domenica 7 novembre 2021

NEL SEGNO DEL GIALLO La maestra bugiarda - S. E. Lynes


Thriller davvero atipico, che fino alle ultime ottanta pagine circa, non mi sembrava nemmeno un thriller, e forse non lo definirei come tale nemmeno adesso, a parte per un paio di omicidi messi lì apposta.


Titolo: La maestra bugiarda
Autore: S. E. Lynes
Edizione: Newton Compton; 24 giugno 2019
Pagine 348
⭐⭐⭐

Pippa è una insegnante e scrittrice che non ha avuto grande successo. A dire la verità anche la sua vita è stata finora fallimentare: il suo lavoro non la soddisfa, suo marito l’ha tradita con un’altra donna, beve tanto e si lancia di continuo in storie di sesso, e perfino la sua migliore amica Marlena, sta cominciando a spazientirsi del suo continuo chiedere aiuto e di gettarsi a capofitto in situazioni rischiose. Proprio come quella che comincia quando fa entrare in casa un venditore porta a porta, ex galeotto, per potersi ispirare alla sua vita nel trovare il personaggio perfetto per il suo nuovo libro.

Non sempre tutto è come sembra, ma questo vale soprattutto per lei, dalla personalità ambigua e eternamente insoddisfatta, segnata dalle esperienze della sua infanzia.

NEL SEGNO DEL GIALLO Trauma - Jonathan Kellerman

 

Ottimo inizio col botto per me con Kellerman!

Mi aveva ispirata il fatto che fosse uno psicologo ed ho voluto partire proprio con la serie che ha come protagonista lo psicologo infantile Alex, che si era trovato a collaborare con la polizia in un caso di abusi su bambini.


Titolo: Trauma
Autore: Jonathan Kellerman
Edizione: Mondadori; 1993
Pagine 294
⭐⭐⭐⭐

Si avverte per tutto il libro l’esperienza dello scrittore, accurato e preciso nella trattazione della psiche dei personaggi, dagli aspetti più superficiali a quelli più profondi, ma anche la sua cultura, che risalta in concetti che emergono qui e là nella storia, anche se qualche volta l’inserimento della spiegazione sembra un pochino forzato risultando pretenzioso.

Il caso non è particolarmente originale dal punto di vista investigativo, anzi, suona come all’ordine del giorno sia come costruzione cinematografica che come notizia di cronaca nera, purtroppo.

Mi è risultato facile intuire chi fosse colpevole fin quasi dall’inizio, ma non mi è sembrato influire particolarmente perché al di là della suspence, l’aspetto che mi ha colpita maggiormente è quello della costruzione della storia che gira intorno al passato dei personaggi coinvolti, l’aspetto più squisitamente di analisi sociale.

Le scene sull’isola sono state per me estremamente suggestive, permettendomi di proiettarmi in un’infanzia trascorsa in una società esclusiva ma malata.

In effetti per tutto il libro ho avuto la sensazione di assistere alla visione di un film, che non so se sia stato girato ma che, se non lo fosse ancora stato, sarebbe perfetto perché la narrazione di questo autore ha un potere altamente evocativo.

venerdì 5 novembre 2021

Reading challenge per bambini "IL TESORO DI CAPITAN LI BRAIO" !!!!!


"Ci sono più lettori in un libro che in tutti i covi dei pirati dell' Isola del Tesoro (...) e puoi goderti queste ricchezze ogni giorno della tua vita!
Walt Disney



Da un'idea mia e di Viviana del blog Cara Carissima me nasce questa challenge pensata apposta per il pubblico di piccoli lettori.

Sappiamo bene che per adulti ne esistono a bizzeffe ma ci siamo trovate a chiederci come mai per bambini e ragazzini non ne esistessero e dal progetto di anni di incentivare la lettura nelle scuole, è venuta fuori questa sfida che speriamo possa servire a coinvolgerne quanti più è possibile.

La sfida avrà organizzazione bimestrale e i bambini potranno partecipare in piccole squadre costituite da singoli partecipanti, mentre invece per le scuole è prevista l'adesione di squadre costituite dalle singole classi aderenti.

Si partirà con le squadre già formate dal 15 novembre, in concomitanza con la settimana di Libriamoci, ma ci si potrà iscrivere sempre durante l'anno, perchè l'importante è divertirci insieme leggendo!

