lunedì 26 giugno 2023

Questa volta leggo… Kafka e la bambola viaggiatrice-Jordi Sierra i Fabra

E per l’appuntamento mensile con questa rubrica che adoro, il tema delle nostre letture, diverso di mese in mese, stavolta è Uomo, in tutte le sue declinazioni.

Ho scelto la più facile cioè scrittore uomo, incrociata con il protagonista uomo, un uomo particolare, perché il protagonista di questa dolcissima e toccante fiaba è Kafka e una curiosa vicenda della sua vita che ci dice qualcosa in più di che tipo di UOMO fosse…



Lafka e la bambola viaggiatrice - Jordi Sierra i Fabra

Gl’istrici Salani, agosto 2016 - 128 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️



Kafka, il famoso scrittore, quando già malato di tubercolosi, non lavora più ma passa le mattine al parco di Berlino dietro casa, incontra una bambina, Elsi, disperata perché ha perso la bambola.

Allora, senza pensarci troppo, decide di impersonare il postino delle bambole e portarle la sua lettera per dirle che è partita per girare il mondo.

La possibilità di farla sorridere e l’emozione che gli dà è però così forte da non riuscire però più a farne a meno e inventa sempre nuove lettere per i nuovi viaggi di Brigida, anche se tutti lo guardano male e lo trovano strano, e così quello con Elsi sulla panchina ogni mattina, diventa un appuntamento fisso.

Come riuscirà a tirarsi fuori da questo gioco che ha inventato? E, soprattutto: ne avrà la voglia?


Mamma mia che emozione!!!!❤️

Dobbiamo ringraziare Cesar Aira per aver pubblicato l’articolo su questa vicenda che ha permesso all’autore di conoscerla e scrivere questo libro!!!

Che uomo splendido doveva essere Kafka, che ora ammiro ancora più di prima, e non solo per le sue opere! 

Nella seconda parte del libro Kafka scrive le lettere che possano portare a un epilogo della storia della bambola che però diventa tanto sofferto perché coinciderà inevitabilmente con la chiusura della storia con la bambina anche, quel rapporto che finalmente, dopo tanto tempo, gli ha ridato le emozioni e l’ispirazione necessarie a scrivere.

Ma non va proprio così perché Kafka, non contento di tutto quel che è stato capace di creare fino a quel momento per quella piccola anima, è capace di ideare ancora un nuovo ultimo espediente per darle un’ultima grande gioia.

In questo libro l’anima pura veramente non è la bambina, che lo sarebbe comunque, ma si rivela Kafka e il suo desiderio inconfessato di avere una figlia che, purtroppo a causa delle sue condizioni di salute, non potrà mai avverare.

Anche il modo in cui ci entrano gli adulti, come la madre Bertha, è in punta di piedi, senza far troppo rumore, quasi a non voler disturbare il piccolo miracolo che si sta compiendo tra questo adulto e la bambina, uno nel cuore dell’altro, in modi diversi. 

Anche i titoli che richiamano sogni, fantasie, illusioni, sono perfetti a mio parere, perché è come se in questa storia ci fosse una sospensione della realtà, il tempo di far realizzare questo incontro tra anime, il tempo di lasciare che due cuori si coccolino un po’ e si curino da un trauma inevitabile, prima che gli anni tornino a scorrere e a condurre per la bambina all’età adulta in cui forse, dice lo scrittore, non se ne ricorderà nemmeno più, e per l’adulto purtroppo alla fine inevitabile.


“A volte i loro occhi si incontravano. A volte lei agitava la mano per salutarlo. A volte si sentivano complici di un grande segreto. A volte lui cercava in fondo ai suoi sogni tutte le speranze di cui aveva bisogno per tenersi in piedi. E Dora, la sua Dora, in carne e ossa, gli faceva capire che le stelle erano sempre lassù in cielo e splendevano per tutti.”

domenica 28 maggio 2023

Ci provo con… Colui che ascoltava nel buio-Algernon Blackwood, Daniele Serra + La caduta della casa degli Usher-Edgar Allan Poe, Antonello Silverini, con il racconto Colui che sussurrava nelle tenebre-Lovecraft


Questo mese ho un appuntamento particolare con questa rubrica che ci porta a conoscere sempre nuovi autori ogni mese.

