lunedì 12 aprile 2021

L'ANGOLO DEL CLASSICO Il castello di Otranto - Horace Walpole

 

Titolo: Il castello di Otranto
Autore: Horace Walpole
Edizione: BUR; 15 maggio 2018
Pagine 197
⭐⭐⭐⭐⭐



Nonostante la data di pubblicazione che lo rende il capostipite dei romanzi del genere, trovo che questo sia un capolavoro gotico a tutti gli effetti.
Infatti il gotico è uno stile non identificabile con il terrore o l’horror ma una malinconia e un senso di catastrofe imminente che pende sulla testa del genere umano colpevole di certi atti. Per questo motivo spesso e volentieri vi compaiono esponenti del ceto ecclesiastico.
Caratteristiche queste che accompagnano interamente questo romanzo, dall’inizio alla fine.
Al centro della storia sta l’ingordigia del sovrano di Otranto, Manfred, la cui famiglia viene colpita da una serie di sciagure a causa della sua ostinazione a voler tenere per sè il potere anche a discapito della vita e della salute dei suoi stessi cari.
Nel far ciò sfida una profezia che prediceva che quando non avesse avuto più figli maschi, avrebbe dovuto rinunciare al trono.
La storia è accompagnata da eventi sovrannaturali di vario tipo, compresi i fantasmi di principi e di eremiti.
Forse a un certo punto diventa davvero un po’ troppo intricato nei vari intrighi amorosi e la cupidigia è spinta davvero all’estremo non lasciando immune quasi nessuno tra i protagonisti di sesso maschile.
Questi aspetti però non mi hanno eccessivamente disturbata.
L’aspetto più debole è il modo in cui è scritto anche se credo che lo stile sia adeguato ai tempi in cui è stato scritto. Forse un po’ troppo incentrato sui dialoghi e poco sui punti di vista dei personaggi.
In più trovo che quella del principe sia vera e propria follia, e descritta come tale, elemento molto innovativo per l’epoca.
Certo la conclusione è triste ma indubbiamente giusta a livello morale, dato che tutte le possibilità di redenzione offerte al principe, conducono a un nulla di fatto.

Le confidenze di... Giuliano Brentegani

 

Dopo aver letto e apprezzato il suo romanzo d'esordio, "La settima donna", oggi sono qui a parlare con Giuliano!






Giuliano Brentegani nasce a Verona nel 1970.
È bibliotecario dal 1991 e la sua passione per i libri antichi, i viaggi e il mistero gli hanno dato l'ispirazione per cimentarsi con la narrativa.


*Ciao Giuliano! Eccoci qui. Partiamo dal come nasce la tua passione per la scrittura...*
Ciao!
Diciamo che la passione per la scrittura ha sempre fatto parte di me: pensa che già alle elementari, armato di penna verde e quadernetto verde, scrivevo le avventure dei miei peluche preferiti! 
Poi crescendo ho divorato Agatha Christie (la mia musa) ed ho continuato a scrivere: un romanzo giovanile inedito mai dato alle stampe, collaborazioni con riviste di auto, ho curato un paio di saggi e, finalmente, dal 2016 mi son deciso a scrivere un romanzo "vero"

*La settima donna è il tuo romanzo d'esordio. Come mai hai deciso di trattare proprio questo tema? Da dove nasce l'idea di base?*
L'idea mi è venuta alcuni anni fa dopo aver visitato in Liguria la "Cabotina", il luogo dove si diceva che le Streghe danzassero col diavolo! È nell'abitato di "Triora", famose sono le sue leggende che si respirano a pieni polmoni!
Da lì mi sono appassionato e via via ho approfondito lo studio.

La settima donna - Giuliano Brentegani



Titolo: La settima donna
Autore: Giuliano Brentegani
Edizione: self-published; 9 maggio 2019
Pagine 240
⭐⭐⭐⭐






Sette donne e un solo destino. 
Un destino che le spinge a cercare una copia del Malleus Maleficarum: il testo sacro usato dall'Inquisizione nei processi per stregoneria.
Ma per quale ragione cercano proprio questo libro?
Sarà dato saperlo solo seguendo il viaggio di Caitriona in Italia per recuperarlo.

Ho una sola parola per descrivere questo romanzo: Wow!
Dopo aver deciso di leggerlo attratta dalla trama, questo romanzo mi ha stupita ancora una volta mettendomi di fronte ad argomenti che da sempre mi attraggono.
Fin dalle primissime pagine il ritmo è serrato, il lettore si ritrova catapultato nel passato e viene costretto ad attraversare la vita di sei donne attraverso processi per stregoneria, catastrofi naturali e la violenza umana.
La prima metà del libro si legge molto velocemente proprio grazie a questo alternarsi di personaggi.

sabato 10 aprile 2021

La mano di Fatima - Falcones

 

Titolo: La mano di Fatima
Autore: Ildefonso Falcones
Edizione: Longanesi; 4 novembre 2010
Pagine 911
⭐⭐⭐⭐


Ho finito questo libro ieri sera ma devo ancora assimilarlo bene perché mi ha lasciato un senso di tristezza e di amarezza che non riesco a mandare via.

Tristezza per l’insensatezza di buona parte dei comportamenti dell’essere umano nel corso dei secoli, che hanno condotto alla distruzione del pianeta e allo sterminio di intere popolazioni o razze senza motivi reali, e spesso, come in questo caso, in nome di un Dio che mai avrebbe potuto desiderare una cosa simile.

È terribile pensare a come le vite di migliaia e migliaia di persone siano state distrutte, annientate senza un motivo reale e dai suoi fratelli. Si lo so che è una cosa che succede quotidianamente ormai ma non riesco a farmene una ragione e leggerne così come in diretta e in maniera così esplicita, mi ha fatto salire un’amarezza immensa.