Le età previste vanno dai 7-8 anni ai 13-14, corrispondenti alle classi dalla seconda primaria alla fine della secondaria di primo grado.

Il regolamento è molto semplice.

Ogni bimestre verrà presentato un indovinello, la cui soluzione costituirà il tema delle letture del bimestre, ma attenzione si avranno solo 5 giorni per impegnarsi a risolverlo!

Oltre al tema generale, per un punto per ogni libro, sarà possibile associare le letture a delle parole indicate in maiuscolo nel testo dell'indovinello. Queste, rintracciate nel titolo, nella trama sul retro o all'interno del libro, o se raffigurate in copertina, permetteranno di ottenere dei punti in più (1 per ogni parola)! Le parole saranno valide anche declinate al maschile, femminile, singolare o plurale.

Per ogni lettura poi sarà da raccontarci quello di cui parla e soprattutto se è piaciuta o meno e perchè, nella modalità preferita (scrittura, disegno, recitazione, canzone, balletto, ecc). Le recensioni più creative riceveranno un premio ulteriore.

A fine bimestre faremo un incontro online per fare il punto della situazione e ricapitolare su chi avrà letto cosa.

Per ciascun mese di sfida consiglieremo anche una lettura condivisa, sul tema scelto, per cui verrà organizzato un incontro online di animazione, non obbligatorio. Le proposte verranno comunicate mese per mese e, se svolte, daranno al lettore ben 5 punti!

Vincerà chi alla fine avrà totalizzato più punti e chi avrà presentato le recensioni più originali; ci sarà un incontro finale online di premiazione, in cui verranno comunicati i nomi dei vincitori.

Ci sarà la possibilità inoltre per le scuole di partecipare anche all'estrazione di un premio di 1000 € per quella che verrà reputata la recensione migliore alla fine della sfida, messo in palio dalla casa editrice Salani con il progetto "Lettori si diventa!", se si deciderà di effettuare la lettura di uno dei titoli consigliati corrispondenti, per cui verrà previsto anche un incontro online con l'autore, con giochi e divertimento.

Insomma, non ci resta che aspettare le vostre adesioni per formare altre squadre di bimbi sperduti e augurarci che vinca il migliore!!!!


giovedì 28 ottobre 2021

Rubrica Ci provo con... "Il segreto del lago" - Keigo Higashino

 

E' con immenso piacere che oggi dò il via a questa rubrica ideata da Chiara del blog "La lettrice sulle nuvole" a cadenza mensile, in cui si legge un autore per la prima volta.

Mi ha subito entusiasmata questa idea perchè permette di uscire dalla propria confort-zone e sperimentarsi con autori che forse, diversamente, non si sarebbero letti mai.




Sono stata un pò troppo fiduciosa mi sa, tentando la lettura di un autore orientale ed è un tipo di letteratura con cui non vado molto d'accordo, e purtroppo anche stavolta non è stato un gran successo.

Il libro che ho letto è questo:

Titolo: Il segreto del lago
Autore: Keigo Higashino
Edizione: Dalai editore; 4 dicembre 2007
Pagine 270
⭐⭐



Sunshuke è il marito di Minako e la raggiunge nella struttura in cui si trova col figlio Shoto e con altre famiglie, per preparare gli esami di ammissione alle scuole medie.
Da subito cominciano a succedere delle cose strane tra cui una delle mogli che lo avvisa di fare attenzione agli altri, e l'arrivo inaspettato della sua amante con delle importanti informazioni.
All'appuntamento preso dai due però lei non si presenta, e al ritorno dell'uomo in struttura si presenta la sconvolgente sorpresa di trovarla morta, dalle spiegazioni uccisa da sua moglie in un momento di rabbia.
Ma sarà proprio così?

Ecco, leggendo questa trama sembrerebbe di avere davanti un thriller piano di suspence, da brividi e tensione continua...beh invece no, è esattamente il contrario!
La sensazione che ho avuto dalla prima all'ultima pagina è stata di leggere un saggio.
Innanzitutto non c'è nemmeno un minimo di introduzione, di descrizioni, di presentazione dei personaggi, che permetta di familiarizzare con loro e con le scene e le ambientazioni a cui assistiamo, e questo rende difficile entrare in empatia con loro.
E questo risulta aggravato dai nomi che per me sono complicati da associare ad ognuno, sicuramente per noi occidentali inusuali, e quindi ho faticato non poco a capire chi stesse parlando o chi facesse cosa.

