martedì 28 febbraio 2023

Ci provo con… Ciò che inferno non è - Alessandro D’Avenia


Appuntamento con la rubrica mensile in cui dobbiamo sperimentarci nella lettura di un nuovo autore mai letto prima.

Questo mese ho deciso di cimentarmi con un autore che mi attirava da un po’, D’Avenia, ma che finora non mi aveva davvero convinta a fare il grande passo con il suo libro famoso precedente a questo.

Qui invece l’argomento mi ha alla fine convinta e ne sono contenta, nonostante le lacrime versate.



Ciò che inferno non è - Alessandro D’Avenia

Mondadori, 317 pagine; maggio 2016

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Questo è uno dei libri che sapevo avrei fatto fatica a recensire.

E non perché non mi sia piaciuto anzi, ma perché l’argomento è di quelli che mi toccano tantissimo e quindi ho sempre paura di non riuscire a rendere adeguatamente le emozioni provate.

È la storia di Padre Pino Puglisi, detto 3P dagli amici, di come ha lottato per liberare il quartiere Brancaccio di Palermo dal controllo della mafia nelle sue ramificazioni, non solo aiutando le persone a vivere decentemente ma soprattutto a ribellarsi a quella sopraffazione e a lottare per ottenere migliorie dallo Stato e dal Comune, in ambito socioassistenziale, come distretto sanitario e scuole.

Ed è stato questo a costargli la vita, il momento in cui ha pestato i piedi ai politici perché sì, ormai è risaputo, la mafia ha infiltrazioni in tutti i luoghi di potere. E ce le aveva già allora.

E l’aspetto che maggiormente colpisce al cuore è stato leggere come lo abbia fatto: non mettendosi dal pulpito a fare le proprie prediche ma portando il Signore tra la gente e nella vita di ogni giorno, tutti i giorni, e puntando soprattutto sui bambini e i giovani, perché secondo lui sono loro ad essere troppo spesso “educati male, non maleducati”.

E quello è stato anche l’aspetto messo più in luce nel libro, cioè come tutti i personaggi coinvolti, anche degli esponenti mafiosi, fossero o siano stati a suo tempo dei giovani bisognosi di aiuto che non hanno trovato il conforto di cui avrebbero avuto bisogno.

Anche se è, in totale onestà, l’aspetto che si fa più fatica ad accettare, nel voler pensare ai mafiosi solo come delle persone senza cuore e senza principi, abituate a far del male agli altri.

Qui viene reso bene evidente il contrario e come si diventi mafiosi e non lo si nasca, ma anche come ci siano delle persone che, nonostante vengano offerte loro delle possibilità alternative, decidano sempre, per disposizione personale o per incoscienza, di prendere la strada peggiore, di fare del male agli altri, come il bambino Riccardo.

Come risulta invece abbastanza evidente che le persone a cui vengono offerte delle alternative, riescano a riscattarsi e innalzarsi dallo squallore: così è per Totó, per Lucia, per Gemma, per Francesco e per Maria per esempio.

Francesco in particolare è il personaggio che mi resta nel cuore, quello che si avvicina al male perché portato dal gruppo e perchè non è stato abituato a vedere altro di diverso ma che, nel momento in cui questa opportunità gli viene data, non ha timore di mostrarsi “diverso”.

E risulta anche ben chiaro infine come sia necessario, per cambiare le cose, diffondere queste esperienze anche nella parte della città più lontana da queste realtà e che perciò si crede immune ma anche superiore e pensa di tenersene alla larga.

L’esperienza di Federico ma anche del fratello dimostrano che ci vuole sì tanto coraggio ma anche che non siano solo esperienze di aiuto ma che, una volta avviate, diventino soprattutto fonte di arricchimento interiore personale, soprattutto a livello affettivo, e di crescita umana.

Inutile dire che, quando ho chiuso il libro, piangevo e che sono stata di cattivo umore per tutto il giorno. E questo era perché odio con tutta me stessa le ingiustizie e perchè credo che le più grandi siano quelle che ci hanno portato via degli uomini con la u maiuscola, la cui perdita ci peserà per sempre, e che avrebbero potuto cambiare il mondo.

Poi però, su quest’ultimo aspetto ho dovuto ricredermi. Come per Falcone e Borsellino, Dalla Chiesa e per tanti altri, tra cui Puglisi, il condizionale è fuori luogo; leggere di come le imprese da lui avviate in vita, così come i suoi insegnamenti, siano state portate avanti e abbiano avuto successo, nonostante la loro scomparsa, mi ha reso ancora una volta evidente come il mondo lo hanno già cambiato.

venerdì 24 febbraio 2023

Questa volta leggo… Assassino senza volto - Henning Mankell

Per questo mese il tema di questa rubrica è “mani” come si può notare anche dal bellissimo banner ideato da Dolci.