L'isola in via degli Uccelli - Uri Orlev

 

Titolo: L'isola in via degli uccelli
Autore: Uri Orlev
Edizione: Salani; 28 maggio 2009
Pagine 185
⭐⭐⭐⭐



Quando ho visto questo libro su goodreads sono stata incuriosita dal titolo e dalla copertina e perciò sono andata a leggere la trama.
Quello che ho letto mi ha molto stupita perché mai mi sarei aspettata che trattasse di tale argomento, cioè degli orrori della seconda guerra mondiale in Polonia, nello specifico nel ghetto ebreo di Varsavia, durante i rastrellamenti per liberarlo portando i prigionieri nei campi di concentramento in Germania e lasciare le case ai polacchi non ebrei e i propri beni ai tedeschi.

Il protagonista è un bambino di 11 anni, Alex, che si ritrova improvvisamente solo dopo che, in seguito alla scomparsa inaspettata della madre, anche il padre viene portato via con tutti gli altri operai ebrei della fabbrica di corde in cui lavoravano.
Si rifugia, su consiglio di un caro amico del padre, in una casa abbandonata, in questa via degli Uccelli, di cui ormai restano solo rovine, e si ritaglia un angolo a cui dare una parvenza di casa e non poter essere trovato, dopo aver recuperato il suo topolino Neve, e viveri e alcuni oggetti per la sopravvivenza negli appartamenti lasciati vuoti.

L' ANGOLO DEL CLASSICO Guerra e pace - Lev Tolstoj

Scrivere questa recensione mi prenderà sicuramente tempo e impegno perché è davvero complicato racchiudere in poche righe la marea di impressioni provocate da un testo così corposo e ricco.

Innanzitutto devo sottolineare che mi ha lasciata un po’ interdetta il fatto che ci fossero tantissime battute in francese non tradotte, e questo mi ha rallentata, e in più non sono davvero riuscita a comprendere perché in un romanzo russo i personaggi debbano parlare in francese, inoltre senza traduzione (Tolstoj nella nota finale spiega perché personaggi francesi parlino in russo e che per lui è stata semplicemente una trovata stilistica, ma se l’editore avesse pensato a inserire in nota la traduzione avrei apprezzato, invece di reclutare madre e zia).

Una delle difficoltà è stata anche l’uso in Russia dei patronimici che spesso non rendeva agevole distinguere tra padre e figlio, come per esempio quando si parlava dei due principi Andrei Bolkonskij.



Titolo: Guerra e pace
Autore: Lev Tolstoj
Edizione: BUR; 6 novembre 2002
Pagine 1468
⭐⭐⭐⭐


È indubbiamente un libro molto consistente, che non è solo la storia di alcune famiglie, i Rostov, i Bolkonskij e i Karughin principalmente, rappresentativi di principi e di modi di vivere profondamente diversi, ma anche un saggio storico che ci fa avvicinare alle guerre napoleoniche entrandoci dentro direttamente e vedendo le opinioni di persone che le abbiano vissute, e in più è la storia di un popolo e delle sue tradizioni e delle sue peculiarità, condivisibili o meno, ma da conoscere senza pregiudizi.

Per tutto questo è difficile trovare un solo genere: è una cronaca storica, un poema, un romanzo, tutto questo e anche più contemporaneamente, come dice lo stesso autore in appendice.

A parte la lunghezza (sì è decisamente un mattone, soprattutto nella mia edizione), è anche una lettura molto lenta: mi sono resa conto di non riuscire a leggere più di un centinaio di pagine al giorno, procedendo lentamente a causa in particolare dei tanti personaggi e delle parentele da individuare, non esattamente facili, complici anche i nomi russi e gli abbreviativi innumerevoli.

Nonostante ciò mi ha portata in un mondo completamente diverso da cui ho davvero fatto fatica a separarmi.

E a questo devo dire che hanno contribuito anche le tante descrizioni di truppe, battaglie ed accampamenti che, anche se a momenti ho trovato noiose e poco interessanti, sono riuscite a farmi calare completamente in quegli avvenimenti.

La biblioteca di mezzanotte - Matt Haig


Titolo: La biblioteca di mezzanotte
Autore: Matt Haig
Edizione: E/O; 4 novembre 2020
Pagine 329
⭐⭐⭐⭐


Nora è una giovane ragazza che decide di suicidarsi perché la sua vita va allo sfascio. Non riesce ad ottenere nulla di quel che vorrebbe, non è realizzata, viene licenziata dall’unico posto di lavoro “tranquillo” che avesse scelto di tenersi, i genitori sono morti, col fratello non si parlano da mesi e ora anche il gatto Voltaire viene trovato morto sul marciapiede.

Ma le cose non vanno esattamente come vorrebbe e si trova sospesa in bilico tra la vita e la morte, in questa fantomatica biblioteca che contiene i libri di tutte le sue vite possibili, gestita da una bibliotecaria d’eccezione, l’unica persona che la avesse mai vista nelle sue potenzialità e non in ciò che desiderava lei fosse, mrs Elms.
Qui le viene offerta la possibilità di ripensare alla propria vita, guardando a tutte le possibilità che non ha colto, per cancellare i rimpianti dal libro che li contiene e che la appesantisce.
Vedendo le varie vite che non ha vissuto in realtà però la ragazza si accorge che non è tutto oro quel che luccica, che forse non ha fatto proprio male a scartare quelle vie, e che, anche nella sua vita inutile, qualcosa di buono per gli altri lo ha fatto.