Questo perché, grazie alla casa editrice Fanucci, ho avuto l’onore di avere tra le mani e recensire due autentici gioiellini nelle edizioni illustrate di due testi già di loro molto validi, due classiconi del genere del terrore.

Nello specifico il primo nel titolo è una nuova conoscenza per me, mentre il secondo è una mia vecchia conoscenza che amo tanto ma che metto insieme in questo post perché meritano entrambi tanto!



Colui che ascoltava nel buio-Algernon Blackwood 

Febbraio 2023 - 96 pagine 

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

La caduta della casa degli Usher-Edgar Allan Poe

Febbraio 2023 - 96 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Una meravigliosa esperienza con i libri illustrati delle storie del terrore Fanucci.

Questa è, nello specifico, l’edizione illustrata di una storia di Algernon Blackwood, con le immagini di Daniele Serra.


La storia comincia con il protagonista che si trasferisce in questo appartamento che è al primo piano di una palazzina di tre piani, di una vecchia signora placida, e lì comincia a scivolare piano piano verso delle ossessioni che rendono difficile distinguere se quello che comincia a succedere all’improvviso sia dovuto a allucinazioni o ad eventi reali.


Le vicende sono terrificanti quanto può esserlo pensare che, tutte le volte che ci si ritrovi al buio, possa esserci qualcuno, un essere indefinito, presente accanto a noi e che ci ascolti e viva tra le  nostre cose.

Io ne sono stata molto colpita soprattutto quando ho spento la luce per dormire, nonostante non mi fosse sembrato così tanto terrificante.

E le immagini molto scure, cupe, a tratti rappresentate come vignette che integrano alcuni passaggi della narrazione, hanno contribuito decisamente a render tutto più angosciante.


Mi ha lasciata però un po’ interdetta il finale, che farebbe pensare ad un libro lasciato incompleto, il che ha tolto un po’ di pathos, nonostante non abbia tolto sapore al tutto, ma ha lasciato in sospeso una possibile spiegazione degli eventi e nessuna per l’identità del personaggio descritto.

Subito dopo, leggendolo ispirato a Colui che sussurrava nelle tenebre di Lovecraft, ho deciso di andare a leggerlo, ed ecco cosa ho trovato…




…non ho capito da cosa possa essere stato ispirato Algernon Blackwood, se non dalla situazione di buio e voci basse.

Però non c’è niente da fare, per me Lovecraft è il maestro del terrore per me, l’unico che riesca davvero a spaventarmi, nonostante le immagini dipinte nelle sue storie facciano venire i brividi più per i misteri insondabili, sconosciuti, per i terrori senza nome descritti, che per scene raccapriccianti vere e proprie, e nonostante si tratti quasi sempre di tematiche con elementi fantascientifici, legati a creature provenienti da altri mondi.

Certo, a un certo punto avrei voluto picchiare il protagonista perché non intuisce come il cambiamento improvviso delle comunicazioni dal suo interlocutore significhi qualcos’altro, cosa che probabilmente tutti noi avremmo immediatamente intuito, e perchè decide di andarsi a impelagare in una situazione davvero pericolosa, da cui sembra alquanto improbabile riuscire ad uscire come invece poi succede.

Però nei fatti questi particolari non implicano una resa peggiore della storia che invece resta perfetta e terrificante al punto da rivedere negli incubi la “riduzione” descritta nel racconto, dato che ho sempre avuto una certa sensibilità ai temi che abbiano a che fare con organi vari.




