nel rapporto con Tameyoshi Tessai, lo scrittore del cui libro lei vorrebbe acquistare i diritti di produzione cinematografica per poterne trarre un film, ma con cui nasce una amicizia vera e profonda, che solo un evento tragico riesce a scalfire e che la aiuta a sviluppare una consapevolezza a lei lontana.


“Tameyoshi china il capo e mi lascia con un monito: Riguardo alla sua scelta…È semplice. Tanto più semplice di quel che lei stessa crede: la scelta giusta è sempre quella che le dà gioia al solo pensarci.”


Inoltre ho semplicemente adorato il negozio di vestiti per bambini artigianali, che sembra un rifugio magico lontano dal mondo e dalle sue brutture, con la signora Vittoria che sembra uscita da un racconto di altri tempi.

Io credo che non avrei esitato a restarci anche se in questo caso viene posto come alternativa tra rischiare e inseguire i propri sogni oppure rinunciarvi.

Ugualmente avrei decisamente apprezzato anche io il villino col glicine che sogna di acquistare, dato che me lo sono immaginato nei minimi particolari.


Indubbiamente le due sorelle dimostrano una grande capacità di amare ma una spiccata incapacità a stabilire relazioni affettive stabili e durature, infilandosi tutte e due in situazioni complicate e destinate a fallire.

Questo per Emma si collega ad una più generica incapacità ad esporsi e a rischiare per quello in cui crede e lottare per ottenere ciò che vuole, ed è per questo che rischia di lasciarsi fuggire le più importanti occasioni della sua vita diverse volte nel corso del libro. Ed è questo l’aspetto che di lei mi è piaciuto di meno, perché non riesce a crescere ed evolvere particolarmente nel corso del tempo ma si espone solo un’unica volta nelle ultime pagine, e in maniera anche piuttosto irrazionale.

La Gazzola però decide di darle comunque il suo lieto fine e devo dire che questo mi è sembrato un po’ forzato perché non avrebbe avuto meno valore seppure avesse voluto farlo finire con un sospeso, anche se forse in quel caso avrebbe perso il tono di leggerezza e positività che cercavo in un libro in questo momento e che mi ha fatto tanto bene.

La sensazione che potesse esserci un seguito non mi dispiaceva per niente.


“Un abbraccio che rende ogni parte di me deliziosamente soffice e inerme, ma che finisce come ogni bella cosa. E del resto, il valore della felicità è insito proprio nella caducità. Se durasse anche solo quell’attimo in più ci abitueremmo, e non sapremmo più riconoscerla. E che gran perdita sarebbe!”


Ora io sono proprio curiosa di andare a vedere le associazioni delle altre partecipanti (nel banner), venite anche voi?

venerdì 25 febbraio 2022

QUESTA VOLTA LEGGO... Amare una volta - Davide Mosca

 

Questo mese, per la rubrica Questa volta leggo... per cui noi blogger proviamo a leggere un libro che in qualche modo sia in relazione con la parola scelta per il mese, essendo il mese in cui si festeggia San Valentino, la parola non poteva essere che "coppia".

E io ho quindi pensato: Quale migliore occasione per provare a leggere questo libro di Davide Mosca, con questo titolo che mi è stato fornito dalla casa editrice Salani, che almeno ha uno sfondo storico che me lo rende più congeniale rispetto a un romance?😁

Come sarà andata?


Titolo: Amare una volta
Autore: Davide Mosca
Edizione: Salani Le stanze; 9 settembre 2021
Pagine 272
⭐⭐⭐⭐


Arrivata alla fine di questo libro mi sento abbandonata e un pó arrabbiata.
Abbandonata perché ho semplicemente adorato la storia, i personaggi, ma soprattutto queste colline.
Arrabbiata per la conclusione scelta, soprattutto per come viene stoppata la narrazione.