Ma la nota peggiore è l'impressione di piattume e monotonia a cui vado incontro finora ogni volta che legga un romanzo che appartenga alla letteratura orientale, con la rara eccezione di Le quattro casalinghe di Tokyo che invece mi è piaciuto tantissimo.
Immagino a questo punto che sia proprio una caratteristica dello stile narrativo che hanno, che tende a scivolarmi addosso senza lasciare il segno, a non colpirmi e non coinvolgermi, non provocandomi nessuna, nemmeno la minima emozione.

La storia di base devo dire che qui sarebbe stata anche interessante ma, per il modo in cui viene affrontata e sviluppata, risulta quasi scontata.

E' solo per questo spunto che mi sento di dare 2 stelle  e non una sola, ma non è esattamente un libro di cui consiglierei la lettura!

Ora andate a spulciare le letture scelte dagli altri blog che partecipano, che magari a loro è andata meglio! 😉




mercoledì 13 ottobre 2021

Le confidenze di ... Simone, autore diechirico

  

Oggi vi proponiamo un'intervista ad un autore sui generis...

Non troverete nemmeno la sua foto. Perchè? Perchè preferisce perdersi tra le pagine dei suoi libri e scomparire, senza che pensiate a lui mentre leggete ma solo alle sue storie.

Ma saprà spiegarsi meglio lui sicuramente!



*Ciao Diego!

Prima di iniziare la nostra mini intervista ci fai una breve presentazione di te? Una sorta di biografia per intenderci.*


Per quanto riguada la biografia preferirei essere identificato solo come diechirico. Ci sono già così tante informazioni su di me in rete, che non serve aggiungerne altre. Chi vuole, cercherà.

E se non troverà, ce ne faremo una ragione.

Anche la foto non serve, non aggiungerebbe nulla di più a ciò che voglio comunicare. Se qualcuno vuole vedere la mia faccia, può trovarla facilmente.

Sono convinto, io, che il nome dell’autore (così come il suo aspetto) non serva e che sia assolutamente irrilevante. Io preferisco essere il ghost writer di me stesso. Non voglio correre il rischio che il mio narcisismo possa prevaricare il contenuto e impedire al lettore di abbandonarsi alle emozioni perché condizionato dal fatto che ho vissuto la vita di Indiana Jones o quella di Pippi Calzelunghe.

Sono convinto, io, che se fossi una donna, piuttosto che un uomo, nulla cambierebbe per quello che ho in mente. Così come se fossi un operaio o uno scienziato, bianco o nero, alto o basso. Così come se avessi trent’anni, cinquanta, o settanta.

Per farla breve.

Cosa importa di me? Altri uccelli voleranno oltre. 

Questa frase - che è una citazione di Nietzsche, detto Fritz - potrai veramente apprezzarla quando leggerai L’effetto farfalla.

Io vorrei essere parte di una coscienza collettiva, socialista. Non essere semplicemente un individuo. Vorrei che il mio progetto coinvolgesse una comunità intera (anche minuscola) in cui ognuno possa sentirsi una parte uguale e un tutto. E questo io vorrei farlo semplicemente con la parola. Con nessun altro strumento.

Ovviamente c’è da tenere in conto che non sono uno scrittore, io.

Né ho fatto corsi per diventarlo.

Se ti raccontassi come ho scritto veramente i libri ti metteresti, giustamente, a ridere.

Sono un fisico, in ogni caso, e nella vita mi occupo di spettroscopia.

Ma questo, come naturale, non sposta nulla: non sarebbe bello innamorarsi di un libro (follemente intendo) e non sapere chi l’ha scritto?

Non sarebbe bello pensare che è stato scritto da mille menti, attingendo dalla vita di ognuno?

Insomma.

Siamo realisti.

Esigiamo l’impossibile.


*Una risposta molto interessante, prevedo un'intervista fuori dagli schemi. Veniamo a noi allora!

Le mie prime curiosità ovviamente riguardano il libro.