E a me erano venute in mente una miriade di possibilità, ma la mia scelta poi è caduta su questo titolo che dovevo leggere da tantissimo tempo. E meno male che l’ho fatto perché, a parte aprire la milionesima serie, ho trovato le atmosfere che preferisco!



Assassino senza volto - Henning Mankell

Marsilio, 366 pagine; settembre 2018

⭐️⭐️⭐️⭐️


Con questo libro ho fatto la conoscenza con Kurt Wallander ed è stata molto positiva.

Kurt è un detective, uomo che va allo sfascio lentamente durante queste indagini.

In realtà lo conosciamo già avanti in questo processo, lasciato dalla moglie, la figlia tormentata con cui vive un rapporto combattuto, un padre che vede star male ma da cui si tiene lontano, la sorella da cui si sente sempre più distante, l’alcool che diventa il suo migliore amico, al punto da diventare autodistruttivo nelle indagini e negli inseguimenti, come nei rapporti con i suoi superiori e le vecchie amicizie che vanno allo sfascio.


In questo caso si tratta di due indagini per la precisione di un caso nel caso.

Da quello per l’ omicidio brutale di due anziani nella loro casa, scoperto dal vicino, si affianca quello per un altro omicidio di uno straniero che fa venire alla luce un mondo sommerso di movimenti razzisti e violenti.


Non avevo neanche cominciato la lettura che già mi sentivo catturata, immersa nel mondo nero svedese, e in quello di questo fragile uomo nordico.

Mi ha coinvolta molto il caso che è orchestrato benissimo al punto da farsi chiedere dove si possa arrivare senza avere uno straccio di prova.

E poi invece le prove e gli indizi vengono fuori poco per volta, mano a mano, anche se con tanta fatica.

Ho apprezzato soprattutto la capacità di sottolineare questo aspetto, la lunghezza delle indagini che invece in tantissimi altri casi sembrano procedere quasi per magia, cosa molto lontana dalla realtà.

I mesi che passano e la disillusione, l’intenzione di mollare che serpeggia, fino a un’illuminazione improvvisa.

Personalmente avrei pensato a un colpo di scena da inserire nelle ultimissime pagine, che forse avrebbe reso la quinta stellina ma anche così riesce a dare perfettamente l’idea dello squallore e la rabbia dello scoprire che la soluzione purtroppo era la più improbabile perché del tutto casuale, proprio come capita nella vota reale.

Tu leggi? Io scelgo… Le signore in nero - Madeleine St. John

Questo mese per la rubrica in cui scegliere un libro dalla lettrice a cui veniamo abbinate, mi è capitata Elisa del blog Il mondo di Krapfy e ho scelto una lettura per me un po’ insolita ma che mi è piaciuta un sacco e ora ve ne parlo!



Le signore in nero - Madeleine St. John

Garzanti, 192 pagine; giugno 2019

⭐️⭐️⭐️⭐️


Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.

4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.

Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.

Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.

Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.

E lavorano tutte da Goode’s da un po’.

Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.

Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.


La storia non mi è dispiaciuta per niente. 

Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.

Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.

E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.


Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.

 

Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.


Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.

Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.

Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.

Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare… Siamo a Sidney nel dopoguerra e ci sono 4 donne che lavorano da Goode’s, uno dei vecchi grandi magazzini di abbigliamento poi surclassati dai centri commerciali.

4 donne che non potrebbero essere più diverse una dall’altra.

Patty è una donna di mezza età, insicura e insoddisfatta, che sta col marito poco presente, e che un giorno durante gli acquisti di Natale, viene fulminata da una camicia da notte di seta e pizzo.

Fay è una ragazza abituata a fare la bella vita e a conoscere diversi ragazzi fino a quel momento, ma che ora si sente vuota e sola e desidera qualcosa di più dalla propria vita.

Magda è una donna ricca e in una coppia felice ma che viene reputata da tutti snob e con la puzza sotto al naso.

E lavorano tutte da Goode’s da un po’.

Finché arriva anche Leslie (che si fa chiamare Lisa), giovanissima appena diplomata, in attesa dei voti per sapere se andrà all’università oppure no, che decide di andare a lavorare per mettere da parte un po’ di soldi nel frattempo.

Il suo arrivo rompe l’equilibrio instabile che si era stabilito tra le donne nel negozio e, partendo da dei piccoli avvenimenti, darà il via a una serie di conseguenze che avranno il sicuro effetto di avvicinarle tra di loro e che porteranno a dei cambiamenti nelle loro vite.


La storia non mi è dispiaciuta per niente. 