La caduta della casa degli Usher è nello stile tipico di Poe, grandiosamente decadente, come altre sue storie e forse in questo caso in maniera ancora più deliziosa.



In questa edizione con le meravigliose illustrazioni di Antonello Silverini poi, le atmosfere grevi, cupe della dimora degli Usher, questa famiglia nobile senza rami collaterali, “venuta giù giù in linea di discendenza diretta”, sono rese con una chiarezza e una comunicabilità che, accostata alla vividezza delle immagini create dalle parole dell’autore, arrivano dirette al lettore.

Mentre il racconto prosegue, le illustrazioni ci conducono a vagare tra le stanze tristi e in penombra.



Un cupo terrore aleggia fin dalle prime immagini dell’incontro con il maniero e il presagio di imminente sciagura continua all’incontro, dopo tanto tempo, con il vecchio amico suo proprietario, di cui vengono subito notate le particolarità, ipoteticamente legate alla penosa perdita della sorella gemella.



Il fatto che la rinchiudano in una bara di legno e la mettano in un sotterraneo fa già presagire lo svolgimento, eppure la magistrale capacità dello scrittore di ricreare atmosfere da incubo e la sospensione del fiato in attesa della catastrofe e di un’apparizione sempre più imminente fanno crescere l’agitazione e amplificano l’orrore nel momento culminante, che non può che condurre all’inevitabile dissoluzione preannunciata anche dal titolo.


Unico piccolo appunto: sarebbe ancora più piacevole la lettura se le immagini seguissero e non preannunciassero le azioni narrate.



sabato 27 maggio 2023

Questa volta leggo… Maigret si commuove/Il cavallante della Providence - Georges Simenon

Eccoci alle prese con il primo appuntamento di questa rubrica dal sapore più estivo dato il caldo che ha invaso la nostra penisola, anche se credo che le ragazze quando hanno scelto il tema, non lo immaginassero ancora.

Perché stavolta il tema è il giallo, come ci dice il meraviglioso banner con il sole splendente, ideato da Dolci. Quale migliore occasione allora per procedere con la serie di Maigret di cui il primo volume mi aveva piacevolmente colpita?

È sia giallo di genere che di copertina! 🤗



Maigret si commuove/Il cavallante della Providence-Georges Simenon

Adelphi, ottobre 1997 - 137 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️


La doppia versione del titolo sta nel fatto che le diverse case editrici hanno tradotto i titoli originali in modi molto diversi, ma visto che da noi è meglio stendere un velo pietoso sull’argomento traduzione titoli evitiamo.

Maigret stavolta indaga sul ritrovamento del cadavere di una giovane donna in una stalla. 

L’ambientazione è particolare perché si tratta di una chiusa sul canale della Marna, e coinvolti sono gli equipaggi di uno yacht inglese e quello di un barcone francese.

Come sempre le indagini del commissario sono basate principalmente sulle sue deduzioni che, chiaramente, difficilmente possiamo condividere essendo nella sua testa, e quindi chiaramente la soluzione sembra piombare un po’ dall’alto improvvisamente.

Però devo dire che a me questi gialli, dei veri gialli, continuano a piacere, e anzi questo mi è piaciuto molto più del precedente perchè ho trovato un personaggio letterario molto più maturo e consapevole rispetto al primo, come era giusto fosse.

Inoltre ho scoperto anche che le imbarcazioni sui canali venivano tirate dai cavalli sulla sponda, cosa che per me è del tutto nuova.

Anche qui la storia è centrata sulla personalità dei vari personaggi, che sono dipinta con maestria dalla penna dello scrittore, e sui loro passati oscuri che vengono alla luce pian piano e a fatica e che sembrano diversi da come sono poi in realtà.