Mi piacerebbe sapere in primis da cosa è nata questa storia.*


Non c’è un cosa, credo. Quello che posso dire è che ad un certo punto della mia vita, giunta all’ennesimo cambiamento radicale, ho iniziato ad immaginarmi un universo parallelo, in cui potevo dar voce a persone che esistevano solo nella mia testa e per le quali, nella mia testa, io potevo costruire una precisa personalità e caratteristiche distintive e peculiari. Ciò che mi girava attorno in quel periodo ha così preso forma, parte della mia vita è diventata una città, un’altra ancora un personaggio, un’altra una semplice emozione. Ho messo tutto insieme e ne sono venuti fuori dei frammenti e i frammenti sono divenuti un libro, scritto con quella linea temporale oscillante. Il primo libro (Aspettami sotto la pioggia) è stato scritto quasi unicamente durante i miei frequentissimi spostamenti aerei, sullo schermo del telefono. È venuto fuori quasi da sé, è come se io gli avessi semplicemente dato una forma. Poi, dopo qualche mese, ho iniziato a pensare ad altro, a dare compimento a quello che ancora avevo in mente. E, obiettivamente, ho ceduto alle lusinghe che mi arrivavano dai miei primi lettori, selezionatissimi, che mi chiedevano di leggere ancora. Così, ho fatto qualcosa di più. Ho scritto i due libri successivi in parallelo (Basta così, ti prego e Il sapore degli aghi), spesso confondendomi con le storie, perdendo capitoli, cercando una pausa. Alla fine, tempo pochi mesi, anche il numero due e il numero tre, hanno visto così la luce.

Poi ancora scossoni nella mia vita, alcuni estremamente intensi. Così è nato il quarto libro (L’estate di San Martino) e poi il quinto (L’effetto farfalla, un mattone nel vero senso della parola), mentre avevo già in testa una storia complicatissima da scrivere e che mi ronzava in testa non dandomi pace. Alla fine, lo scorso anno, ha preso anche lui vita e forma (L’uomo coi tagli). Infine, quello che sto scrivendo ora.

Io cerco disperatamente di smettere, devo essere onesto. La scrittura mi travolge, mi consuma, cattura tutta la mia attenzione. Nei periodi in cui scrivo, penso ossessivamente a cosa possa fare un personaggio o come possa rendere credibile una certa situazione. Questo mi impegna tantissimo, col risultato che non riesco più a leggere. Sono completamente totalizzato. Così, a periodi, mi obbligo a non scrivere, a non dare forma a nulla. Poi ci ricasco, puntualmente, in un eterno ritorno dell’uguale.


*Trovo che il titolo sia molto particolare, e suppongo che abbia un significato ben preciso che a me personalmente è sfuggito. Ti va di parlarcene?*


Il contenuto del titolo (Come piangere sott’acqua) di per sé ha il significato che mostra (e che implica l’impotenza dei momenti disperati). Una frase che ho scritto quand’ero ragazzo e che avrei prima o dopo voluto utilizzare. 

In quel momento preciso della storia mi serviva qualcosa di completamente decontestualizzato, per creare un momento di rottura e enfasi alla fine del capitolo.

C’era però un episodio che volevo citare: il protagonista che scrive qualcosa di intenso su un pacchetto di sigarette e poi lo getta via come se nulla fosse scendendo dal tram. Ora, se quel pacchetto di sigarette fosse stato di una marca diversa, che so io – Macedonia, allora si sarebbe potuto chiudere veramente il cerchio (che storia, quella!). Affinché ti sia chiaro ciò che non sto dicendo, dovrai arrivare però alla fine de L’effetto farfalla. Prima credo proprio sia impossibile. Tutti i libri sono intrisi (impregnati più che altro) di citazioni continue. Nei primi tre (quelli che hai letto) non c’è nessun aiuto per rintracciarle. Neanche una. Più avanti (col passare dei libri) svelerò qualche segreto, ma non troppi.