Le tre protagoniste sono tutte donne profondamente diverse tra loro; ognuna incarna un tipo particolare di donna e ciascuna porta con sé delle problematiche diverse che, pur non essendo tematiche traumatizzanti, costituiscono le preoccupazioni che le accompagnano giorno dopo giorno e che in fondo potrebbero essere quelle di chiunque di noi che le stiamo leggendo.

Perché in fondo la caratteristica che le accomuna è che sono tutte donne normali, proprio come noi.

E ognuna di loro desidera essere felice e decide di dare una svolta alla propria vita.


Insieme a questo, le loro storie finiscono per essere anche uno spaccato di vita degli anni 50 in Australia, quando era la Terra promessa, con il boom economico ma ancora vergine, meta di emigranti da nazioni diverse. In particolare Magda e Stefan incarnano proprio questo: la coppia emigrata dall’Europa che ha fatto ricchezze e che fa invidia a tutti per la felicità raggiunta.

 

Non ce n’è stata una che non mi sia piaciuta o che mi sia diventata antipatica: seppur ognuna diversa dall’altra, ognuna con i propri difetti e le proprie particolarità, è stata proprio questa loro imperfezione a conquistarmi.


Purtroppo quello che mi è piaciuto di meno è stato il finale, non perché sia brutto ma perché è come se la storia fosse stata interrotta sul più bello, di fretta e le storie fossero state lasciate lì così in sospeso.

Certo, in fondo non sono proprio lasciate in sospeso perché quello che dovevamo sapere lo veniamo a sapere, però non c’è un vero e proprio momento del distacco ma è come se si interrompessero così inaspettatamente.

Ho avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa, di non essere riuscita a salutarle adeguatamente queste nuove amiche.

Forse qualche pagina in più avrebbe aiutato a lasciarle andare…

sabato 28 gennaio 2023

Ci provo con… I figli della discordia - Tochi Onyebuchi

E per ultima arriva anche questa rubrica, in cui dobbiamo provare un nuovo autore sconosciuto, mai letto prima.

Per questo mese ho provato a leggere questo libro fornitomi dalla casa editrice Fanucci per la collaborazione in corso, di un autore afroamericano all’esordio con il genere, e devo dire che non mi è andata per niente male!



I figli della discordia - Tochi Onyebuchi

Fanucci, 2021 - 224 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️


Ella e Lev sono due fratelli di Harlem, uniti dal comune destino di essere neri.

E dei neri, in una città in cui il razzismo impera, non hanno vita facile, soprattutto quando sono i poliziotti a fare discriminazioni nei confronti dei gruppi di giovani che si incontrano per strada.

In più Ella ha il dono di vedere il futuro delle persone, in particolare di quelle che muoiono di morte violenta, quindi viene dilaniata dalla sofferenza di tanti suoi amici e conoscenti che vengono uccisi, senza motivo o per motivi futili, dalla polizia, e sente e prova la stessa rabbia della popolazione americana di colore che manifesta per ribellarsi contro questa violenza ingiustificata. E questa rabbia diventa il suo bagaglio personale di vita, che la spinge ad allontanarsi dalla città e dalla madre e il fratello per studiare la sua Cosa e imparare a usarla.

Questo però influisce su Kev che, sentendosi abbandonato e senza la protezione della sorella a tenerlo lontano dalle bande, finisce ben presto in prigione.

Quando ne uscirà troverà un mondo profondamente diverso, in cui i poliziotti vengono Potenziati con placche di metallo e protesi impiantate sotto pelle che servono a renderli inattaccabili, e agli stranieri vengono proposte delle alternative di vite del tutto controllate, in cui resta poco spazio per le scelte personali, con chip che servono a renderli mansueti e innocui.


Questo distopico un po’ fuori dagli schemi mi ha colpita tanto perché unisce il tema del futuro dai tratti profondamente negativi a quello delle discriminazioni e del razzismo sollevato dai gruppi del movimento Black lives matter dopo l’uccisione di Rodney King (che tra l’altro compare in una scena del libro), che ha fatto venire alla luce un problema di discriminazione da sempre strisciante negli USA, che è stato esacerbato durante il governo Trump.

L’autore, nero americano a sua volta, mostra di conoscere molto bene il problema, e ne propone una visione in cui i bianchi abbiano trovato un modo futuristico e cibernetico per sopraffarli ed averne il totale controllo, ingabbiando le differenze in un comportamento uniforme.

Unica pecca che trovo è la sensazione di sospeso, di non concluso, provata alla fine del libro. Questo però potrebbe anche voler indicare che ci sarà un seguito per la storia di questi due ragazzi e di Jamila, cosa in cui confido.


