lunedì 13 novembre 2023
Nannina - Stefania Spanó
venerdì 24 febbraio 2023
Tu leggi? Io scelgo… Le signore in nero - Madeleine St. John
Questo mese per la rubrica in cui scegliere un libro dalla lettrice a cui veniamo abbinate, mi è capitata Elisa del blog Il mondo di Krapfy e ho scelto una lettura per me un po’ insolita ma che mi è piaciuta un sacco e ora ve ne parlo!
Le signore in nero - Madeleine St. John
Garzanti, 192 pagine; giugno 2019
⭐️⭐️⭐️⭐️
Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.
4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.
Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.
Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.
Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.
E lavorano tutte da Goode’s da un po’.
Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.
Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.
La storia non mi è dispiaciuta per niente.
Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.
Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.
E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.
Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.
Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.
Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.
Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.
Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.
Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare… Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.
4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.
Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.
Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.
Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.
E lavorano tutte da Goode’s da un po’.
Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.
Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.
La storia non mi è dispiaciuta per niente.
Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.
Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.
E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.
Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.
Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.
Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.
Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.
Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.
Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare…
sabato 26 marzo 2022
La lunga notte di Parigi - Ruth Druart
Titolo: La lunga notte di Parigi
Autore: Ruth Druart
Edizione: Garzanti; 6 maggio 2021
Pagine 480
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
Ho letto questo libro tutto d’un fiato versando anche qualche lacrima e lo consiglierei a chiunque abbia voglia di aprire la propria mente e confrontarsi con una importante realtà, cioè che non è mai tutto bianco o tutto nero ma ci sono infinite sfumature e motivazioni che rendono molto difficile se non impossibile distinguere i buoni dai cattivi, ma anche sull’importanza della pazienza, e del dare e darsi tempo per riuscire a raggiungere risultati validi.
La narrazione si alterna tra due piani temporali, 1944 e 1953, e spaziali, Parigi e Santa Cruz, diversi, tra l’occupazione nazista della Francia e i suoi abomini non solo nei confronti degli ebrei ma anche dei francesi stessi, e la vita di due coppie sopravvissute che provano a rifarsi una vita.
Sarah e David, ebrei scampati alla morte del campo di sterminio di Auschwitz, che vivono a Parigi, e cercano di recuperare il rapporto con Samuel, il figlio lasciato al momento di salire sul treno per essere deportati, per potergli concedere una speranza di vita; e Charlotte e Jean-Luc, francesi sfuggiti con il piccolo Samuel neonato, per portarlo in salvo, dopo averlo preso in affidamento dalla mamma, quando lui lavorava per le ferrovie e si era ritrovato forzatamente nel campo di transito di Drancy.
Gli orrori della guerra nei campi di sterminio, ma anche nelle città oppresse, anche se non avvenivano combattimenti veri e propri, vengono qui dipinti con una certa crudezza. Ma questa storia verte soprattutto intorno agli orrori che restano una volta finita la guerra, a come le conseguenze di questa si trascinino per anni e anni anche dopo gli armistizi, e continuino a segnare e distruggere le vite delle persone coinvolte.
“Privarli della loro umanità faceva parte del piano nazista. Sarah sospettava che li aiutasse a non vedere i prigionieri come esseri umani. Altrimenti come avrebbero fatto a trattarli con tanta crudeltà? E in quelle proporzioni? Come avrebbero potuto picchiarli, torturarli e ucciderli in quel modo? Come si era arrivati a tanto? Queste domande non smettevano mai di assillarla. Nel mondo normale nessuno avrebbe mai immaginato che gli esseri umani potessero cadere così in basso. E se per miracolo fossero riusciti a sopravvivere, la gente avrebbe mai creduto alle loro parole?”
Nello specifico qui si tratta di come i due giovani genitori si ritrovino, ancora vivi dopo la deportazione, a dover prima ritrovare il figlio che non sanno dove si possa trovare e poi a dover riallacciare i rapporti con lui che non li ha praticamente vissuti e che è invece diventato grande con una mamma e un papà diversi.
Leggendo ci si ritrova divisi tra la compassione per questi due ragazzi che cercano di riprendersi le loro vite spezzate da colpe non loro, e la vicinanza emotiva per questi genitori che, dopo aver patito le pene dell’inferno per poter mettere in salvo un neonato non loro e dargli una vita, abbandonando la propria patria e i propri cari, non trovino il coraggio di cercare i genitori veri, una volta liberati i campi.
“Lo so che ci sei.” Gli stringe forte la mano. “David, quello che abbiamo passato…non appartiene a questo mondo, vero? Non al mondo di adesso. Non è possibile.”