*Parlando di personaggi mi chiedevo se ci sono tratti di te in loro. Generalmente gli autori tendono e mettere un po' di sé nel protagonista ma non essendoci un vero e proprio protagonista unico vorrei sapere in quale ti rivedi di più, quale senti più affine a te e perché.*


Io sono in ogni personaggio di cui ho scritto. Lo sforzo che ho fatto durante la scrittura è stato quello di evitare di scrivere una semplice autobiografia. Insomma, i miei tratti sono un po’ ovunque. Io non ho gli occhi blu, ho la barba che non raso mai con attenzione, faccio tanto sport – in particolare corro, cerco di sondare gli occhi delle persone per scoprire di più di loro risultando ogni tanto un poco invasivo, sono una persona molto analitica e vecchia dentro, ho un umore oscillante di cui cerco di non essere schiavo, sono continuamente in viaggio. Quando avrai letto tutti i libri potrai avere un quadro più chiaro. Credo. E se non lo avrai, cosa importa!


*Ho notato che il libro è scritto totalmente come se fosse narrato da una voce esterna, una sorta di spettatore che racconta cosa succede guardando da una finestra aperta. A un certo punto però, vicino al finale, c'è un capitolo che è narrato in prima persona da Jeanne. A cosa è dovuta questa scelta?*


Lì mi serviva un’accelerazione. Jeanne si chiude in bagno in preda ad una crisi di panico. La prima persona è uno strumento che mi appassiona, in quanto può non avere alcun filtro e ti sbatte in faccia l’emozione pura.

È come quando in un film il regista cambia il piano sequenza e ti fa vedere la scena con gli occhi dell’attore. 

Ecco. Se avessi studiato per essere uno scrittore, questa cosa l’avrei approfondita fino alla morte.


*Le tre storie sono leggibili anche separatamente. Quando sono nate avevi già deciso che avrebbero costituito un unico romanzo o avevi in mente tre libri distinti?*


Tutti i libri che ho scritto possono essere letti separatamente, non c’è un prima e un dopo. C’è solo un ordine cronologico di scrittura. All’inizio avevo in mente solo Aspettami sotto la pioggia. Poi, gli altri (intendo tutti gli altri libri - tutti) sono venuti a galla un po’ tutti insieme, secondo uno schema di ragionamento multicanale.


*Mi hai parlato di un progetto molto più grande. Da quanti volumi è composto questo progetto? Sono tutti legati tra loro come se fosse una sorta di saga?*


Nessuna saga, nessun elfo che brandisce spade o archi. Ad ora sono sei libri, comunque tutti indipendenti e tutti collegati. Il mio progetto non riguarda tanto i contenuti quanto piuttosto la forma e la modalità di fruizione. Questi libri non si troveranno mai online o in una libreria, ma dovranno solo girare di mano in mano.


*Non saranno mai né online né in una libreria, per cui se un lettore volesse tenerne una copia a cui si sente particolarmente legato non potrebbe farlo?*


A quello penserei io, ma sarebbe un peccato non permettere ai volumi di camminare, considerando che li ho dotati di gambe sufficientemente fortiin sintesi: non li vendo. a chi me lo chiede, li spedisco o li porto a mano.


*Hai scelto di non dare una vera e propria trama al libro e puntare tutto sulle emozioni. Non pensi che sia un'arma a doppio taglio? Voglio dire, generalmente la trama e la copertina sono le prime cose che attirano il lettore.*


Hai ragione. Il fatto è che io non cerco consensi. Cerco solo pance da smuovere, lacrime da strappare fuori. 

Le copertine le faccio io, dopo averle pensate a lungo e sono parte integrante della storia, sempre. Le epigrafi le scelgo con estrema cura, senza mai scrivere donde vengono. Ogni cosa nei libri ha un significato specifico. La trama, in ogni caso, arriverà. E ci sbatterai il muso contro.


*Per il momento non voglio farti altre domande sul libro, va letto e non voglio rovinare eventuali sorprese ai prossimi lettori. Parliamo, invece, un po' di te.

Come è nata la tua passione per la scrittura?*


Ho sempre scritto da quello che ricordi, in conseguenza del fatto che ho sempre letto. Se dovessi scavare nei meandri delle decadi passate, direi che lo spunto primordiale viene da Verne, colui che per primo ha catturato in toto la mia attenzione di lettore (NON onnivoro, piuttosto decisamente snob). Ho scritto così tanto in vita mia che ogni tanto, ancora adesso, quando scrivo attingo a vecchio materiale che sono riuscito a conservare nella memoria fredda di qualche vecchissimo floppy disc.