“Non vuole ridurre in polvere questo intero complesso, (…)

Vorrebbe invece potersi teletrasportare indietro nel tempo, tendere la mano e metterla sul petto di Kev la notte di quel tentativo di rapina a mano armata. O andare ancora più indietro e stare più vicino a Kev per più tempo per tenerlo in quella bolla di protezione così i poliziotti l’avrebbero lasciato in pace più spesso. O andare ancora più indietro e impedirgli di diventare amico di Freddie che un giorno è stato preso dai poliziotti per averne guardato uno troppo a lungo e nel cellulare della polizia sulla strada per la centrale gli hanno spezzato la spina dorsale. Perché forse se Kev non l’avesse conosciuto come amico, come un fratello quasi, in assenza di Ella mentre Ella andava a scoprire i suoi poteri dove non avrebbe fatto male a nessuno, forse Kev non sarebbe qui. O forse andare ancora più indietro e spingere mamma a portare la famiglia in un altro posto dove la terra non avrebbe bruciato sotto di loro e preso fuoco, dove avrebbero potuto fermarsi e dove la gente bianca sarebbe stata magari appena un po’ meno assetata del loro sangue.”


Tu leggi? Io scelgo… La canzone di Achille - Madeline Miller

Ecco che ripartiamo nel nuovo anno anche con questa rubrica che amo tanto, perché mi permette di aprirmi a letture che, probabilmente, diversamente non avrei fatto, dovendo scegliere ogni volta da una blogger diversa e non sempre in linea con i gusti personali.

Stavolta ho avuto la fortuna di dover scegliere da Francesca del blog Punto di lettura, da cui finora ho scelto letture che poi mi sono sempre piaciute tanto.

Stavolta ho scelto La canzone di Achille, libro che mi aspettava davvero da tantissimo ma che non avevo mai il coraggio di iniziare.

La sua recensione che trovate qui https://puntodilettura.blogspot.com/2022/04/recensione-11110-la-canzone-di-achille.html?m=1 mi ha spronata a decidermi e mai decisione si è rivelata migliore!

Ma ora ve ne parlo:



La canzone di Achille - Madeline Miller

Marsilio, 2019, 384 pagine

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


“Cantami, o diva, del pelide Achille, l’ira funesta…”


Quante volte queste parole vengono odiate da studenti nelle scuole superiori di tutta Italia…

E poi invece c’ero io che su queste parole e su tutti i racconti e le vicende narrate nell’ora di epica, sognavo.

Ho preso questo libro incuriosita quando uscito, ma poi ho avuto sempre un po’ il timore di leggerlo, nonostante i pareri positivi che riceveva; lo temevo perché avrebbe potuto distruggermi tutti quei sogni fatti nelle lente ore in classe.

Ma poi è capitata l’occasione per la rubrica “Tu leggi? Io scelgo…” a cui partecipo, ed ho pensato che fosse un segno, che fosse finalmente arrivato il momento.

E adesso, mentre chiudo il libro con le lacrime agli occhi, penso che mai scelta avrebbe potuto essere più azzeccata, che forse ci sia stata la mano degli dei in questa scelta.


Da ragazzina, provavo sempre un sottile odio per le figure di questi dei irosi, vendicativi, sempre in lotta tra di loro e che usavano i semplici mortali come strumenti per prevalere uno sull’altro. Poi da adulta ho compreso come, quelle personificazioni non fossero altro che le immagini più immediate e lampanti delle lordure e delle brutture dell’animo umano, e rappresentino le dinamiche della nostra società.

Così si fanno prendere dall’invidia, dalla lussuria, dall’accidia, dalla brama di potere.


Ed è proprio la sete di gloria e di una fama immortale che ingabbia e condanna Achille, che lo rinchiude in una prigione che lo conduce al tormento perenne, all’autodistruzione, alla perdita del suo amore più grande, il migliore dei mirmidoni, a cui era finito per anteporre il proprio onore, in cui si è rinchiuso da solo, grazie alla continua insistenza della madre, la ninfa Teti, e da cui uscire, seppur con la morte, diventa la liberazione tanto agognata.


È straziante il momento in cui Achille stringe il corpo dell’amato Patroclo ormai defunto; è il momento in cui torna in sè e si maledice per averlo lasciato andare incontro alla morte.


È ironico come non sia il destino predetto dalle Moire a avanzare verso di noi, inesorabile, ma noi a farlo procedere nella direzione predetta, con tutte le nostre singole azioni. 


Ma questa è la storia della guerra di Troia, che dura anni, con enorme spargimento di sangue e morti, e inganni e ripicche, quella che tutti noi conosciamo.