La commozione di una delle versioni del titolo sta nel fatto che l’epilogo mette di fronte ad una umanità disarmante, a una tenerezza e una compassione per una vita distrutta che ci porta, in accordo con le emozioni del protagonista, a comprendere, pur non giustificandolo, anche il peggiore dei crimini.


sabato 29 aprile 2023

Questa volta leggo… La città ai confini del cielo-Elif Shafak

Appuntamento mensile con la rubrica creata dalle ragazze in cui leggere una lettura a tema con la parola stabilita di mese in mese.

Questa volta la parola è CORONA, e inevitabilmente la scelta è caduta su un libro in cui ci fosse un re ma non i classici sovrani medievali da castello e principesse ma uno mediorientale, con harem e tutto il resto!

Ho scelto per questo la mia seconda lettura di questa autrice turca, Elif Shafak, che la prima volta mi era piaciuta tantissimo. Stavolta però non è andata ugualmente bene purtroppo…


La città ai confini del cielo - Elif Shafak

Rizzoli, 2014; 558 pagine

⭐️⭐️⭐️


Questa lettura purtroppo non è stata per me un’esperienza piacevole e, probabilmente, ancora di più vista la recente lettura dell’autrice che avevo fatto e che mi aveva invece colpita molto positivamente.

In effetti non ho trovato il libro così negativo da definirlo brutto, ma tanto tanto noioso.

Mi ha stupita ancor di più leggere nella nota finale come l’autrice abbia manipolato gli anni di svolgimento di alcune delle storie raccontate per farle sovrapporre, scoprendo quindi che la maggior parte dei personaggi siano realmente esistiti e quindi di interesse storico, aspetto che normalmente apprezzo.

Qui invece, a parte l’architetto Sinan, gli unici personaggi che mi hanno un po’ affascinata e quindi non mi hanno fatta desistere, portando a termine la lettura, sono stati Jahan e Chota, gli unici inventati completamente, anche se l’esistenza di un elefante bianco a corte a quei tempi è stata documentata. 

Se non fosse stato per loro, avrei visto tutte le vicende come slegate e senza un filo logico che non sia il semplice scorrere del tempo, cosa che comunque ho faticato ugualmente a ritrovare se non in alcuni momenti.

La cosa che mi ha delusa di più è stata non vedere nessuna evoluzione nei protagonisti, nemmeno nella vita di Jahan che, tra l’altro, non è nemmeno riuscito a tornare a confrontarsi con la propria famiglia.

Quello che mi ha salvata invece sono state le ambientazioni: la Turchia è un paese di cui amo la cultura e che aspiro a visitare al più presto.

Le figure dei sultani però purtroppo sono rese in maniera del tutto piatta, con capricci e superbia tipici dei regnanti ma senza note di umanità né positive né negative, tranne per il figlio tormentato dal potere, anima poetica e artistica, che è infatti quello che mi è piaciuto di più, ed anche l’unico ad apprezzare davvero il suo elefante.

Mi si è stretto il cuore alla narrazione dell’incendio del palazzo, quando ha raggiunto le voliere reali, come per la fine dell’elefante che, nemmeno da morto ha potuto avere un po’ di pace e libertà.

Non ho capito bene se le figure della famiglia di zingari siano storiche o meno, ma credo che siano i soli personaggi che, in tutto il libro, siano degni di essere raccontati.

La conclusione, con l’emergere di una nuova parte della storia che non avrei mai immaginato, perché non esistono misteri da nessuna parte nel libro e perchè niente fino a quel momento lo lasciava presagire, è stata la cosa che ha fruttato la stellina in più, anche se non ho amato il fatto che non ci sia una reale soluzione delle cose perché resta relativamente in sospeso anche il mistero del furto durante il viaggio a Roma.

Proverò sicuramente a leggere un altro titolo della scrittrice per dirimere questo dubbio sorto dal divario tra due letture così agli antipodi.


venerdì 28 aprile 2023

Ci provo con… Vola via - Kristin Hannah


Questo mese ho deciso di provarci con questa autrice che mi aspettava da tanto, anche con questo libro che dovevo finalmente far ripartire perché è un libro viaggiante delle ladre. Si è rivelato sicuramente una lettura particolare nei temi difficili e quindi da leggere nel momento giusti ma…ragazzi…che scoperta!!!!