*Nel libro la musica ha un ruolo fondamentale, è mooolto presente. Nella tua vita è altrettanto importante?*


Io vivo sommerso di libri e dischi. Sono uno di quei vecchi romantici che continua a comprare CD e dischi in vinile. E ti dirò di più. Sono circondato di amplificatori e casse Grundig di fine anni 70’, che compro e rimetto a posto, dandogli nuova vita. Perché la musica, io non voglio semplicemente sentirla. Io voglio ascoltarla con tutti i sensi, perfino con gli occhi. E voglio farlo come si deve. Motivo per il quale il mio appartamento ha librerie ovunque, perfino vicino al soffitto. Non rinuncio mai né alla musica, né ai libri, di cui seleziono di solito anche l’edizione che voglio avere e la traduzione che più mi aggrada. Insomma, sono il classico pollo da spennare.


*E ultima, ma non meno importante: il blog si chiama 'Confidenze librose'. Ci lasci una confidenza anche te?*


Non credo di avere particolari confidenze da fare, ma posso lasciarti un’idea di cosa intendo io quando parlo di comunità. E non lo farò con parole mie, ma con quelle del Signor G (a proposito di musica e di artisti in generale). Nel 1992, lui, ha pubblicato una canzone in prosa, in cui ad un certo punto dice così.

“Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice

Solo se lo erano anche gli altri”

Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.


*Prima di chiudere la nostra chiacchierata...disolito mi diverto tanto fare un giochino di immedesimazione con gli autori: 

Apprendista libraio per un giorno!

Ci sono i tuoi libri sugli scaffali, entra un lettore che ti chiede consiglio. Come lo indirezzeresti verso una delle tue opere? Insomma quali sono i primi 3 buoni motivi per cui un lettore dovrebbe scegliere un tuo testo piuttosto che un altro?*


A un lettore indeciso consiglierei senza dubbio un romanzo di Baricco (altro che il mio!), scegliendo in base alle sue caratteristiche. Poi, gli chiederei: “Vuoi sentirti parte attiva di un libro? Vuoi essere parte di qualcosa che non appartiene ad alcuno? Vuoi sentirti sull’ottovolante, scombinando le tue emozioni?”. Nel caso in cui fosse interessato gli passerei il (mio) primo libro, senza chiedergli un centesimo in cambio. 

Credo, io, che non possiamo avere l’arroganza di scegliere i libri. Perché, alla fine, sono i libri che scelgono noi. Bisogna solo aspettare e farsi trovare.


*Grazie Diego, è stato un piacere alla prossima!*

Tutto il bene, tutto il male - Carola Carulli

 

Titolo: Tutto il bene, tutto il male
Autore: Carola Carulli
Edizione: Salani; 7 ottobre 2021
Pagine 224
⭐⭐⭐⭐⭐



Chiudo questo libro dicendo “Mamma mia!” e credo che questo renda perfettamente l’idea della mia convinzione che sia un libro che lascia il segno e che non si dimentichi tanto facilmente. Un esordio coi fiocchi!

È la voce di Sveva, giovane ragazza romana, a narrarci la propria vita, in particolare nel rapporto sofferto con la mamma Sarah e in quello speciale con la zia Alma, quella zia stramba, come viene definita da tutti, perché si distingue dagli altri che la circondano. Perché le piacciono i palloncini e dice sempre quello che pensa, perché preferisce la natura e gli animali alle persone, perché ama il mare e andare alla ricerca degli anelli nei mercatini, e teme immensamente il legarsi a qualcuno e dire di averne bisogno, e perchè è una sensitiva, come la nonna Alma, riesce a comunicare con gli spiriti.

NEL SEGNO DEL GIALLO Il lato oscuro - Lisa Unger

 

Titolo: Il lato oscuro
Autore: Lisa Unger
Edizione: Timecrime; 2 luglio 2020
Pagine 324
⭐⭐⭐


La protagonista, Rain Winter, è una giovane donna sposata con Greg e mamma della piccola e dolce Lily. È giornalista in pausa maternità. La sua vita viene sconvolta quando una mattina al notiziario ascolta la notizia dell'omicidio di un uomo...
La sua mente inizia ad elaborare ogni dato circa il caso Markham e collegarlo ad un altro caso... Quello che la coinvolge da molto vicino e strettamente legato alla sua esperienza personale...