Madeline Miller però fa molto di più: scrive la storia dal punto di vista di Patroclo, l’esiliato senza patronimico, e dell’ amore per la vita del figlio di Peleo di Ftia. Racconta della loro vita, di come crescono e si formano, di come si conoscono e di come nasce e si sviluppa il loro amore. Si tratta di due semplici ragazzi, due giovani che desidererebbero soltanto vivere una vita normale, che riescono a godere di un vero periodo di felicità solo durante il periodo di addestramento di Chirone, lontano da tutto e tutti, e che vengono perseguitati da giochi di potere più grandi di loro, da quella guerra che sarà la loro sfortuna e dalle profezie che indicano la loro fine.

Due ragazzi che vorrebbero solo potersi amare, poter vivere la loro giovinezza liberi nei boschi e a contatto con la natura, studiando la musica, uno, e la medicina, l’altro. Sono: delicato, gentile e rispettoso, Patroclo, vivace, brillante e audace, Achille.

Arrivano dritti al cuore, vi prendono posto e non lo lasciano più.


“Smisi di cercare lo scherno, il pungiglione dello scorpione nascosto tra le parole di lui. Diceva ciò che pensava e restava stupito quando gli altri non facevano lo stesso. Qualcuno avrebbe potuto scambiare quel tratto per ingenuità. Ma non è una caratteristica del genio andare sempre dritto al cuore?”


Nessuno comprende la loro unione, proprio per la loro diversità e per la stirpe, che tanto influisce sulle opinioni degli uomini e segna il destino dei due ragazzi, chiunque incontrino, nonostante i loro sentimenti e nonostante come si comportino.

Si porteranno dietro fino alla fine il fatto di essere un semidio Achille, e l’altro un semplice mortale, apparentemente incapace e fragile.

Ma Patroclo sarà l’unico davvero libero di scegliere e che deciderà di sacrificare la propria vita per amore, e soprattutto in nome della pace, per fermare gli inutili spargimenti di sangue di quella guerra che i due non avrebbero nemmeno voluto.

Le persone che incontra vengono tutte segnate dalla sensibilità di Patroclo, dalla sua gentilezza, dalla sua cura, da Briseide ai compagni di campo che vengono da lui curati.

Perfino il geniale Odisseo si batte per fargli avere degna sepoltura. E sempre lui, riesce a infrangere anche la fredda corazza di Teti e farsi concedere il riconoscimento meritato, anche se solo dopo morto.


Achille si fa schiacciare dalle pressioni di tutti quelli che lo circondano, del padre Peleo che lo vuole all’altezza di un principe, della madre che lo vuole degno di un dio, dei re che lo vogliono in guerra, “maschio” e pronto a dare la propria vita per la gloria e per vincere Troia. 

Finisce per dimostrarsi il più fragile dei due, quello che cede ai desideri di fama e alla difesa del proprio orgoglio, perdendo di vista ciò che veramente conta: i propri sentimenti. Ed è qualcosa di cui è destinato a pentirsi amaramente, punito con un dolore infinitamente grande e sproporzionato.


La conclusione però ci fa riappacificare con la vita, ci permette di ricordarci che, nonostante tutte le ingiustizie ribadite qui, il solo vero cattivo (Pirro) trova la sua nemesi, Achille torna in sè ed è capace di nuovo di un gesto di compassione, e Patroclo riesce ad essere più vivo che mai e più umano che mai, e portare la parte di sè più importante e che riesce a squarciare il velo dell’indifferenza: i ricordi di cui ha pieno il cuore.


“Forse, tra gli dei certe cose passano per virtù. Ma che gloria c’è nel togliere una vita? Moriamo così facilmente. Vuoi che diventi un altro Pirro? Lascia che ciò che si racconta di lui sia qualcosa di più.”


giovedì 26 gennaio 2023

Questa volta leggo… L’isola degli alberi scomparsi - Elif Shafak

Ed ecco che riprendiamo nel nuovo anno con questa rubrica per cui scegliamo ogni mese un tema diverso a cui informare le nostre letture.

Questo mese, in linea con le festività natalizie ormai concluse, il tema è stato CIBO.

La lettura che ho scelto è stata L’isola degli alberi scomparsi, di Elif Shafak, lettrice turca che però in questo caso ambienta la narrazione a Cipro.

Cominciamo col botto!!!



L’isola degli alberi scomparsi - Elif Shafak

368 pagine

2021

⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️


Londra 2010. Kostas e Ada sono un padre e una figlia di origine cipriota ma che vivono a Londra, che vanno avanti nelle loro esistenze con un po’ di fatica, fino all’episodio in cui la ragazza a scuola comincia ad urlare senza apparente motivo e non riesce a smettere.

Il padre lo conosciamo che sta andando a seppellire una pianta di fichi, per proteggerla.


