giovedì 22 aprile 2021

Il ballo delle pazze - Victoria Mas


Titolo: Il ballo delle pazze
Autore: Victoria Mas
Edizione: edizioni e/o; 10 febbraio 2021
Pagine 192
⭐⭐⭐⭐





Ci troviamo nella Parigi del 1885.
Ci troviamo alla Salpêtrière, che è semplicemente un manicomio. 
Un manicomio per sole donne in cui si entra facilmente ma da cui difficilmente si esce.
Quella che troviamo tra queste pagine è la storia di quattro donne il cui destino è stato scelto dagli uomini.
Quattro donne molto diverse tra loro ma che hanno tutte una grande forza interiore.
Quattro donne che lavorano per cambiare il proprio destino aiutandosi tra di loro.
Quindi, principalmente, potremmo dire che quella che troviamo tra queste pagine è la storia di un'amicizia. Un po' ambigua forse, ma pur sempre un'amicizia.

Da dove iniziare questa recensione? Bella domanda!
Quello che voglio fare intanto è presentarvi le nostre protagoniste.

Geneviève è un'infermiera. La sua vita è stata composta da dedizione al lavoro e adorazione verso l'evoluzione della scienza.
È l'allieva prediletta di Charcot, illustre medico che usa la tecnica dell'ipnosi per causare attacchi isterici alle alienate per sperimentare poi le cure, o forse dovrei dire una marionetta nelle sue mani?
Geneviève è rigida nei suoi dettami. Da quando ha perso la persona più importante della sua vita non crede più in nulla se non nella scienza.

Thérèse è la più anziana delle alienate, anche se forse è sbagliato definirla ancora un'alienata.
Magari non lo è mai stata.
È alla Salpêtrière per scelta. Lei non vuole uscirne, a differenza delle altre, qui ha trovato il suo mondo, la sua famiglia. È una sorta di madre per tutte le altre, sicuramente è la più saggia. La vita le ha insegnato così tante cose.

Louise è forse la più giovane. Ha dovuto imparare presto fin dove può spingersi la crudeltà dell'uomo ma nonostante ciò ha il "cuore innamorato".
Louise è l'esperimento preferito di Charcot, un'altra marionetta nelle sue mani. Tuttavia lei è anche molto di più.
Louise è l'esempio pratico che dimostra che dopo ogni caduta ci si può sempre rialzare.

"I sogni sono pericolosi, Louise, soprattutto quando dipendono da qualcun altro."

E poi c'è lei: Eugénie.
L'ho voluta lasciare per ultima nonostante sia in un certo senso la protagonista principale perché lei è diversa.
La sua colpa principale è avere una mente troppo aperta per una donna dell'alta società di quell'epoca.
La sua colpa è aver sempre contrastato il padre, aver voluto partecipare alle riunioni in salotto per soli uomini.
La sua colpa è essersi fidata troppo di chi la circondava.

Ma da cosa sono accomunate queste quattro donne?
Semplicemente dalla "sottomissione" agli uomini che le circondano.

"Libere o prigioniere, alla fine le donne non erano al sicuro da nessuna parte. Da sempre erano le principali destinatarie di decisioni che venivano prese senza il loro consenso."

Durante la lettura è impossibile non affezionarsi a tutte loro indistintamente.
Il lettore si ritrova coinvolto emotivamente con tutte loro anche grazie a uno stile di scrittura scorrevole ma allo stesso tempo focalizzato sul descrivere nei minimi dettagli le sensazioni provate da queste donne.
Sicuramente quella a cui mi sono sentita più legata emotivamente, tuttavia, è Eugénie perché...



ATTENZIONE SPOILER (se scorrete trovate anche la fine spoiler)








Questa protagonista mi ha ricordato un po' la me bambina. In effetti, Eugénie, ha un dono particolare:
riesce in un certo senso a "comunicare" con l'aldilà.
Leggere questa cosa mi ha ricordato i racconti di mia madre che vedevano protagonista una me bambina. Mia madre mi ha sempre detto di avermi sentita parlare più volte sola in camera e quando mi chiedeva con chi parlavo io le rispondevo che parlavo con la mia bisnonna, morta pochi mesi dopo che sono nata. E, anche quando andavamo a casa di amici di famiglia, io facevo alzare mia madre dalle sedie perché le dicevo: "Nonna Maria è stanca e vuole mettersi seduta".
È un pochino inquietante detto così ma, come dice l'autrice nel libro, non bisogna avere paura.

"Le aveva detto di non avere paura, che non volevano farle del male, che doveva temere più i vivi dei morti. Aveva anche detto che lei aveva un dono, e che i defunti andavano a trovarla per una ragione."




FINE SPOILER!


È un libro che, secondo me, va a sottolineare il concetto di definizione della normalità.
Quelle internate alla Salpêtrière, nella maggior parte dei casi, non sono affatto delle pazze eppure vengono definite come tali.
È un libro che va a rimarcare in un certo senso "l'inferiorità" della donna e mi ha fatto pensare molto a quanto, ancora oggi, dobbiamo lottare molto più di un uomo per ottenere ciò a cui ambiamo.
È un libro fatto di solitudini e traumi per lo più.
Ogni alienata non è altro che una donna sola, allontanata dai familiare per i motivi più disparati, che ha subito un trauma emotivo in precedenza.
È un libro basato sulla forza delle donne, quella forza che tirano fuori, solo loro sanno da dove, per rialzarsi ogni volta nonostante tutto.
Ma soprattutto, è un libro da leggere!

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