Dalla prima pagina facciamo conoscenza con i Costamagna, questa famiglia nobile delle Langhe entrata in rovina dopo la seconda guerra mondiale, che cerca di andare avanti come possibile con quel che gli resta.
Ma a pensare davvero a tutto alla Pia sono Virginia, detta Ginia, 21 anni, la figlia femmina più giovane rimasta lì mentre la più grande, Lalla, si è sposata e trasferita a Torino, e la mamma, unica a comprenderla davvero per il suo carattere impulsivo, passionale e un pó da maschiaccio, poco prudente, e che adora ballare, con cui ha un rapporto speciale.

mercoledì 26 gennaio 2022

QUESTA VOLTA LEGGO.... Freddo a luglio - Joe R. Lansdale

 



Ho scelto questo libro per la rubrica Questa volta leggo, in cui bisogna associare le letture alla parola scelta, che questo mese era “Freddo” (vi invito sempre ad andare a sbirciare le recensioni delle altre blogger partecipanti).
In realtà avevo intenzione di leggerne un altro, ma all’ultimo momento è scattato un colpo di fulmine e ho deciso di cimentarmi con Lansdale.


Titolo: Freddo a luglio
Autore: Joe R. Lansdale
Edizione: Einaudi; 29 giugno 2021
Pagine 248
⭐⭐⭐⭐



Tutto comincia quando Dane, pacifico corniciaio di LaBorde (Texas), uccide un uomo che si è introdotto in casa sua per rubare. Questo gli causa tormenti senza sosta, che lo conducono ad incrociare la strada del padre di questo, Russel, ex galeotto, che vuole vendicarsi.
Questo incrociarsi delle loro strade li porterà però a scoprire che c’è qualcosa che la polizia sta nascondendo, e decideranno di intraprendere una ricerca dell’uomo insieme, con la collaborazione del detective privato Jim Bob, vecchio amico di Russel.
In questa ricerca scopriranno il terribile passatempo di alcuni ricconi annoiati, che decideranno di fermare esponendosi in prima persona.

lunedì 27 dicembre 2021

Questa volta leggo... Un bambino chiamato Natale - Matt Haig

Ed eccoci anche al primo appuntamento con la nuova rubrica "Questa volta leggo..." nata da un'idea di Chiara La lettrice sulle nuvole, con la partecipazione di Le mie ossessioni librose.

Ogni mese verrà scelta una parola chiave che dovrà caratterizzare le letture. Questo mese la parola scelta è stata NATALE. Ed io ne ho scelte ben due di letture a tema!

Infatti alla fine di questa recensione, troverete il link alla recensione del libro "Il maialino di Natale" della Rowling, entrambi letture in collaborazione con la casa editrice Salani.

Ma veniamo a noi! Il primo libro che ho scelto è stato:



Titolo: Un bambino chiamato Natale
Autore: Matt Haig
Edizione: Salani; 18 novembre 2021
Pagine 272
⭐⭐⭐⭐



STAI PER LEGGERE LA VERA STORIA DI BABBO NATALE.
Se pensi che certe cose siano impossibili, metti subito via questo libro. (Perché questo libro è PIENO di cose impossibili.)
Stai ancora leggendo? Bene. Allora cominciamo…
Adesso lo sanno tutti, chi è Babbo Natale. Ma c’è stato un tempo in cui non lo conosceva proprio nessuno. È stato quando era solo un ragazzino di nome Nikolas, che viveva nella seconda casa più piccola di tutta la Finlandia, con un padre che faceva il taglialegna, una zia che aveva un bruttissimo carattere e una bambola-rapa, che poi è misteriosamente scomparsa. Questa è la sua storia vera, un’avventura piena di neve, rapimenti, renne scontrose, topi sognatori, e poi ancora neve, elfi, troll, sempre neve, di nuovo neve e magia, tanta magia. La magia, se ci si crede, non tradisce mai!
________________________________________