Vola via - Kristin Hannah

Mondadori, ottobre 2019; 384 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Il libro parla della storia di tre donne di generazioni diverse, la madre Dorothy, la figlia Tully e la figlia dell’amica, Marah, che si trovano ad affrontare un evento di lutto, di Kate, per tumore.

Si può quindi dire che tutto ruoti in realtà intorno alla figura di questa donna che, seppur non presente fisicamente, è tanto presente nella sua assenza e negli effetti che ha sulle persone intorno a lei.

Kate lascia un marito, Johnny, molto arrabbiato per questa perdita che dirige la sua rabbia principalmente su Tully a causa del fatto che gliela ricordi tanto, e tre figli tra cui appunto l’adolescente Marah, che si sente in colpa per tutti i litigi avuti con la madre, e i gemelli Wills e Lucas, ancora bambini.

La narrazione si divide principalmente tra Tully, con una storia di abbandoni alle spalle e su cui quindi la mancanza improvvisa dell’amica di una vita influisce in maniera piuttosto traumatica, scatenandole attacchi di panico, anche in seguito al suo allontanamento dal lavoro per starle vicino durante la malattia, e Marah che, in quanto adolescente, sceglie di dirigere la propria rabbia verso se stessa, per paura di ammettere i propri sensi di colpa e di esserne travolta se si lasciasse vivere il dolore.

La madre Dorothy, prima Nuvola, subentra solo in un secondo momento, pur essendo parte fondamentale della storia di Tully e dei suoi problemi, in quanto inizialmente tossica e poco presente nella vita della figlia, che è stata cresciuta dalla nonna, se non in pochi brevi momenti distruttivi.

Il tutto inizia con il ricovero di Tallulah per incidente di auto, in gravi condizioni, che riesce a riunire tutta la famiglia, di sangue e non, scardinando diversi meccanismi che si sono instaurati negli ultimi anni tra i vari personaggi, comprese le protagoniste.

Quindi la maggior parte delle storie viene narrata in lunghi flashback, individuati dalle date segnate a inizio paragrafo di volta in volta.

Non è difficile empatizzare con i diversi personaggi della storia, nonostante vivano un evento che, per quanto oggi abbastanza comune, non è sicuramente stato vissuto dalla maggioranza dei lettori. Ma ciò è possibile perché vengono messe in luce le fragilità di ognuno come personaggio a tutto tondo, caratterizzandolo nel profondo ma senza dare giudizi facili. 

Anzi ho trovato che la scelta di inserire la storia della madre abbastanza avanti nel libro, dopo la metà, sia stata proprio dovuta al non creare conflitto nel lettore riguardo ai tormenti di Tully, ma, contemporaneamente, voler mostrare che, anche laddove ci siano atti condannabili, possano esserci delle ragioni profonde che, pur non giustificandoli, ne spieghino la ragione, configurando la donna non come carnefice ma essa stessa come vittima.

Perfino con Marah non mi è riuscito di condannarne interamente le azioni perché, pur leggendole bene come atti di ribellione verso tutti, molto adolescenziali quindi, e di fuga dal dolore, mi è risultata solo molto fragile e bisognosa del conforto che, purtroppo, nessuno riesce ad offrirle realmente, a causa del fatto di star vivendo tutti la stessa situazione di elaborazione della perdita.

Perfino Margie e Bud, genitori di Kate, seppur relativamente poco presenti, risultano delle presenze forti emotivamente e, come Johnny, è impossibile non apprezzarli.

martedì 28 marzo 2023

Ci provo con… Io ti ho trovato - Lisa Jewell


E rieccoci con la rubrica in cui proviamo a conoscere nuovi autori anche, perché no, qualche volta spingendoci al di fuori della nostra confort zone.