Cipro, 1974. Kostas e Defne sono due giovani innamorati destinati a subire la terribile maledizione di essere nati uno da una famiglia greca e l’altra da una turca e di trovarsi sull’isola proprio quando scoppia la guerra civile, immediatamente tenuta a freno dalle truppe inglesi sbarcate sull’isola, che però a lungo andare nulla possono contro la furia cieca e sfrenata tra fratelli dai due lati dell’isola.


Londra, anni 2000. Kostas e Defne sbarcano in Inghilterra, e aspettano un bambino.


La narrazione si sviluppa su questi due piani narrativi distinti e, da un certo punto in poi, su un terzo.


I capitoli che riguardano i tre periodi sono inframmezzati da quelli in cui a narrare e raccontarsi è la pianta di fico, quella che il padre sta andando a seppellire e che ha accompagnato i protagonisti dall’inizio fino al presente, assistendo a tutta l’evoluzione del loro rapporto.

Ma non sono solo questo. I capitoli della pianta sono quelli che riescono a dare una visione d’insieme degli eventi, un punto di vista esterno, in parte disinteressato, e molto più elevato rispetto a quello degli esseri umani. 


“Quel che vi racconto, dunque, è senza dubbio filtrato dal prisma delle mie opinioni: non esiste narratore completamente obiettivo. Ma ho sempre cercato di vedere ogni storia da diverse angolazioni, in prospettive mutevoli, per trame contrastanti.

La verità è un rizoma, uno stelo sotterraneo che germoglia di lato. Per raggiungerla bisogna scavare parecchio e, una volta scoperta, va trattata con rispetto.”


“Però importa a me. E quindi, finché sarò in grado di raccontarla, includerò in questa storia anche le creature del mio ecosistema: gli uccelli, i pipistrelli, le api, le formiche, le zanzare e i topolini. Perché se c’è una cosa che ho imparato è questa: ovunque ci sia guerra e dolorosa spartizione, non ci sono vincitori. Nè umani, nè d’altro genere.”


L’isola degli alberi scomparsi è Cipro, isola piena di sole, dalla vegetazione rigogliosa e dalle mille specie animali, dai frutti succosi e dai cibi invitanti, dei campi di lavanda e dei cespugli di ginestra pieni di fiori e di insetti rumorosi. E di alberi secolari di fichi, come quello che cresce proprio al centro della taverna di Giorgos e Yusuf, due amanti che, oltre ad essere un turco e un greco, hanno la sventura di essere anche una coppia gay, che forse è ancora peggio per i tempi, sull’isola.

Quella stessa isola che, dopo la guerra ritroviamo devastata, arida e spoglia della vegetazione che la contraddistingueva, ma piena di cadaveri seppelliti in fosse comuni, ormai diventati ossa, che il gruppo di archeologi di Defne, ormai adulta, ricerca per dargli degna sepoltura e, soprattutto, per dare alle famiglie un cadavere su cui piangere.


“Le vittime avrebbero continuato a vivere nei modi più sorprendenti, perché è questo che la natura fa alla morte: trasforma finali improvvisi in mille nuovi inizi.”


La pianta di fico è la stessa pianta che viveva sull’isola, nella taverna, tanti anni prima, la pianta con cui Ada ha stabilito un legame, di cui le sembra di percepire le emozioni. Ed è il pretesto tramite cui la ragazza riesce finalmente, anche grazie alla zia Meryem che conosce solo adesso e che vede per la prima volta a Londra dalla sua nascita, a conoscere le proprie origini ricostruendo il proprio passato e scoprendosi indissolubilmente legata a quell’amore tormentato, a quelle famiglie ferite, a quel trauma che ha ereditato. E la mancanza di senso di appartenenza che prova, insieme alla rabbia per il senso di mancanza dovuto alla morte inaspettata della madre, dà vita a quel bisogno di urlare che diventa virale scatenando in tutto il mondo il fenomeno del #misentiadesso.


Al centro della storia stanno le tradizioni, le usanze e le credenze di Nicosia, come quella della medium e dell’ esorcista, e il cibo, a partire dai fichi maturi e dalla polpa fragrante che produce la pianta, che restano a marcire quando non c’è più nessuno rimasto a raccoglierli, alle prelibate pietanze che Meryem insegna a preparare alla giovane, che fanno da collante tra il vecchio e il nuovo, che creano un ponte tra quel passato che non può più tornare ma che costituisce le radici che, sole, possono rinsaldare e dare stabilità al nuovo fusto che sta costruendosi, crescendo.


“Non appena fuori, la brezza gli portò un profumo ormai dimenticato. Gelsomino, pino, pietre cotte dal sole, un odore che pensava di aver seppellito chissà dove nel labirinto della memoria. La mente umana è un posto stranissimo, patria ed esilio al tempo stesso. Come faceva a trattenere qualcosa di sfuggente e intangibile come un profumo quando era in grado di demolire pezzi interi del passato, mattone per mattone.”