Dolcissimo spirito natalizio.
Conosciamo Babbo Natale com’è oggi ma qui lo incontriamo da bambino, quando viveva nel bosco con il papà boscaiolo, dopo aver perso la mamma, in totale povertà e ristrettezze, ma felice di quel che aveva.
Un bel giorno il padre decide di accettare la proposta di ricercare Helfhelm il villaggio degli elfi, e parte lasciando Nikolas, soprannominato Natale perché nato il giorno di Natale, con la terribile zia che lo maltratta e affama.
Anche per questo Nikolas decide di partire alla ricerca del papà che tarda a tornare, insieme al topino in cerca di formaggio, Miika.
Incontrerà una renna e troverà diverse sorprese, e non tutte positive. Seguiremo le sue peripezie che lo porteranno a diventare quello che noi conosciamo come San Nikolas.
La storia è molto tenera, anche se fa sorridere l’ironia che affiora qua e là, durante la storia.
In particolare mi ha fatta sorridere il passaggio in cui Babbo Vodol spiega le motivazioni delle sue scelte di governo del villaggio, con evidenti allusioni politiche.

“Il suo motto era Gioia e bontà per tutti! Mi disgustava. E non ero l’unico...Nel corso degli anni, sempre più elfi cominciarono a capire che era sbagliato vivere per gli altri. Perciò mi sono candidato alle elezioni. “Gli elfi per gli elfi” è stato il mio slogan. E sono stato eletto senza nessuna fatica.”

Risulta una tenera e divertente fiaba ma i livelli a cui può essere letta sono molto diversi: sicuramente vengono evidenziati l’importanza dei principi e del credere davvero in qualcosa per far sì che sia possibile, perché è tutto possibile se ci si crede davvero.

“Un’impossibilità è solo una possibilità che ancora non capisci”

Ma è importante ed ho apprezzato davvero tanto anche l’aspetto della convivenza tra gli abitanti di Helfhelm e della difficoltà del fare del bene agli altri, declinato sia nella direzione dello scegliere di continuare a farlo anche quando non si ha un riscontro corrispondente ma farlo per se stessi e il proprio piacere di fare del bene, sia in quella del fidarsi ancora del prossimo anche dopo aver subito una dura delusione e non chiudersi e cedere al rancore per paura di soffrire ancora.
La parte finale è la più esilarante con la trasformazione anno dopo anno di Nikolas.
Purtroppo la parte del chiarimento con il padre è però molto triste e mi ha fatto versare qualche lacrimuccia.

I consigli di Babbo Natale sono i più semplici ma sacrosanti che possano esserci per la felicità.
I paesaggi e le ambientazioni descritti, pur nella loro semplicità, risultano vividi e fanno venir voglia di visitare quei favolosi fiordi tanto perfetti per il clima natalizio!


Ed eccovi anche la seconda recensione legata al Natale:

https://confidenzelibrose.blogspot.com/2021/12/il-maialino-di-natale-j-k-rowling.html

Chissà le ragazze dei blog partecipanti che letture avranno fatto. Andiamo a scoprirlo!






domenica 19 dicembre 2021

Il maialino di Natale - J K Rowling

 

Ho letto questo libro un po’ per una challenge per piccoli lettori che sto gestendo e un po’ per una collaborazione.
Devo ammettere che ero scettica trattandosi della scrittrice di HP che sarò tra i pochi al mondo a non aver voluto leggere, e anche perché temevo fosse una fiaba creata apposta per vendite natalizie.

E invece ho dovuto ricredermi eccome!

Titolo: Il maialino di Natale
Autore: JK. Rowling
Edizione: Salani; 12 ottobre 2021
Pagine 320
⭐⭐⭐⭐⭐


Sì c’è anche la fiaba, una dolcissima fiaba piena di speranza, di Jack, bambino che si trova ad affrontare il divorzio dei genitori e i tanti cambiamenti che ne discendono come quello della città e della scuola, accompagnato dal suo solo amico inseparabile: Lino, un maialino di pezza un po’ disastrato, riparato più volte dalla mamma.