“No.” David asciuga le lacrime silenziose che scorrono sul viso della moglie. “Siamo tornati dall’inferno. Dobbiamo imparare a dimenticare cosa abbiamo visto laggiù.”
“Imparare a dimenticare. Sì. Magari fosse possibile…”
“Forse dimenticare no, ma perdonare sì.”
Le sue parole la colgono alla sprovvista. Si rende conto di non aver mai preso in considerazione l’ipotesi e di non aver mai immaginato che potesse farlo lui. Perdonare.
“Non credo di potercela fare. Non credo neppure di volerlo fare.”
Lui guarda il tavolo. “Io sì. Non è che voglia in alcun modo scusarli, ma…ma credo che…se potessi perdonarli, sarei un uomo migliore.”
Certo sarebbe troppo facile condannare la coppia adottiva, come fanno la gran parte dell’opinione pubblica e la legge, ma, senza di loro, probabilmente il futuro per Sam non ci sarebbe nemmeno stato.
I capitoli narrati dal punto di vista di ciascuno dei personaggi, prima nel passato e poi nel presente, anche se in alcuni casi sono comunque riferiti in terza persona, ci permettono però di calarci interamente nelle vicende, di seguire passo dopo passo l’evolvere della storia, quanto sia sofferta ogni singola scelta di ognuna delle persone coinvolte permettendo di empatizzare con loro, e mette così in discussione qualsiasi scelta.
Sfido chiunque dei lettori, che si fosse trovato in una situazione simile, a sapere con certezza come si sarebbe comportato e quale fosse la cosa più giusta da fare. Perché è proprio questo che in questa storia viene completamente distrutta: la sicurezza di quale fosse la scelta giusta quando, una qualsiasi, avrebbe avuto conseguenze devastanti su tutti gli altri.
Sicuramente ognuno potrebbe avere la propria parte di colpa, ma ciò che alla fine conta di più in questa vicenda è invece la capacità di perdonare, di stabilire una vicinanza emotiva anche con chi si è reputato fino a quel momento, la causa delle proprie sofferenze.
E perchè questo avvenga serve senza dubbio un grande cuore, capace di mettere al primo posto solo ed unicamente il benessere di Sam. E una mamma solo può comprendere come questo debba venire prima di tutto, perfino della propria felicità, anche quando farlo spezza il cuore.
martedì 27 luglio 2021
Noi due oltre le nuvole - Massimo Cacciapuoti
Estate. La stagione preferita da tutti i ragazzi. Tutti i ragazzi tranne lei: Nica.
Nica è diversa, è un'adolescente come poche, non riesce a integrarsi in un gruppo facilmente perché i suoi unici amici sono i numeri.
Nella vita di Nica è tutto un calcolo matematico. La matematica è l'unica certezza che ha.
Almeno fin quando non si ritrova in vacanza con i genitori nello stesso villaggio di Sandro.
Sandro è il contrario di Nica.
Lui, diecimila attività, tanti amici, bello da morire.
Ma anche Sandro sta vivendo in un incubo: è malato e non può viversi tutto quello che aveva.
È in queste vacanze che i due ricominciano a vivere, facendo affidamento l'uno sull'altro.
Impareranno a camminare mano nella mano, a costruirsi certezze, a essere felici..
domenica 27 giugno 2021
L' ultima testimone - Cristina Gregorin
Francesca, giovane donna e ginecologa di successo, è cresciuta chiudendo a chiave con precisione e meticolosità il proprio cuore a qualsiasi sentimento o stimolo esterno. Vive delle proprie soddisfazioni lavorative e nient’altro.
Bruno è un anziano signore triestino, nonno di Mirko, che prima di morire dice al ragazzo di cercare Francesca Molin per fare chiarezza sul suicidio di Vasco, suo caro amico di una vita, e trovare finalmente pace.
Cosa mai unirà queste due persone così diverse e senza nulla in comune apparentemente?
Saranno le ricerche di Mirko, il nipote di Bruno, storico e professore, portate avanti a tutti i costi, partendo da Francesca, per arrivare ad Alba, la nonna di lei, fino a Mario, amico di Bruno, a chiarirlo, aprendo un abisso di storie mai raccontate.
giovedì 31 dicembre 2020
Recensione doppia - Chocolat, di Joanne Harris
Siete stanchi delle solite recensioni e volete una cosa diversa? Bene, quello che oggi andiamo a presentarvi è una sorta di esperimento... Più che una vera e propria recensione una chiacchierata tra amiche.