Questo mese con questa rubrica non mi è andata benissimo perché non è un libro che non mi sia piaciuto ma un forse, che mi ha completamente spiazzata e che, potenzialmente sarebbe anche una lettura piacevole però non era quello che cercavo in questo momento, e cioè un thriller bello intenso.



Io ti ho trovato - Lisa Jewell

Neri Pozza, maggio 2017; 349 pagine

⭐️⭐️⭐️


Il punto di partenza della storia raccontata in questo libro è abbastanza comune: il classico uomo ritrovato sulla spiaggia da una donna, Alice, dopo aver perso la memoria e quindi senza identità, e questa che può immaginare di lui quel che le pare.

L’originalità di questo libro però sta nelle storie trasversali: quella di Lily, giovane ucraina arrivata da poco in Inghilterra dopo il matrimonio con Carl Monrose, che ne denuncia la scomparsa e comincia a cercarlo col collega di lui, Russ, e quella riferita al passato, precisamente al 1993, di due fratelli adolescenti, Graham e Kirsty, che, in vacanza con la famiglia, incontrano lo strano Mark Tate, che sconvolge le loro vite.

Questa trovata dell’alternarsi nella narrazione dei tre piani, fa nascere il mistero.

Lo sconosciuto smemorato, ribattezzato Frank, sarà Mark? Sarà pericoloso? Cosa nasconderà?

Ora, lette queste parole, verrebbe automatico pensare a un thriller ma no. Si tratta di…boh mi viene difficile in realtà definire il genere di questo libro perché non è nemmeno un giallo, dato che non c’è nessuno che indaghi nel vero senso del termine ma c’è un solo momento, alla fine, in cui i diversi protagonisti mettono insieme i pezzi e fanno una piccola ricerca che dura veramente poco.

E anche definirlo un romance, nonostante la storia d’amore sia centrale, mi sembrerebbe riduttivo, perché è vero che è presente ma il fulcro è il mistero e non il rapporto di coppia.

E questo mistero dura fino alle ultime pagine, in cui viene svelato tutto e vengono tirate le fila delle varie vicende.

Gli eventi che si sono svolti nel passato sono quanto di più crudele possa esistere, soprattutto nella conclusione, dove le false speranze vengono purtroppo deluse.

Ma tutto lo svolgimento è costruito molto molto bene e anche la scrittura è talmente scorrevole e svelta da portarti a voler leggere ancora per saperne di più, macinando pagine dopo pagine fino a renderti conto di essere arrivato alla fine.

La protagonista mi infastidisce parecchio non tanto per il suo essere sfigata, incapace, senza personalità e totalmente sprovveduta, quanto per il suo sbavare dietro al primo che arriva, commiserarsi e mettere a rischio i figli ogni minuto, comportandosi per niente da madre.

Nemmeno Lily mi piace, così spocchiosa, egoista e piena di sè, al punto da dare ordini a un uomo appena conosciuto, ma di lei mi ha però toccata la lucidità, soprattutto che riesce a mantenere nel momento in cui emerge la verità. Non so se ne sarei stata capace.

Quello che più mi piace è Graham, soprattutto nella ricostruzione ma anche nel suo affrontare la realtà e ricostruirsi.

Sono curiosa di leggere altro dell’autrice e vedere se questo sia solo stato un caso fortunato o se la sua abilità sia confermata.

lunedì 27 marzo 2023

Questa volta leggo… La danza delle rane - Guido Quarzo

E per questo mese il tema delle nostre letture è stato deciso nella parola sport, come si può vedere dal bellissimo banner della grafica Dolci.

Stavolta ho faticato davvero tanto a trovare qualcosa che mi convincesse e andasse bene per il tema senza travisarlo.

E poi alla fine, mentre cercavo, come per magia, mi si è palesato questo libretto e per fortuna perché mi ha davvero conquistata!