I sentimenti e le emozioni sono tutto in questa famiglia spezzata, in ogni singolo protagonista, ferito dal passato ma con buona volontà e tante speranze per la nuova vita che stanno iniziando.

Sono quello che segna ogni abitante dell’isola, con una ferita ancora sanguinante da ricucire, con le atrocità che solo l’essere umano è capace di commettere, laddove basterebbe imparare un po’ dagli animali e dalle piante, per rispettarli ma anche per rispettarci.


“Forse in un mondo vincolato da regole e cavilli piuttosto insensati e che di solito privilegiavano i pochi sui tanti, la follia era l’unica vera libertà.”


“Immaginati Adacim, un soldatino biondo, slavato, mai stato al sole, che arriva dall’altro capo del mondo e ti si piazza lì, solo per evitare che tu ammazzi il tuo vecchio vicino di casa o che lui ammazzi te. Non ti sembra una cosa tristissima? Perché non possiamo vivere in pace, tutti quanti, senza soldati e mitragliatrici?”


venerdì 2 dicembre 2022

Sfida di lettura 2023 Acchiappafantasmi contro Acchiappamostri!!!!!


Ed ecco che ci siamo!!!!

È trascorso un altro anno di letture, siamo agli sgoccioli, ed è arrivato il momento di tirare le somme e pensare ai buoni propositi e, si spera, alle buone letture!!!

Abbiamo riflettuto insieme e ci siamo confrontate sui punti di forza e sulle criticità della scorsa challenge e da qui nasce questa nuova proposta, facendo tesoro di alcune vostre idee.

E ora ve la presento!


Il titolo è, come avrete visto, Acchiappafantasmi contro Acchiappamostri, dai cartoni che le più grandi di noi ricorderanno bene.

Le due squadre saranno proprio queste due, mentre le regole sono queste:

Ci si muove tirando i dadi, su un tabellone con dei luoghi esterni e degli interni, che sono delle costruzioni a cui si accede arrivandoci sopra. 

Ogni edificio ha un tabellone diverso che corrisponde ad una mappa, a parte le case che sono tutte uguali all’interno.

Voi siete tutti dei cacciatori di mostri o di fantasmi e l’obiettivo è raccoglierne il più possibile.


Ognuno riceverà all’inizio una carta con un punteggio forza/agilità/percezione/sapienza/carisma/volontà diverso e con delle caratteristiche del personaggio.


Nei luoghi esterni potete incontrare dei mostri mentre nelle case dei fantasmi.

Quando si raggiungono le caselle con un mostro o un fantasma si deve leggere l’obiettivo corrispondente per catturarlo.


Ogni squadra deve cercare di rubare le catture alle altre.

Può farlo quando incontra gli altri sulle caselle e lì vince chi ha il punteggio del personaggio più elevato nella caratteristica che si sceglie di sfidare.


Chi perde la sfida perde anche dei punti diversi a seconda delle catture perse ma può cercare di non perdere tutte le catture, leggendo un libro con una caratteristica specifica relativa al proprio personaggio, tipo che sia di epoca ottocentesca, avventuriere,… 

Se non lo fa, ritorna automaticamente alla base.


La base della squadra di appartenenza è il solo rifugio sicuro in cui non si può essere attaccati e dove tornare a lasciare le catture.


Una volta finita la sfida ogni cacciatore può scegliere dove spostarsi, se alla base dove ricaricarsi leggendo libri per gli obiettivi specifici, o in un altro luogo, proseguendo col tiro dei dadi o scegliendo le “stanze” nel caso sia in un interno.


Non si conoscono gli spostamenti altrui quando sono all’esterno ma solo se sono alla base o in un edificio per cui verrà comunicato sul gruppo, per es: Vanessa entra nella casa 1.


Su tutte le caselle dove non ci sono mostri o fantasmi si pesca una carta con un imprevisto da superare.


Le recensioni vanno pubblicate come sempre nel vostro album personale che creerete sul gruppo indicandomi nel titolo almeno nome e cognome e squadra di appartenenza.


Come risulta evidente dal regolamento, l’obiettivo è di squadra ma il gioco potrà essere gestito anche individualmente senza intaccare le strategie della squadra, perché ognuno porta il proprio contributo di catture o zero.


Le letture ammesse dovranno avere un minimo di 100 pagine e varranno solo le riletture fatte dopo almeno due anni.

Sono ammesse solo due graphic novel al mese e le catture sono dimezzate in quel caso.

Valgono due audiolibri al mese.

Avrete la possibilità di saltare un obiettivo, se proprio non riuscite a soddisfarlo in nessun modo, ma solo per tre volte durante l’anno. Dopo, se doveste saltare un obiettivo, andreste incontro a una penalità.


Da quest’anno, viste delle riflessioni fatte con voi, ho pensato di risolvere il problema ostico delle recensioni, permettendo di scegliere tra la modalità classica ed una più dinamica, in cui commentare mano a mano la lettura con i vostri pensieri. In tal caso dovrete pubblicare la foto nel vostro album all’inizio indicando la data di inizio lettura, scrivere i commenti mano a mano sotto alla stessa, poi aggiungere sempre nella didascalia la data di conclusione lettura, e taggarmi. Sarebbe carino me lo scriveste anche nel vostro gruppo per non rischiare di perdermela.

Se scegliete questa ipotesi, mi raccomando segnalate sempre a inizio commento se farete particolari spoiler che possano influenzare la lettura di chi legge scrivendo “SPOILER” a inizio commento e poi lasciando qualche rigo bianco prima di iniziare a scrivere.


Come l’anno scorso continua la collaborazione con la challenge di Viviana Cuomo, ma quest’anno un pochino rivisitata.

Nello specifico:


Il GDL è stato organizzato come segue:


Ogni mese dalle amministratrici verrà proposto un TEMA

A questo tema si proporranno dei titoli: tutti potranno fare le loro proposte sulla pagina fb


Le categorie su cui basare le proprie proposte sono:


1.     Classico

2.     Fantasy, avventura, lettura per ragazzi

3.     Giallo o thriller

4.     Narrativa contemporanea

5.     Romanzo Rosa

6.     Romanzo storico


Esempio:


Tema: I LIBRI


Proposte di lettura:

·       Piccole Donne (classico)

·       Il libro segreto di Jules Verne (libri per ragazzi)

·       Il mio vento di Primavera (romanzo rosa)


IMPORTANTE:

Ogni mese si leggerà un libro per ogni categoria indicata (di modo che, ogni sei mesi il ciclo ricominci).


Vincerà il titolo avente più voti: nel caso di spareggio, le amministratrici procederanno con il sorteggio


Nel proporre i titoli fate attenzione che questi, NON siano i seguiti di una serie o saga. Inoltre, sarebbe utile proporre anche titoli che vorreste leggere.


La discussione verrà organizzata in due fasi: una fase di gruppo in cui, verrà indicata una divisione per tappe sotto la quale commentare la lettura man mano che procedete e una discussione finale in cui ogni partecipante al gdl mensile risponderà nel periodo indicato.


La lettura di gruppo da diritto a 10 punti a partecipante che corrispondono a 10 catture.


 

INDOVINA INDOVINELLO!


Questa volta ci piacerebbe proporvi un gioco diverso e, speriamo, più entusiasmante!


Ogni bimestre (ogni due mesi) vi proporremo un ‘rebus’, non per forza fatto di parole ma anche di altro (disegni, foto, collage etc.).


Ogni singolo partecipante è calorosamente invitato a tentare la soluzione: avrete 3 tentativi a disposizione da utilizzare in un arco temporale che vi verrà indicato. La soluzione andrà indicata singolarmente, via Messenger, ad una delle due amministratrici.


Inoltre, per rendere ancora più ‘intrigante’ e movimentato il gioco abbiamo pensato la seguente modalità di punteggio:


2 punti per chi indovina il rebus


Si potrà scegliere (per cui, avrete la possibilità di scegliere senza perdere i punti precedenti) se associare una lettura solo al tema del rebus oppure ai parametri che verranno indicati volta per volta (ovviamente si può associare un libro sia al tema che a un solo parametro oppure solo a uno o più parametri … potete gestirvi!)


Ogni parametro avrà un punteggio: sceglierete voi se e quale parametro utilizzare.


Per chi invece, alla propria lettura assocerà sia il tema che tutti i parametri indicati ci sarà un ulteriore punteggio bonus.


Inoltre, siccome la partecipazione non è scontata, 1 punto a chi, pur facendo 3 tentativi non indovina: anche se non ha indovinato, potrà poi partecipare alla lettura ma il punteggio raggiunto verrà dimezzato.


Dai 3 punti in poi si accumuleranno catture: ogni 3 punti corrisponderanno ad una cattura.


Per partecipare basta seguire il blog ed essere iscritte al gruppo fb:


https://www.facebook.com/groups/886050935886762/?ref=sharehttps://www.facebook.com/groups/886050935886762/?ref=share&exp=7ffb


Mandandomi il vostro numero di telefono potrete essere aggiunte al gruppo della vostra squadra.


E per ora è tutto. Spero possa piacervi!