 

La danza delle rane - Quarzo, Vivarelli

Editoriale scienza, aprile 2019; 121 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Sono arrivata a scoprire questo libro perché la danza e il ballo sono la mia vita, ho cercato qualcosa di attinente e, quando ho letto la trama di questo, ne sono stata ispirata.

Ma la realtà è andata ben oltre l’immaginazione, perché si è rivelato un piccolo gioiellino.


In una così breve durata, e con la semplicità di un libro per ragazzi, con un giovane ragazzo di quasi 14 anni come protagonista, è raccontata la storia dell’abate Spallanzani da Scandiano, e delle sue ricerche sulla riproduzione e la fecondazione, ma non solo. 

Perché in questo libro vengono narrate le reazioni dei paesani e della gente semplice, e spesso ignorante, alle nuove scoperte, che cambino il punto di vista sul mondo scientifico e come il primo passaggio per chi compie scoperte scientifiche sia quello di vincere la battaglia con l’ignoranza, e la resistenza al cambiamento.

Primo tra tutti quella della religione.

Infatti è il prete del paese il primo detrattore delle sue ricerche, e questo fa tanto più strano quanto si pensi che l’abate Spallanzani fosse appunto un uomo di chiesa, un gesuita, e quindi bene avvezzo alla materia.


La danza è delle rane perché gli studi dello scienziato sono iniziati proprio da questi animaletti, di cui studiava le uova e il modo di riprodursi.


“Immagina che la vita sia una specie di danza, uno di quei balli in cui è necessario formare delle coppie: dove si formano le coppie la danza prosegue, se non si formano le coppie si ferma il ballo. Ora si tratta di vedere in quale di queste vasche si apriranno le danze: il ballo della vita.”


È stato bello anche leggere delle zone circostanti, di aspetti storici, come quelli relativi al marchese, e di come la zona fosse molto più naturale rispetto a oggi, anche se ai miei occhi Scandiano resta comunque uno dei paesi migliori della provincia.


Infine il protagonista Antonio, figlio del mugnaio del paese, destinato a lavorare al mulino del padre, che mostra una spiccata intelligenza e capacità di andare oltre le apparenze e di mettere insieme i pezzi e trarre delle soluzioni originali, è la scelta più azzeccata di tutte. Chiunque altro al suo posto non avrebbe avuto lo stesso effetto.

Invece questa mossa si rivela una scelta piacevolissima che rende divertente e coinvolgente la lettura.

Il linguaggio semplice usato per parlare di lui, nonostante il narratore in terza persona, la naturalezza con cui si avvicina alle cose, anche a quelle che non comprende fino in fondo, lo rendono subito simpatico a tutti. 

E il suo riscatto è stato l’aspetto migliore, per cui sfido chiunque legga a non fare il tifo per lui.


“Il fatto è che viviamo in un momento di di grandi novità per le scienze, e per molti è difficile abbandonare le vecchie idee. Ma chi ci ha dato l’ingegno che ci distingue dagli animali e dalle piante? Chi ci ha concesso la capacità di pensare, parlare, scrivere, studiare, trasmettere le conoscenze a chi verrà dopo di noi? Chi ci ha permesso di interrogarci sul mondo? Chi se non Dio? E non gli manchiamo di rispetto se non usiamo questo suo dono per conoscere la natura? La natura, in tutta la sua bellezza e la sua diversità.

-Dunque possiamo aspirare a capire ogni cosa? È questo che quella sera al mulino avete chiamato progresso?

-Sì e no. Esistono misteri che non capiremo mai. La mia fede è salda, anche se i parroci di campagna, e perfino qualche vescovo, ne dubitano. E io ho ben chiaro ciò che si può sperare di comprendere e ciò in cui si deve soltanto credere. Tuttavia ci sono anche studiosi di grande intelligenza che rifiutano l’idea del Creatore.”